03 giugno 2009

Il Secretum

Il Secretum è giunto, infine, al suo punto di svolta.
Ho terminato la scaletta, una volta di più in versione "modificata" rispetto al passato. Ne ho prodotte di diversi tipi e, sempre, la cosa viene in modo naturale. A seconda del romanzo che mi trovo ad affrontare, la scaletta muta forma. Cambia connotati. Le scalette si adattano, da sole, specie quando è chiaro lo scopo che ci si prefigge e quali saranno i vantaggi a lavoro ultimato. Non sempre, infatti, la scaletta è rivolta agli stessi aspetti di un romanzo, anche se restano elementi comuni che non si possono eliminare, pena l'inutilità della scaletta. (Questo è uno spunto: ho spesso affermato che "il metodo" dev'essere flessibile. Durante la stesura di una scaletta se ne capisce il perché nel concreto.)

La scaletta ha prodotto i risultati voluti. Anzi tutto ha fatto chiarezza. Poi, cosa non da poco, ha fatto emergere alcune gravi incongruenze. Non me ne sono stupido: finisce sempre così. La scaletta è una benedetta rompiscatole, che evidenzia tutti i tuoi limiti.
Infine, ed è la conseguenza della sua stesura che preferisco, ha suggerito visioni aggiuntive, accrescitive e migliorative, che si collocheranno armonicamente all'interno della vicenda.
Da qui, infatti, ripartirò dall'inizio, rivedendo nell'ottica complessiva ciò che è già stato scritto, in modo spesso miope.

Ora sono alle prese con una delle mie passioni. No, non la scrittura: National Geographic. Ma, certo, in funzione della scrittura. La vita, le passioni e i loro perché, irrompono nella scrittura. Se così non è, quella prodotta è carta straccia.
Torniamo al mio amato, amatissimo mensile. Sto sfogliando molti dei numeri che possiedo (tutti sarebbe eccessivo! È un'encicolpedia...). È necessario. Lo so, così la vostra curiosità aumenta. Non è voluto, ma l'idea mi fa sorridere.
Ebbene sì, il Secretum ha molto a che fare con National Geographic; ovvero, per come la vedo io, col mondo.
Un deciso salto a pié pari laterale, rispetto ai miei romanzi precedenti. Ma nemmeno tanto lontano dal sentiero battuto fino a oggi - per voi che avete letto i miei romanzi editi e che, ovviamente, solo quelli avete potuto leggere. Infatti c'è un quinto romanzo, inedito, che sta nel mezzo tra il pubblicato e il Secretum. Ecco perché il salto laterale non mi porta così distante, a ben riflettere.
Nelle prossime settimane percorrerò un sentiero parallelo, che porta allo stesso rifugio alpino, però. La meta, infatti, non può che essere la stessa di sempre: rileggere la realtà con i miei occhi, che si sforzano di guardare con umiltà lo stupefacente spettacolo della Vita.

Ora, il compito non sarà così facile. Una volta di più mi rendo conto di quanto ambizioso sia il mio intento, questa volta. Sarò all'altezza? Non lo so. Come si può sapere se si è all'altezza di un viaggio in territori sconosciuti, finché non lo si è affrontato e, tornati a casa, lo si "rilegge". Non si può... Non è umano.
Le tematiche sono importanti, anche se camuffate da una vicenda che sembra, in un certo senso, quotidiana e avventurosa nel contempo. Ma così m'è sempre piaciuto che fosse nei miei romanzi, affinché il senso emergesse pian piano, durante la lettura, e infine con prepotenza nel finale.

Intanto sono passato alla II fase, quella in cui capisco quale sia il "reale" senso che voglio dare a questo romanzo. Il virgolettato è semplice: a questo senso se n'è sempre aggiunto un altro, che invariabilmente scopro quando il romanzo è già in libreria da qualche mese. La riflessione a bocce ferme è d'altro tipo, è più alta (ignorando "il mondo là fuori", qualora si fosse capaci d'ignorarlo - a me, a periodi, viene spontaneo, per quanto riguarda la mia produzione). È quasi una riflessione sociologico-comportamentale su se stessi. Mi ritrovo, infatti, immancabilmente (quanti avverbi, oggi! ;) impelagato ad analizzarmi, come essere umano e scrittore. E, come per miracolo - un miracolo che si ripete -, scopro a una certa distanza dai fatti i perché più reconditi del mio scrivere. Una sorta di psicanalisi, se volete.
Il risultato è sempre sorprendete. Il suo messaggio, invariato nel tempo, è sempre lo stesso: "Scrivi. Scrivi ancora e non smettere, per conoscerti meglio e vivere appieno".

Dove mi porterà questo romanzo? A esplorare perché che non posso più attendere, se voglio crescere come autore. Non c'è altra via. La sfida che mi lanciai parecchi mesi or sono è giunta alle sue battute più drammatiche: resterò in piedi? Se sì, illeso o ferito? Questa volta non è all'arma bianca. C'è polvere da sparo, c'è digitale (attenti: il termine può fuorviare), c'è divino e c'è l'Uomo, per come lo conosciamo tutti noi.
Sarò capace di raccontare l'Uomo che tutti conoscono, anziché gli Uomini (de Il giorno dopo, ad esempio) che esistono soltanto nella mia mente, nel mio cuore e nella mia anima?
Ma, poi, c'è davvero differenza?

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4 Commenti:

Anonymous Nutza ha detto...

Anch'io sto sperimentando i prodigi della scaletta! Dico prodigi, perchè certe cose ti spiazzano come creature evocate da incantesimi. Per dire, a me sta succedendo che rileggo la scaletta "da lontano", con un atteggiamento "flessibile" (com'è giusto che sia; concordo con te, Andrea) e nel frattempo nasce un altro tipo di scaletta: note sul campo di battaglia, in mezzo al "concreto". Ovvero: mi sto ritrovando, prima di scrivere ogni paragrafo, ad appuntarmi nella stessa pagina quattro noticine per rammentarmi di cosa dovrò trattare. Un mini-copione di ogni singola scena: due righe, non più. Ed anche questo, come altre scelte narrative, è venuto così, spontaneamente.

Certo che è proprio vero: scrivere è un'esperienza che rimane imprevedibile anche dopo aver iniziato il cammino; dal famoso primo passo in poi, chissà quante deviazioni ti si pareranno davanti? Anche qui sta il fascino del viaggio.

Come ho scritto di là, nel blog di Luca Centi: a fare gli scrittori ci vuole un bel coraggio.

Ancora, buon lavoro!

04 giugno 2009 11.23  
Blogger Parao ha detto...

"Ovvero: mi sto ritrovando, prima di scrivere ogni paragrafo, ad appuntarmi nella stessa pagina quattro noticine per rammentarmi di cosa dovrò trattare."

E qui, in pratica, ti rimando al mio capitolo sulle "Focalizzazioni", come io chiamo gli schemi di punti "ineludibili" relativi a ogni singola scena.

http://www.negrore.com/scrittura/16_organizzazione4.htm

In fondo, come testimonia la mia rubrica "Un nuovo mondo", non ho fatto altro che assecondare un istinto piuttosto comune, per raggiungere la massima libertà possibile nel rispetto della massima "precisione d'esecuzione".

E vedrai che bellezza la revisione, quando ci arriverai. Così procedendo sarà tutto più semplice e perfino godibile, dato che potrai concentrarti già al secondo passaggio esclusivamente allo stile. Una meraviglia!

04 giugno 2009 11.46  
Anonymous Nutza ha detto...

Ho già sperimentato anche la "bellezza della ravisione", proprio come dici tu. Infatti neanch'io riesco ad andare avanti se mi lascio dietro qualcosa di irrisolto. Devo avere terreno spianato e fertilizzato dietro di me, in modo che quando passo a "revisionarlo" non incontro ciottoli fastidiosi a farmi inciampare. E mi è capitato, appunto, che nella revisione già a seconda e terza rilettura mi sono permessa di limare lo stile, togliendo qui e aggiungendo là con serenità; così la quarta-quinta rilettura diventa veramente piacevole, poichè è accompagnata dalla soddisfazione di aver fatto un buon lavoro fino a quel punto (certo la versione definitiva, poi, è altra cosa).

Stà tutto qui: nel forgiarsi un metodo (io avevo parlato di "spada" in un articolo nel mio blog) che calzi a pennello, un abito che deve risultare comodo.

04 giugno 2009 12.53  
Anonymous LotharBasler ha detto...

Sempre più impaziente di assaporare il risultato.

Marco.

05 giugno 2009 08.49  

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