Niente da fare, dietrofront.
Tanto per darvi una cronaca quanto più onesta e puntuale sui miei sforzi, vi dirò che ho deciso di abbandonare definitivamente il metodo di andare a braccio. Niente scaletta, niente Andrea D'Angelo.
Un'ammissione di colpa? Un'ammissione di responsabilità. Non posso produrre narrativa costringendomi a voler calcare sentieri che sono d'altri. Mi sono formato in un modo. Quel modo funziona molto bene con me. Ma sono curioso, amo sperimentare, soprattutto quando si parla di scrittura. Forse, però, è ora di dare alla sperimentazione tecnica il giusto valore: s'inventi scrivendo, non ci si inventi la scrittura.
Un'ammissione di colpa? Un'ammissione di responsabilità. Non posso produrre narrativa costringendomi a voler calcare sentieri che sono d'altri. Mi sono formato in un modo. Quel modo funziona molto bene con me. Ma sono curioso, amo sperimentare, soprattutto quando si parla di scrittura. Forse, però, è ora di dare alla sperimentazione tecnica il giusto valore: s'inventi scrivendo, non ci si inventi la scrittura.
Il secretum, fermo al quattordicesimo capitolo (circa 200 pagine, Ndr ;), non procederà finché non avrò steso, controllato e ricontrollato la scaletta, fino all'ultima scena.
Questo mi darà la possibilità di comprendere la direzione. Sebbene la storia sia dentro di me, vi sono troppi particolari, troppa documentazione necessaria, troppi fili da sbrogliare per riuscirvi a ritmi accettabili. E, soprattutto, per riuscirvi senza che voi, quando leggerete, non vi accorgiate di niente (e vi riflettiate, spero, soltanto a storia finita).
Ciò compreso, l'unica via è la pianificazione. Almeno nel mio caso. Altrimenti non ce la posso fare. La mia scrittura si nutre di se stessa. Se devo continuamente interrompermi, perché devo documentarmi, perché mi sono ricordato di un particolare che devo annotare subito, perché mi sono accorto di un errore e devo correggerlo immediatamente, tornando a tre capitoli prima, se... Se continuo a procedere a singhiozzo, la mia scrittura suonerà singhiozzante, poco armonica. E, peggio ancora, così suonerà la storia, slegata, poco dinamica.
Questo mi darà la possibilità di comprendere la direzione. Sebbene la storia sia dentro di me, vi sono troppi particolari, troppa documentazione necessaria, troppi fili da sbrogliare per riuscirvi a ritmi accettabili. E, soprattutto, per riuscirvi senza che voi, quando leggerete, non vi accorgiate di niente (e vi riflettiate, spero, soltanto a storia finita).
Ciò compreso, l'unica via è la pianificazione. Almeno nel mio caso. Altrimenti non ce la posso fare. La mia scrittura si nutre di se stessa. Se devo continuamente interrompermi, perché devo documentarmi, perché mi sono ricordato di un particolare che devo annotare subito, perché mi sono accorto di un errore e devo correggerlo immediatamente, tornando a tre capitoli prima, se... Se continuo a procedere a singhiozzo, la mia scrittura suonerà singhiozzante, poco armonica. E, peggio ancora, così suonerà la storia, slegata, poco dinamica.
È più duro del previsto, questo romanzo. O forse è l'età...



9 Commenti:
Permettimi di dirti, con tono ed espressione da vecchietta della montagna: "Io te l'avevo detto, eh!". (Non nascondo che quando ho letto che stavi sperimentando il metodo del non metodo ho inarcato il sopracciglio più volte).
Dalle mie parti si dice: chi nasce rotondo non può morire quadrato. In un certo senso la "scrittura con metodo" è ben più d'un metodo: è una forma mentis, è la stessa struttura della (nostra) mente, un preciso modo di far procedere il ragionamento e di incanalare la facoltà creativa. Neanch'io riuscirei ad andare avanti a singhiozzi, c'ho già provato e mi sentivo come abbandonata in mezzo a un campo minato.
Ti accordo una profonda stima per aver avuto coraggio e voglia di ammettere la tua responsabilità; la tua ammissione non importa tanto come informazione a noi lettori quanto invece come testimonianza di onestà verso te stesso e il tuo lavoro.
Bravo Andrea ;-)
Oh, ma Nutza, invece conta soltanto come informazione per voi (e soltanto perché ne avevo data una contraria un po' di tempo fa). L'onestà intellettuale e l'autocritica fanno parte del mio "mondo di scrittura" fin dagli inizi, altrimenti non sarei arrivato al poco che sono arrivato.
In tutto ciò che scrivo e dichiaro sulla scrittura io sono sempre stato "semplicemente" trasparente. Il mio atteggiamento è spesso stato scambiato (e apostrofato) per qualcosa d'altro, spesso di ben più criticabile.
Purtroppo molte persone non sono pronte ad affrontarsi a viso aperto, a dire la verità fino in fondo su se stessi, e questo crea i "casi della rete".
Ma, se c'è una cosa che mi è chiara, è che non ho mai scritto nulla più di ciò che penso e ciò che vivo grazie e, purtroppo, a causa della scrittura.
Non vedo come questo potrebbe cambiare "in casa mia", cioè nel mio blog.
Tornando alla questione tecnica, be', ma io l'avevo già fatto! Ho già scritto un romanzo senza scaletta (con una traccia rudimentale e niente più che l'idea di dove finiva la storia). Per la precisione, la mia editor l'ha bocciato (con delle motivazioni sensate e forti, anche se ne ho condivise soltanto alcune). Mi escono cose diverse, senza il mio metodo. Peggiori? Dal mio punto di vista, sì. Ma dipende da ciò che voglio scrivere. Il romanzo bocciato andava scritto senza metodo; l'ho scritto prima de "La Rocca dei Silenzi" - e che non avevo proposto io, se non dopo la pubblicazione della Rocca.
Questa volta, però, la sensazione di dispersione, di rotta a casaccio è troppo forte. E' nel contempo molto complesso e semplice ciò che mi sono prefisso con questo romanzo. Ma, alla fin fine, decisamente più complesso che semplice, a farsi.
La conseguenza è che senza un metodo, una pianificazione, questa storia mi scivolerebbe tra le dita e finirei per non sfruttare a dovere l'idea di base, un humus tra i più ricchi che mi siano capitati per le mani durante i miei anni di scrittura.
Forse proprio per questa mia ultima affermazione - la straordinaria ricchezza dell'idea - necessito di stendere la scaletta. Troppe divagazioni sono possibili, troppe ramificazioni. Devo riprendere il controllo del mostro e domarlo, almeno per un tratto del viaggio. Poi lo lascerò libero di vagare sugli scaffali, spero! :)
Penso che ognuno debba trovare il proprio metodo: alle volte si trova subito, altre volte bisogna sperimentare, e anche sbagliare, per poter incontrare quello giusto.
Ognuno è fatto a modo suo.
A mio parere la scaletta serve a dare ordine, una via da seguire, lasciando naturalmente spazio all'intuizione e alla creatività.
Magari la cosa migliore è avere un'idea base che faccia da bussola, un tragitto con le sue tappe, segnata su un quaderno; mentre su un altro quaderno si segnano tutte le idee che sorgono all'improvviso, perchè non vadano perse. Passato il momento d'ispirazione, a mente fredda si va a vedere il punto migliore dove inserire l'idea.
Personalmente, Ohdrein, un mio metodo già ce l'ho (sulla falsariga di quello che ho descritto anni fa, proprio su Fantasy Magazine: tra le rubriche, si chiama "Un nuovo mondo").
Il fatto è che, nonostante il metodo cucito sulla mia creatività e utilizzato con profitto, mi resta sempre la voglia di sperimentare.
Viene il giorno, però, in cui ciò che conta è il risultato e il tempo in cui lo si otterrà. La sperimentazione si può fare a tempo perso, nel mio caso (troppi anni lontano dalle librerie).
Ecco, ogni giorno s'impara qualcosa di nuovo :)
Vado a leggerla.
Quanto al tuo essere lontano dalle librerie, alle volte nella vita occorrono delle pause, per ritrovarsi o rinnovarsi. Non so se la tua sia stata una scelta voluta o imposta, ma le esperienze insegnano sempre qualcosa: occorre solo saperle recepire.
Né voluta, né imposta. Semplicemente, ho avuto un paio d'anni di crisi profonda, a livello personale, un terzo di risalita faticosa... E in tutto questo la scrittura è andata in secondo piano (uno scrittore che non è sereno, di solito non produce come potrebbe).
In un certo senso, se vuoi, è stata una sosta forzata. Ma dalla vita, non da eventi precisi o da terzi.
"Un nuovo mondo" è lunghetto, eh... ;) Lo trovi anche qui, sul mio sito: http://www.negrore.com/scrittura
Parlo per esperienza personale: quando ci sono certi periodi è perchè la vita sta cercando di insegnarti qualcosa. Allora è il momento di fermarsi e osservare, anche se può essere faticoso e alle volte doloroso. Ma serve a crescere, a essere coscienti sia verso sè stessi, sia verso il mondo che ci circonda.
"Un nuovo mondo" è lunghetto? Bene, bene: la cosa è interessante :)
Ho letto la rubrica, trovandola molto valida e trovandomi molto d'accordo. Condivido la tua linea di pensiero e il modo di lavoro. Ho fatto lo stesso, anche se in un campo un pochino diverso: una campagna D&D. Anni fa dopo essere stato un pg, feci il master, ma prima di partire per l'avventura ci fu un lungo periodo di preparazione. Costruire il mondo: la mappa in primis, la caratterizzazione delle regioni, la religione, il sistema di governo, le popolazioni,luoghi particolari. Poi la trama da seguire e il susseguirsi degli eventi, la caratterizzazione delle comparse e degli npg (personaggi non giocanti). Una discreta quantità di lavoro di preparazione, ma che ha dato frutti e risultati: alla fine la campagna è stata apprezzata. Anche troppo: ho rischiato di seguire il fato di Misery non deve morire -.-
Scherzi a parte il lavoro meticoloso e la cura, rendono sempre.
Cito un tuo pezzo che mi ha colpito. "Si nasce soli e si muore soli, ma si vive assieme agli altri, altrimenti sarebbe come morire pian piano e non tutto d'un tratto, in pochi istanti.
Scrivo fantasy perché amo la vita. E finché avrò voi vicino, sarò vivo."
Amare la vita è anche amare il prossimo. E, no, il mio discorso non ha nulla a che fare con una qualsivoglia religione.
In tutto questo, non c'è aspetto di un romanzo più legato all'amore per la vita del dar vita ai personaggi."
Siamo sulla stessa lunghezza d'onda, anche se il mio essere è più vicino a questo "Si nasce soli, si vive soli e si muore soli. Ma è qualcosa di stupendo quando trovi dei compagni che affiancano il tuo cammino e condividono le stesse cose che senti tu." Per il resto sono assolutamente d'accordo.
molto intiresno, grazie
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