12 febbraio 2009

Recensione: Midnight Tides

Ritorno nel mio piccolo orticello fantasy, proponendovi la mia recensione di Midnight Tides.
Steven Erikson continua la sua marcia trionfale all'interno del mio cuore.

Leggetela qui e tornate a commentare:
http://www.negrore.com/recensioni/11midnighttides.htm


Ciao!

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5 Commenti:

Anonymous Nutza ha detto...

Sono felice di ritrovare più o meno gli stessi spunti che avevo colto io, non troppo tempo fa, quando scrissi la mia recensione di "Maree". Significa che Erikson non è poi così "ostico"!
Ciò che mi ha colpito tanto in questa storia è stato proprio questo aspetto sociologico di scontro tra due civiltà. Nonchè la riflessione sulla guerra (e sull'uso della magia in guerra, che rende la forza del soldato superflua e riduce tutto a fiamme che, in un attimo, bruciano dei corpi: la magia fa sì che l'esito di una battaglia si giochi in pochi, cruciali, attimi).
Ovviamente non mi ha colpito solo questo: suscitano tenere riflessioni i vari rapporti sentimentali tra i personaggi in campo. C'è l'amicizia e lo scontro fraterno (i Sengar), ci sono i rapporti di potere e le contrapposizioni di status (lo schiavo Letherii e l'imperatore Tiste Edur), e perchè no anche un accenno d'amore (sono certa che alla figura di Seren Pedac lo zio Steven riserverà una parte rilevante in futuro).
Apprezzatissimo lo sforzo di esplicitare in parole "povere" il funzionamento di Canali magici e compagnia bella: questo conferma la mia idea che quasi sempre i concetti che vuol trasmetterci Erikson sono frutto di logiche semplicissime e "umane", più di quanto il modo solenne ed epico della narrazione faccia intendere.

Ci sarebbe tanto altro da dire su questo bellissimo "Maree di mezzanotte"... per ora, concludo accodandomi al tuo entusiasmo, Andrea, per questo talentuosissimo scrittore.

13 febbraio 2009 15.43  
Anonymous by Ax ha detto...

Bene, lieto di sapere che il livello qualitativo di Erikson resta invariato anche in questo V volume.

OT: Lo comincerò non appena terminato 'La Casa delle Catene', che mi sta dando soddisfazioni nonostante la frammentarietà dei vari fronti d'azione tenda a diluirne la godibilità; anche se non fatico a dire che, presi singolarmente, offrono affreschi incisivi e toccanti. ;)

17 febbraio 2009 20.05  
Blogger Parao ha detto...

Sì, Erikson si conferma autore di grandissimo livello. Ormai non c'è nemmeno più bisogno di conferme: uno che scrive così è difficile scenda sotto un certo livello.
Mi sono letto questa mattina i commenti su Amazon all'VIII e penso proprio che, se il IX e il X non deluderanno - secondo me saranno addirittura sorprendenti - avremo in mano una saga di 10 romanzi tutti di grandissimo livello (e magari si rivaluta anche il I, leggendolo con l'intera saga di fronte).
Una rarità di questi tempi...

21 febbraio 2009 15.50  
Anonymous Anonimo ha detto...

E pensare che, fra i primi quattro romanzi, io ancora giudico "I giardini della luna" inferiore, e di un'inezia appena, solo a "Memorie di ghiaccio". Perché l'Anomander Rake presentato in quel volume è una delle espressioni più compiute e poderose della differenza assoluta, di ciò che è anche "al di là dell'altro" - come prevedevano e si spiegavano tanto Ricoeur quanto Derrida. Quell'Anomander Rake è un personaggio - almeno per il fantasy, ma probabilmente non solo - un personaggio epocale, quasi una caratterizzazione archetipica.

Feanor

21 febbraio 2009 19.23  
Blogger Parao ha detto...

Capisco il tuo sentire, Feanor. Resto però dell'idea che nel suo complesso "I giardini della luna" sia inferiori a tutti i successivi romanzi, proprio per via di un finale non all'altezza, che si incanala in uno standard mondiale che fa delle pagine finali una narrazione "facile".
Era il primo romanzo del genere che Erikson scriveva e gli mancava l'esperienza che già dal II romanzo traspare. Il finale è fondamentale: è un protagonista lui stesso. Gli devi dare un senso, anziché far solo convergere le sottotrame in un punto conclusivo. Secondo me.

23 febbraio 2009 14.31  

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