29 aprile 2008

La bellezza che ci circonda

Piazza Cornelia Romana - Trieste, aprile 2008

Ripensando alle ultime foto scattate, ho iniziato a riflettere sul mio viaggio in Sudamerica e sul fatto che da sempre sono capace di vedere bellezza là dove guardi, semplicemente perché è una mia inclinazione. Sono fortunato, nulla più. Non mi ritengo "bravo" o "artistico" per questo, solo fortunato. Questo ha prodotto, in passato, una traduzione della realtà nel "sense of wonder" che le mie descrizioni hanno trasmesso a più d'un lettore.
Ho un certo modo di guardare alle cose: mi soffermo sempre sui particolari. È una cosa che ogni volta mi ricorda un po' il sacchetto di "American Beauty" che gira su se stesso, danzando nell'aria. I particolari sono tutto, in un certo senso (e, per chi mi ha letto, sa che è difficile raggiungere il giusto equilibrio con i particolari... credo di eccedere a volte!). I particolari donano profondità.
Ebbene, la foto qui sopra non è né più né meno che un angolo della piazzetta che dista pochi passi dal portone di casa mia (nostra, ossia dei due "xenofolli" di due considerazioni fa).
Non è bellissima?
Bisogna solo aver voglia di guardare con attenzione, in fondo. Basta regalarsi il tempo di gironzolare un po' una notte, anziché rincasare subito. Quindici minuti, mezz'ora. Camminare un po', fermarsi e scattare alcune foto, giocando con il mondo che ci circonda. Molto, molto semplice. Quasi troppo. Quasi, perché questo è ciò che c'è stato dato di proposito... se soltanto sapessimo riconoscerlo e sfruttarlo a dovere ogni santo giorno della nostra vita.
Il mondo è qui per noi tutti, senza distinzione di alcun tipo. In armonia, viviamolo!
In un modo o nell'altro, con un po' d'astuzia, si riesce a catturarne la bellezza.
E viverlo davvero.

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28 aprile 2008

Magia!

« Rodarred, l'antica capitale della Provincia AEana, era una città costituita di punte: una foresta di pini, e al di sopra delle guglie dei pini, una più aerea foresta di torri. [...] »

Ursula K. Le Guin
I reietti dell'altro pianeta
Questa è magia!

Ero venuto qui soltanto per dirvi questo. Per omaggiare la donna che per me resta la più grande scrittrice vivente del fantastico. Poi, m'è venuto in mente che invece potevamo fare un gioco.
Vi va? Daiii! Per favore! Sarei felice se partecipaste, tutti!
Il brano qui sopra (rileggetelo dopo!) è l'inizio di un capitolo. Le due parti sottostanti sono la sua continuazione. Le tre parti, cioè, sono un paragrafo unico.
Bene, detto ciò, io le ho divise così.
In tre.
C'è un perché. Anzi, un doppio perché: uno più evidente e uno più profondo. Sono sicuro, però, che è la mia personalissima visione della scrittura - che mi ha portato a definire quest'esempio "magia!". Per scoprirlo, vorrei che voi tentaste di dare una spiegazione dei perché, senza che io ve lo dica. **

Ora leggete i tre brani, partendo da quello qui sopra. Aspetto la vostra spiegazione con ansia.

E due...

« [...] Le strade erano scure e strette, muschiose, spesso nebbiose, al di sotto degli alberi. Soltanto dai sette ponti che attraversavano il fiume si poteva alzare lo sguardo e vedere la cima delle torri. Alcune di esse erano alte cento metri e più, altre erano dei semplici germogli, come se fossero case normali andate a seme. Alcune erano fatte di pietra, altra di porcellana, di mosaico, fogli di vetro colorato, coperture di rame, stagno, oro, ornate in modo incredibile, delicate, luccicanti. »

...e tre!

« [...] In queste strade affascinanti e allucinanti aveva sede l'urrasiano Consiglio dei Governi Mondiali fin dall'inizio dei suoi trecento anni d'esistenza. Anche molte ambasciate e consolati presso il Consiglio e l'A-Io si raggruppavano a Rodarred, a meno di un'ora da Nio Esseia, sede nazionale del governo.»

Ecco fatto.
Giocate, vi prego!

Un sorriso,
Andrea

** (In seguito, se vorrete, in un'altra considerazione - "post"... bleah! - facciamo il gioco contrario: le suddividerete voi a vostro piacimento e spiegherete il perché.)

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21 aprile 2008

Il vero silenzio

La Gran Sabana
Una delle cose che mi hanno colpito profondamente della Gran Sabana è il suo silenzio. Il vero silenzio, quello possibile e umanamente godibile. In quei luoghi incontaminati, il mio pensiero è corso spesso al concetto di "inquinamento acustico", in un modo talmente repentino, quasi violento, che ho provato compassione per noi, uomini civilizzati.

Guidare la macchina noleggiata era una meraviglia, circondati su ogni lato da lande sterminate, che sembravano venir inghiottite dalle fauci di foschia dell'orizzonte. E mi sembrava quasi un delitto ogniqualvolta accendevo il motore: inquinante, rumoroso... in una parola blasfemo in un luogo oggettivamente sacro - uno dei pochi che non abbiamo ancora distrutto.
Quando mi sono fermato per scattare la foto soprastante, oltre ad altre, ho subito notato il silenzio che penetrava dai finestrini abbassati (per godere degli oltre 30° esterni, mentre in Italia una perturbazione aveva portato la temperatura a -10° e a Trieste Bora a oltre 100 Km/h...).
Respirando aria pulita e odorando natura tropicale, per la prima volta ho capito cosa sia il silenzio: una cosa meravigliosa, quasi soffocante nella sua soverchiante purezza. Una presenza incombente e totalizzante.

Bizzarro, però, perché il silenzio non era silenzio.

Osservando quel panorama, mi sono accorto di cosa abbisogni l'uomo, quando parla di silenzio.
Ai nostri piedi e a perdita d'occhio, la negretta e io avevamo macchie densissime di vegetazione tropicale (perlopiù palme), tra le cui fronde vivevano allegramente milioni di uccelli. Il loro canto echeggiava, ripetuto, allegro, a tratti quasi roboante.
Eppure il mio orecchio, e la mia anima, percepivano silenzio!

Mi è chiaro, ora, ciò di cui abbisognamo e ciò che, in pratica, drammaticamente non abbiamo se non in qualche valle sperduta tra le numerose, sorprendenti montagne della nostra penisola.
Abbisognamo dell'assenza del rumore dell'Uomo, quel sottile, disgregante e inaridente chiacchiericcio di oggetti inanimati e meccanici. Quel sordo rumore che passeggiando in Carso, sopra Trieste, io sento in sottofondo, come una maledizione che mi segue. Quel rumore sottile e irritante che mia sorella, non più tardi di ieri, ha definito "che pace!" in un parco di Portogruaro e che io, per l'ennesima volta da quando sono tornato, considero un goffo tentativo di nasconderci la verità da soli: siamo prigionieri del chiasso, produttori di rumore e schiavi del nostro stesso male (chi di noi può rinunciare a tutti gli oggetti che quel chiacchiericcio producono? Pochi, molto pochi - e io non sono tra loro).

Chi ha udito il vero silenzio sa che non esistono più le frasi come "tenterò di dimenticarmi del lavoro" o un più sano "tenterò di rilassarmi". Nel vero silenzio ci si dimentica di qualsiasia cosa spiacevole e ci si rilassa naturalmente, all'istante.
Meraviglioso averlo vissuto.
Triste non poterlo rivivere qui, da Uomini in terra.

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15 aprile 2008

Una riflessione sulle elezioni

Questa è la mia risposta a tutti gli italiani che hanno votato Lega Nord.

Fine della sintesi.

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14 aprile 2008

Un passo verso la crescita professionale

Ieri, leggendo on-line Locus Magazine, la rivista più conosciuta negli Stati Uniti (e, credo, nel mondo) che si occupa di fantascienza, fantasy, horror e derive di genere fantastico, ho notato un punto debole di noi autori italiani.
Sarà l'ambiente rissoso, sarà la nicchia in cui siamo (ancora) relegati, ma ritengo che il nostro atteggiamento dovrebbe essere più maturo e consapevole.

Mi spiego.
Gli autori d'oltremanica e d'oltreoceano, forti di un ambiente considerato degno - perché il genere all'estero è visto come letteratura, non come narrativa di serie B -, si occupano di tematiche interessanti, scrivendo articoli che non riguardano soltanto la scrittura (quasi mai banali), ma la vita in generale (che è il centro attorno al quale gravita qualsiasi scritto che meriti l'appellativo di "letteratura").
La mia impressione è che in Italia, invece, finora ci si sia occupati troppo di questioni secondarie, come quella delle vendite e della visibilità, che, seppur importanti, sono secondarie rispetto allo spessore degli autori che vogliono vendere e conquistarsi visibilità (almeno, a me sembra così). Troppe energie sono state spese in una direzione sbagliata, partecipando o addirittura iniziando diatribe sterili che fanno male al movimento - tutto tempo letteralmente sprecato.

Il mio è un appello: cambiamo totalmente registro, ragazzi!
Personalmente sono reo della colpa sopra evidenziata, nonostante abbia contemporaneamente portato avanti, e con forza, un dialogo anche costruttivo con i lettori e gli stessi autori (prima con "Un nuovo mondo", poi tentando di rispondere sempre con trasparenza e riflettendo nei miei interventi sui forum, ad esempio).
È da un po' di tempo che seguo con regolarità giornaliera i blog di molti autori (grazie a un RSS reader, altrimenti sarebbe improponibile...). Lo spessore c'è tutto: molti scrivono considerazioni che meritano attenzione e più d'una volta sono intervenuto direttamente. Lo stesso faccio con alcuni lettori che palesano una cultura del fantastico degna di nota. Non disdegno nessuno, se non chi parla male sistematicamente: troppo facile.
Cosa propongo, in sostanza, non è soltanto di evitare e non alimentare le diatribe che regolarmente spuntano in rete. Propongo di essere attivi, d'impegnarsi nel dire la propria sulla scrittura e guardando alla vita, in modo profondo, serio, trasmettendo i perché della nostra attività e favorendo un dialogo finalmente maturo.
Chi mi segue da un po' sa che l'ho sempre fatto, per un semplice motivo: per me scrivere è un'attività dannatamente seria, senza la quale non sono capace di vivere bene. E, sia chiaro, continuo a credere che sia il caso di difendersi in certi casi, perché ignorare non è sufficiente. Mentre noi ignoriamo, i detrattori e chi sputa sul fantasy italiano non si ferma. Ma tenterò di soprassedere sempre in futuro: lo prometto!
Dobbiamo essere attivi. Noi non abbiamo una rivista di riferimento come Locus Magazine, ma possiamo sempre "creare movimento" tra noi, frequentando i nostri blog, attirando sempre più lettori e non chiudendoci a riccio, guardando all'autore vicino con senso di fratellanza e comunanza, realmente aperti, senza pensare soltanto al proprio piccolo orticello.

Insomma, diamoci da fare per primi, senza star lì a pensare a quante cose ingiuste vengono scritte e dette su di noi.
Siete d'accordo? E volete agire in questo senso?
Prossimamente voglio farvi una piccola sorpresa, cari autori italiani... il tempo è tiranno, ma non cederò!


Un sorriso,
Andrea

P.S.: in ogni caso, occasioni per esprimerci ci sono. La prima che mi viene in mente è proporre nostri articoli (se qualcuno non l'ha già fatto) a riviste come Terre di Confine, di ottima fattura e curata da un sacco di gente appassionata, o come quella di Yavin4: gente volenterosa non manca.
In un certo senso "il movimento siamo noi", ma dobbiamo muoverci!

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6 aprile 2008

Il giorno dopo - Capitolo XV

Nuova blog-considerazione deviata: Capitolo XV ultimato.

Nuova considerazione nel mio Diario. A considerazioni sul capitolo ho aggiunto altre questioni, che forse meriterebbero una trattazione più estesa. Ma d'ora in avanti mi sono imposto di non perdere tempi in chiacchiere e di scrivere il più possibile. Discutiamone insieme, se volete, a partire da qui.
Leggete e tornate a commentare qui, se vi aggrada.
http://www.negrore.com/tomi/tomo_3/index.htm

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3 aprile 2008

Il fantasy italiano è nato morto, molti credono.

Non sono tra questi ferventi credenti.

Oggi Fantasy Magazine pubblica le nuove uscite comunicate dalle case editrici italiane che si occupano (anche) di fantasy. I primi due titoli sono di Asengard e Armenia ed entrambi hanno suscitato il mio interesse.
Il romanzo di Mariangela Cerrino non pare particolarmente originale leggendo la quarta di copertina, anzi! Tuttavia l'autrice è una donna colta - oltreché estremamente garbata e gentile - ed è una garanzia per quanto concerne la qualità della prosa. La Signora Cerrino è indubitabilmente brava: sento di poter mettere la mano sul fuoco prima di leggere una sola riga del suo romanzo. Ciò che m'incuriosisce di questa sua nuova opera, dunque, è che va in una direzione molto classica, cosa che lei - a mia memoria - non ha mai sperimentato.
Il romanzo di Solomon Troy Cassini (un nome d'arte, direi - forse mi sbaglio, ma non credo, data anche la natura della casa editrice), invece, mi pare piuttosto originale sulla carta. L'ambientazione lo è al di là di ogni dubbio: il mondo reale a noi vicino (Austria - molto vicino a dove vivo, Trieste) infarcito di elementi fantasy (passaggio verso altri mondi). In questo caso si dovrà verificare la qualità del testo, poiché l'autore non lo conosco, né ho mai letto nulla di suo. Ma, anche in questo caso, sommando gli elementi a disposizione, la quarta di copertina ha suscitato il mio interesse.

Vogliamo aggiungere a questo il recente passato?
Abbiamo un Riccardo Coltri, che scrive attingendo a piene mani alla mitologia italica. Abbiamo un Luca Tarenzi, che scrive narrativa fantastica molto vicina a Gaiman. Abbiamo Michele Giannone, che affronta con successo ambientazioni di difficile resa come un matriarcato. Abbiamo Fabiana Redivo che ha scritto in tempi record una saga di sei romanzi che attinge alla cultura classica che le è propria e che strizza l'occhio a David Eddings. Infine, abbiamo un Andrea D'Angelo che scrive romanzi d'ambientazione puramente fantasy che però guardano esplicitamente al mondo reale. E tutti, includendomi, capaci di una buona prosa.
Grande varietà di temi e di approcci.
Infatti abbiamo - ma non li ho letti e quindi non posso giudicare -, autori nuovi e prolifici, come quelli pubblicati da Asengard, da Fabbri, da Fanucci. Li cito a memoria: Uberto Ceretoli, Ester Manzini, Marco Davide, Antonia Romagnoli, Laura Iuorio. Per i più giovani abbiamo Licia Troisi, Francesco Falconi, Fabio Cicolani, Silvana De Mari.

Insomma, a me sembra che pensare puro sfruttamento commerciale di pessima qualità questo fiorire d'autori sia pessimismo (e fastidio) allo stato puro. Siamo proprio sicuri che da tutto questo, se ancora non c'è la qualità sperata e agognata, non ne verrà? Davvero non vedere che questo ribollire, questo crescente entusiasmo degli autori stessi, che infine hanno possibilità concrete di esprimersi pubblicamente e, quindi, di crescere professionalmente... insomma, non vedere che tutto questo è soltanto l'inizio di qualcosa a me sembra non soltanto miope, ma ottusamente cocciuto.

Da quando sono stato edito, fin dalla mia prima, controversa (e unica) apparizione all'Italcon, ho sempre sostenuto che buoni autori esistono: basta cercarli seriamente e dare loro fiducia. Mi è sempre stato risposto che è come cercare un ago in un pagliaio, anche dal mio stesso editore. Non ero d'accordo e non lo sono tuttora. Come non sono d'accordo col disfattismo che ha regnato fino a un po' di tempo fa.
Un nuovo regno si sta affacciando ed è fatto da persone che cominciano a guardare con interesse al fantasy italiano, anche dopo averlo provato. Che siano tutti dei decerebrati incapaci di giudicare quanto leggono?
Personalmente guardo in avanti, sempre. Chi vuole guardare al passato, piangendo sul latte versato, faccia pure: è suo inalienabile diritto farlo, ma mi dispiace per lui.

Sto dicendo che si devono leggere autori italiani? Assolutamente no! Non si legge ciò che non si vuole leggere. La scelta dei libri e degli autori è una delle poche cose che questa società ci lascia ancora la libertà di fare (anche se, in un certo senso, alcuni davvero bravi sono quasi introvabili ed è poco democratico - e molto prono a una logica capitalistica, che ha vantaggi E svantaggi).
Tutti liberi, insomma. Ma che il Regno dei Disfattisti sappia che la Lega dei Volenterosi sta avanzando, forse con un esercito ancora debole, ma avanza e conquista territorio.

Il bambino sembrava morto, poi ha cominciato a piangere.
E' vivo. Lo dico da tempo: è vivo e cresce sano!

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