10 giugno 2009

Il Secretum - Prologo

Gli effetti benefici della scaletta si fanno sentire subito.
Alle tre scene iniziali se n'è aggiunta una quarta, già scritta e con molto gusto. Le tre già esistenti, inoltre, hanno subito notevoli sconvolgimenti (una, in realtà, va riscritta daccapo, ma più avanti, quando avrà chiara una certa situazione "futura").
Il romanzo inizia così ad acquisire spessore e, soprattutto, un senso complessivo, che si respira fin dalle prime righe - cosa cui, sapete, io tengo molto.

Sono sorpreso dai personaggi che sono nati davanti ai miei occhi rapiti (e che, sono certo, cresceranno quasi fuori controllo nel prossimo futuro). Mai avrei pensato di viverne di così interessanti e sfaccettati, quando, tempo addietro, decisi di "ascoltare" un consiglio e di sviluppare maggiormente la parte che si oppone ai protagonisti: la sua definizione, via via più approfondita, si è arricchita nel tempo di alcuni personaggi inaspettati, che di fatto hanno cambiato sensibilmente la vicenda, specie nella sua parte centrale (l'epilogo non può che essere lo stesso immaginato in precedenza: è la meta che mi sono prefisso di raggiungere con questo romanzo).
In un certo senso il muovermi nella realtà - con una piccola, grande variante - mi ha donato spunti insperati. Se all'inizio disperavo di farla mia, in modo sentito, tanto quanto faccio miei i mondi che ideo per i romanzi Fantasy, ora mi rendo conto che, pian piano, con fatica ma inesorabilmente, la realtà si è fatta strada nella mia finzione, conquistandola. Sono certo che questo romanzo coinciderà con una notevole crescita dello scrittore Andrea. Già la mia percezione della narrazione è cambiata. Ma è una cosa su cui avrò modo, spero, di soffermarmi a romanzo dato alle stampe. Ne riparleremo!
Fatto: per "girare questo film" ho formato un "cast" davvero interessante.

Ora mi attende un'attenta revisione dei primi quattordici capitoli, già scritti. Vanno tutti rivisti a valle della scaletta stesa. Non solo, a valle anche dei profili dei personaggi, curati nei dettagli durante questo periodo di ideazione (più lungo del previsto, ma non ho speranza di spuntarla con gli impegni di questo periodo - che avevo sottovalutato, pensando che una festa "alternativa" ai canoni consueti aiutasse a snellire i preparativi. Nient'affatto: li ha complicati! Dovevo aspettarmelo, in fondo: se si vuole originalità e, soprattutto, un uso accorto dei propri soldi, bisogna "lavorare" di più. Non mi lagno, constato: il matrimonio, inteso come sacramento, si organizza una volta nella vita).
A fine revisione, che è in un certo senso seconda stesura, avrò la strada spianata per viaggiare leggero, cioè libero da dubbi d'ideazione.

Sono curioso di mettermi alla prova, questa volta. Ho visto quanto poco efficiente io sia se non lavoro con metodo. Ma è una questione di metodo o l'Andrea d'un tempo non c'è più e l'inefficienza è ormai una condizione permanente?

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1 Commenti:

Anonymous Anonimo ha detto...

Secondo me, l'efficienza è un vezzo moderno la cui importanza è ampiamente immaginata, quindi non starei molto a preoccuparmi.

Potrei concludere qui ma preferisco portare qualche esempio a favore della mia tesi.

Dunque: Lovecraft non era affatto efficente nè nella vita reale (non sollecitava i debitori per non disturbare e passò almeno 3-4 anni a vegetare preda di un esaurimento nervoso) nè come metodo letterario, tanto è vero che Derleth attinse a piene mani dall'archivio dei sogni incompiuti del suo amico per dare vita a quelle collaborazioni postume (l'orrendo nome è diventato usuale) che tanto hanno nociuto. Però alcune delle visioni più terribili (Nyarlatothep, per dirle una) non potevano nascere in un uomo più efficiente.

Anche Tolkien non può certo essere definito "efficiente" : la più gran parte della sua opera è la riscrittura continua di quel corpus mitico che non riuscì a pubblicare in vita (anche il Silmarillion è postumo). Questo è un bene perchè, come minimo, ogni versione della caduta di Gondolin merita di essere letta, riletta e amata in maniera diversa dalle precedenti.

Potrei continuare con gli esempi di sublimi inefficienti che la storia ci consegna (di certo Hawthorne, forse Proust). ma credo di aver fatto capire il mio punto... non preoccuparti troppo se non ti senti efficiente, al limite stai dando materiale ai tuoi biografi.

Se poi ce la facessi a spicciarti, sarebbe anche meglio che qui c'è gente che aspetta... ma tanto ormai, mi sono quasi abituato.

blackhat

11 giugno 2009 18.01  

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