Progressi primo trimestre 2009
Tanto per aggiornare chi ha nel suo lettore di feed il mio blog (tutti gli altri si saranno ormai stufati di venire a vistare un blog non-morto...).
La scrittura de "Il giorno dopo" è stata interrotta da un po' di tempo. Ricordate la blog-considerazione intitolata "sorprese"? Ecco, la brutta sorpresa di cui parlavo è che dovrete attendere un po' di più per veder nascere questo tomone. Ci giro attorno con molto amore, leggendo ciò che ho scritto sinora, ma sto lavorando ad altro.
Un paio di giorni fa mi sono accorto d'aver preso una decisione d'impaginazione, a inizio prima stesura, di cui poi mi sono dimenticato. Contavo le pagine scritte in base a quelle dei documenti di Word, quando invece, per spirito ecologico, avevo preso le misure dei margini laterali de La Rocca dei Silenzi, ma non quelli superiore e inferiore, per guadagnare spazio e usare meno carta. Il risultato è che ho dovuto rifare i conti, sempre sulla base dell'impaginazione decisa dall'Editrice Nord per il mio ultimo romanzo edito (per avere un paragone diretto). Il risultato mi ha stupito: a metà romanzo, cioè dopo aver scritto 24 capitoli dei quasi 50 previsti, ho superato le 480 pagine, anziché le 340 stimate a suo tempo. Il giorno dopo, cioè, a metà è già di 40 pagine più lungo de La Rocca dei Silenzi. Mi sembrava di essere troppo lento, nonostante la complessità del progetto. Non era così, considerando il poco tempo a disposizione.
Discorso a parte sarà la sua pubblicabilità: 800, 900 o 1000 pagine di romanzo? Duretta, eh... Ma si vedrà a suo tempo. In ogni caso io devo rispetto all'opera e alla sua qualità, non alla sua lunghezza. Se saranno 1000 pagine di qualità, sarò soddisfatto. Di 600 di minor qualità non me ne farei nulla. (E sono uno che punta alla sintesi, sottolineo. Le 480 pagine scritte sinora sono molto dense, come quelle de La Rocca dei Silenzi, per intenderci e forse nella loro totalità perfino di più.)
Di recente ho stampato ciò che ho già scritto per un amico, perché prima di rimettervi mano, entro un paio di mesi al massimo, ricevere qualche feedback critico non mi fa certo male. Ebbene, ho perso l'intera giornata a leggere brani di capitoli e capitoli interi. Devo dire che le ripetute riletture, spesso necessarie per ricordare e rispettare la coerenza interna dell'opera e lo sviluppo della caratterizzazione dei personaggi, hanno sortito il loro benefico effetto. Correggendo qui e là, alcuni capitoli mi sembrano già molto vicini a una forma che sia degna della (richiesta di) pubblicazione. La cosa mi soddisfa molto e mi ha donato ore liete di lettura: godendomi i dialoghi e l'azione, spesso mi sono dimenticato di esserne l'autore. Mi succede di rado e, a mio avviso, è un buon segno.
Il progetto a cui sto lavorando, invece, è "segreto". Non vi dirò nemmeno qual è il suo titolo, per motivi precisi. Sto sputando sangue su questo romanzo, ma inizio a credere che il testo mi ripagherà, alla fine: ha un grandissimo potenziale. Spero soltanto di riuscire a sfruttarlo.
L'idea viene da lontano ed è banale soltanto sulla carta o se riassunta in una frase. Il suo sviluppo è piuttosto complesso e, spesso, sorprendente - per il me scrittore/spettatore. Le mie difficoltà dipendono da due fattori determinanti: non è fantasy, è fantastico, e non è stato pianificato praticamente nulla - a parte chi sono i protagonisti e dove voglio andare a parare a grandi linee. La cosa mi ha creato parecchi problemi.
In primo luogo l'ambientazione reale, specie quella cittadina, all'inizio stroncava la mia ispirazione. Sono un amante della natura e il fantasy mi ha sempre dato la possibilità di muovermi in paesaggi incontaminati, in realtà più a misura d'uomo, ben lontane dal nostro presente. Questo ha fatto sì che io sviluppassi un'immaginazione molto fantasy-oriented, ho riscontrato. La conseguenza diretta è che ho fatto moltissima fatica all'inizio. Poi ho scoperto il modo per far leva sulla mia creatività nonostante l'ambientazione.
In secondo luogo non sono abituato a procedere alla cieca e, rilevo, la cosa impedisce un certo sviluppo della caratterizzazione. Così procedendo non si può controllare quasi nulla, se non in fase di revisione. I soli punti di riferimento sono il passato: è come essere un creatore che non ha poteri. Dove la mettiamo la preveggenza, l'ironia di certi avvenimenti, perché si sa che poi accadrà qualcosa che li renderà vani e renderà sciocche le parole pronunciate dai personaggi? E mille altre cose... C'è, però, il gusto dell'imprevisto, del guizzo dell'estro che si affaccia più spesso del solito. In tutta sincerità vi saprò dire a fine stesura cosa ne penso.
Allora, quando sarà ultimato questo romanzo? Non lo so, semplicemente perché non ho pianificato nulla. Non so quanti siano i capitoli e di conseguenza quanto ancora mi manchi. Ho scritto 150 pagine circa, per un totale di 11 capitoli. Ho una traccia di cosa succede fino al XIV compreso, poi... il nulla! Quello che mi sento di affermare è che la grande difficoltà iniziale - prima responsabile per il silenzio di questo blog - è passata e ora scrivo con una certa sveltezza, cosa che mi evita frustrazioni e mi lascia la serenità necessaria a sfruttare appieno le capacità narrative sviluppate in passato.
La meta dei 3 romanzi ultimati entro quest'anno è assolutamente alla mia portata, insomma.
Questo nonostante la mia vita è in totale fermento (ad altre blog-considerazioni i miei progetti di vita, quando qualcosa sarà più certo di ciò che posso dire oggi).
Questo è quanto, ragazzi.
Un sorriso,
Andrea
La scrittura de "Il giorno dopo" è stata interrotta da un po' di tempo. Ricordate la blog-considerazione intitolata "sorprese"? Ecco, la brutta sorpresa di cui parlavo è che dovrete attendere un po' di più per veder nascere questo tomone. Ci giro attorno con molto amore, leggendo ciò che ho scritto sinora, ma sto lavorando ad altro.
Un paio di giorni fa mi sono accorto d'aver preso una decisione d'impaginazione, a inizio prima stesura, di cui poi mi sono dimenticato. Contavo le pagine scritte in base a quelle dei documenti di Word, quando invece, per spirito ecologico, avevo preso le misure dei margini laterali de La Rocca dei Silenzi, ma non quelli superiore e inferiore, per guadagnare spazio e usare meno carta. Il risultato è che ho dovuto rifare i conti, sempre sulla base dell'impaginazione decisa dall'Editrice Nord per il mio ultimo romanzo edito (per avere un paragone diretto). Il risultato mi ha stupito: a metà romanzo, cioè dopo aver scritto 24 capitoli dei quasi 50 previsti, ho superato le 480 pagine, anziché le 340 stimate a suo tempo. Il giorno dopo, cioè, a metà è già di 40 pagine più lungo de La Rocca dei Silenzi. Mi sembrava di essere troppo lento, nonostante la complessità del progetto. Non era così, considerando il poco tempo a disposizione.
Discorso a parte sarà la sua pubblicabilità: 800, 900 o 1000 pagine di romanzo? Duretta, eh... Ma si vedrà a suo tempo. In ogni caso io devo rispetto all'opera e alla sua qualità, non alla sua lunghezza. Se saranno 1000 pagine di qualità, sarò soddisfatto. Di 600 di minor qualità non me ne farei nulla. (E sono uno che punta alla sintesi, sottolineo. Le 480 pagine scritte sinora sono molto dense, come quelle de La Rocca dei Silenzi, per intenderci e forse nella loro totalità perfino di più.)
Di recente ho stampato ciò che ho già scritto per un amico, perché prima di rimettervi mano, entro un paio di mesi al massimo, ricevere qualche feedback critico non mi fa certo male. Ebbene, ho perso l'intera giornata a leggere brani di capitoli e capitoli interi. Devo dire che le ripetute riletture, spesso necessarie per ricordare e rispettare la coerenza interna dell'opera e lo sviluppo della caratterizzazione dei personaggi, hanno sortito il loro benefico effetto. Correggendo qui e là, alcuni capitoli mi sembrano già molto vicini a una forma che sia degna della (richiesta di) pubblicazione. La cosa mi soddisfa molto e mi ha donato ore liete di lettura: godendomi i dialoghi e l'azione, spesso mi sono dimenticato di esserne l'autore. Mi succede di rado e, a mio avviso, è un buon segno.
Il progetto a cui sto lavorando, invece, è "segreto". Non vi dirò nemmeno qual è il suo titolo, per motivi precisi. Sto sputando sangue su questo romanzo, ma inizio a credere che il testo mi ripagherà, alla fine: ha un grandissimo potenziale. Spero soltanto di riuscire a sfruttarlo.
L'idea viene da lontano ed è banale soltanto sulla carta o se riassunta in una frase. Il suo sviluppo è piuttosto complesso e, spesso, sorprendente - per il me scrittore/spettatore. Le mie difficoltà dipendono da due fattori determinanti: non è fantasy, è fantastico, e non è stato pianificato praticamente nulla - a parte chi sono i protagonisti e dove voglio andare a parare a grandi linee. La cosa mi ha creato parecchi problemi.
In primo luogo l'ambientazione reale, specie quella cittadina, all'inizio stroncava la mia ispirazione. Sono un amante della natura e il fantasy mi ha sempre dato la possibilità di muovermi in paesaggi incontaminati, in realtà più a misura d'uomo, ben lontane dal nostro presente. Questo ha fatto sì che io sviluppassi un'immaginazione molto fantasy-oriented, ho riscontrato. La conseguenza diretta è che ho fatto moltissima fatica all'inizio. Poi ho scoperto il modo per far leva sulla mia creatività nonostante l'ambientazione.
In secondo luogo non sono abituato a procedere alla cieca e, rilevo, la cosa impedisce un certo sviluppo della caratterizzazione. Così procedendo non si può controllare quasi nulla, se non in fase di revisione. I soli punti di riferimento sono il passato: è come essere un creatore che non ha poteri. Dove la mettiamo la preveggenza, l'ironia di certi avvenimenti, perché si sa che poi accadrà qualcosa che li renderà vani e renderà sciocche le parole pronunciate dai personaggi? E mille altre cose... C'è, però, il gusto dell'imprevisto, del guizzo dell'estro che si affaccia più spesso del solito. In tutta sincerità vi saprò dire a fine stesura cosa ne penso.
Allora, quando sarà ultimato questo romanzo? Non lo so, semplicemente perché non ho pianificato nulla. Non so quanti siano i capitoli e di conseguenza quanto ancora mi manchi. Ho scritto 150 pagine circa, per un totale di 11 capitoli. Ho una traccia di cosa succede fino al XIV compreso, poi... il nulla! Quello che mi sento di affermare è che la grande difficoltà iniziale - prima responsabile per il silenzio di questo blog - è passata e ora scrivo con una certa sveltezza, cosa che mi evita frustrazioni e mi lascia la serenità necessaria a sfruttare appieno le capacità narrative sviluppate in passato.
La meta dei 3 romanzi ultimati entro quest'anno è assolutamente alla mia portata, insomma.
Questo nonostante la mia vita è in totale fermento (ad altre blog-considerazioni i miei progetti di vita, quando qualcosa sarà più certo di ciò che posso dire oggi).
Questo è quanto, ragazzi.
Un sorriso,
Andrea



6 Commenti:
Ottimo Andrea! :)
Vedo che siamo in fase vulcanica e m'incuriosisce anche questo tuo progetto "segreto".
Certo, ci vuole tempo prima di poter annusare, palpeggiare, scrutare le tue nuove creature, ma io attendo paziente!
Scintillanti Saluti!
Francesco
un muspeling
Leggendo di come il tuo nuovo lavoro si sviluppi lontano - mi pare di capire - dai sentieri della pianificazione ferrea lungo cui sei solito muoverti, dovrei stupirmi per il coraggio (temerarietà?) di una scelta simile.
Dal momento però che anch’io (come ben sai, Andrea, strenuo sostenitore del metodo sopra citato) sto cimentandomi con un fantasy “navigando a vista”, finirei col predicare bene e razzolare male.
Il fatto è (almeno per me è così; poi mi dirai nel tuo caso), come discutevo tempo fa con Marco Davide, che talvolta si sente l’urgenza di lanciare il cavallo a briglia sciolta e vedere dove ti condurrà se non lo costringi a seguire il percorso che avevi pianificato sulla mappa prima d’intraprendere il cammino.
D’accordo con te quando sostieni che la mancanza di pianificazione (quantomeno passaggio per passaggio, come sono solito lavorare) fa collidere talvolta le azioni di un capitolo con le conseguenze in un altro e crea attrito tra i dettagli, almeno in sede di prima stesura; ancora più concorde però col trovarla un’esperienza capace di regalare epifanie di insospettata bellezza. E l’emozione della scoperta che questo modus operandi regala mi balza tanto più agli occhi nel momento in cui contestualmente sto procedendo alla revisione finale del seguito di Krune, scritto col mio abituale metodo.
Che oltre il sentiero battuto ci siano terre in cui girovagare senza bussola risulti più divertente che seguire sentieri già noti? O esaurita l’emozione della novità, scoprirò(emo) che era tutta soltanto un’illusione?
Fammi sapere come si evolverà la cosa, Andrea; il discorso m’interessa.
Michele
PS: in bocca al lupo per le novità della tua vita. Quelle, in fin dei conti, contano più di ogni altra cosa.
Grazie per l'update, io sono uno di quelli che ti visita sempre. =)
Sono curioso del progetto segreto, ma anche per "Il giorno dopo". Credo anche io che un romanzo di mille pagine sia difficile da pubblicare e che la "lettura critica" da parte di un amico sia la cosa migliore. Magari ti farà notare che puoi tagliare cose che tu ritenevi importanti (a me almeno è successo così; è tosta essere obiettivi). Fosse per me lo leggerei anche se avesse tremila pagine, molti motivi in più per affezionarsi ai protagonisti =)
Anch'io sono una di quelli che fanno regolarmente una capatina dalle tue parti, Andrea. E ti ringrazio per il renderci costantemente partecipi dei tuoi lavori in progress.
Le tue considerazioni sul modus operandi - da scrittrice in erba quale sono - mi tornano sempre utili per riflettere sulle mie scelte in fatto di scrittura. Rivedendo la genesi e il cammino del mio progetto, mi vado rendendo conto che, sebbene io sia una lettrice-lampo, in fatto di scrittura sono anch'io un "bradipo" (termine a te caro): basta contare che ho speso (senza remore) un anno per "progettare" l'ambientazione (e ho sviluppato più della metà delle idee, ma non mancano le lacune!), e solo da Gennaio ho messo mano al Prologo. Prologo che ho scritto di getto, ti confesso; e che, dopo la lettura critica del mio primo reader in assoluto (il mio fidanzato), ho ritenuto necessario riscrivere: avevo commesso il dannato errore di narrare alcune parti invece di lasciar schiudere le scene agli occhi del lettore preservando la sua meraviglia!
Più vado avanti e più mi ritrovo nelle tue parole, quando dici che un romanzo merita, per essere scritto, tutto il tempo necessario.
Anch'io, come Michele, ho alzato un sopracciglio nell'apprendere che per il tuo progetto "segreto" stai percorrendo lidi lontani dal porto sicuro che è la "scrittura con metodo". Anch'io, però, non ti nego che in corso di stesura ho apprezzato l'importanza del lasciar andare l'estro a briglie sciolte: prima di scrivere una scena o un capitolo, mi permetto di sapere solo quali sono le azioni che tengo a sottolineare per far procedere la storia, quale il set d'ambientazione e quali i personaggi agenti; il resto viene da sè (e fino ad ora ciò che è nato spontaneamente mi ha sempre dato grandi soddisfazioni, al punto di farmi dire la famosa frase: "ma questo l'ho scritto io?").
Tornando a te, non ho capito però qual è il terzo romanzo dei tre che citi a fine articolo: uno è Il giorno dopo, l'altro il progetto "segreto"... e il terzo? Forse mi son persa qualche pezzo negli articoli precedenti? O il velo non è ancora stato sollevato da quest'altro progetto?
Ti auguro, come sempre, di procedere nel tuo lavoro al meglio che puoi e con la solita, focosa, passione per la scrittura.
Il tuo blog non-morto mi attira da tempo ogni giorno, senza essere iscritto al feed. :-)
Sono decisamente curioso nei riguardi di questo tuo progetto segreto, e mi sembra di capire che si tratterà di qualcosa di molto diverso da ciò che hai scritto finora. Bene, la novità letteraria in casa di uno scrittore è sempre foriera di buoni confronti.
Ti (e mi) auguro proprio che i tre romanzi vadano in porto quest'anno e, soprattutto, che li vedremo pubblicati per poterti rileggere.
Fabrizio
Sono contento di sapere che il vento gonfia le tue vele, Andrea. Io ho ripreso da poco a navigare e, confesso, non riesco ancora a godere di una raffica costante.
M'incuriosiscono inoltre le tue parole, appaiate a quelle di Michele. Io sono partito da una strada simile a quella sulla quale voi oggi vi affacciate. Ho scritto la 'Trilogia di Lothar Basler' con pochi punti fermi e tanta navigazione a vista fra l'uno e l'altro. Dico sempre di essermi goduto il viaggio come lettore, prima ancora che come scrittore, sorprendendomi in prima persona di cio' che accadeva. Scoprendo solo sul finale come davvero andava a finire.
Oggi, invece, cerco di dotarmi di maggiore pianificazione. Il punto è che ho meno tempo di lasciar galoppare l'istinto e dunque necessito di una trama che sostenga il flusso talvolta sporadico del mio narrare. Ma questo è vero in una certa misura. Esistono ancora spazi attraverso cui mi muovo col passo dell'esploratore e l'emozione di chi non sa cosa l'attende.
Coraggio, dunque, che siamo qui ad attendere il frutto della tua penna. Che il vento possa sostenerti ancora, fino all'avvistamento della costa e di un approdo sicuro! ;)
Marco.
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