Il giorno dopo - Agosto 2008
Il mio diario s'è fermato: preferisco scrivere.
Ma ogni tanto aggiornare un po' non è una perdita di tempo, anzi.
Questa blog-considerazione deviata vi porta al Capitolo XXII ultimato.
Leggete e tornate a commentare qui, se vi aggrada. http://www.negrore.com/tomi/tomo_3/index.htm
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11 Commenti:
Ciao Andrea.
Mi è piaciuta molto quest'ultima considerazione, perché alcuni atteggiamenti ed idee che hai espresso le condivido appieno. Condivido il fatto che non c'è solo il puro scrivere - nonostante molte volte piacerebbe farlo al posto di studiare o di lavorare. Condivido anche il voler scrivere con calma e al meglio delle proprie possibilità: quella che, nel mio piccolo, ricerco anche io, forse restando troppo sull'orlo del lavoro di rifinitura - che è utilissimo, ma blocca sempre.
Sulla questione del rapporto fra Fantasy e letteratura, personalmente vedo le due cose indivisibili: non esiste Fantasy - si parla di materia scritta - senza un minimo di impronta letteraria. Ah, l'esperienza - i libri che escono in questi tempi - mi insegna che esistono tali tipi di Fantasy e che purtroppo vengono anche prodotti, ma questi sono puramente dei dettagli oggettivi.
Sono contento che la stesura de Il Giorno Dopo prosegua: non vedo l'ora di immergermi nella lettura - sono uno tra quelli che ha molto apprezzato la Rocca.
Se posso, nel mio umile, darti un consiglio, ultimamente ho trovato molto utile incidere alcuni miei racconti registrandoli sul cellulare: mi si è aperto un mondo e gli errori, di qualunque sorta, balzano subito all'orecchio al riascolto. Ovviamente non posso sapere quanto si adatti tale metodo alla stesura di un romanzo, ma tutto ciò mi ha dato la possibilità di registrare anche alcune idee che sorgono improvvise e che a volte si perdono; aiuta anche molto a parlare senza incespicare o avere indecisioni. L'unica fatica è il dover stendere tutto su carta o su PC. Ma a mio parere ne vale la pena.
Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele
Interessante e intensa quest'altra pagina di diario sul Giorno dopo. In particolare condivido molto l'inserimento di brani introduttivi ai capitoli, infatti anch'io ho fatto questa scelta (nel mio caso però la colpa è tutta di Erikson!). In particolare, il primo estratto introduce la figura di qualcuno che sicuramente avrà a che fare con la storia; il secondo estratto è una riflessione sciolta, nel senso che non è indicato l'autore nè il contesto da cui è tratto, infatti non ho capito se hai intenzione di inserire questi brani come se fossi tu stesso - scrittore/creatore del proprio mondo - ad averli scritti, oppure fare come Erikson che sotto ogni testo cita autore ed opera da cui esso è tratto.
Spirito, non ho capito bene se tu attui una prima stesura direttamente raccontando al cellulare. Se è così che fai, per me è impossibile. Ma farò sicuramente un esperimento con il prologo e i primi capitoli de Il giorno dopo, registrandoli una volta rivisti, per vedere quanto posso migliorarli. Se andrà bene, come credo, mi attende un lavoro immane, perché parlo di un tomo di 700 pagine, credo, ma probabilmente ancora più voluminoso.
Fantasy e letteratura per me non possono essere divise nemmeno, per il concetto che ho io di "romanzo". Il puro intrattenimento, mi ripeto, a me non dà niente, anche se ben sviluppato. Il fatto è che a me intrattiene riflettere, oltreché ridere, sorridere o piangere mentre leggo. Se tutte queste emozioni sono effimere, passeggere, che cosa sto facendo? Non mi piace, come non mi piace vivere cose superficialmente nella vita di tutti i giorni (e quando esco dal lavoro, con un'overdose di superficialità, mi sento sempre spaesato).
Come in Herbert, e come in Erikson, Nutza, i miei testi saranno scritti da storici (come ho scritto nel mio diario, ma evidentemente in modo poco chiaro, perdonami).
Areldo è uno dei protagonisti, forse quello che incarna lo spirito del mio romanzo (cioè il mio spirito nello scriverlo), perché è esso stesso una sorta di storico per passione, un Uomo che non si accontenta di mezze risposte e che ricerca la verità. Ma, come sempre accade nei miei romanzi, è uno di molti, nient'affatto il solo (e in questo, in seconda analisi, direi che Il giorno dopo torna alle mie origini, alla mia trilogia, in cui il punto di vista non ruotava attorno a un protagonista tra i protagonisti, come era invece Thal Dom Djèw ne La Rocca dei Silenzi).
Bene, quindi ho un voto a favore delle frasi all'inizio.
Scusa ma quale è la parte nuova? L'ultimo articolo de "Il giorno dopo" è datato a Maggio.
Hai ragione, Claudio, mi ero dimenticato di cambiare la data. Ora è a posto, grazie. (Il testo è ovviamente l'ultimo in cima.)
Ok, adesso è tutto chiaro. Quella dello storico, pur non essendo un artificio originale (ma cosa rimane, ormai, di originale in un genere letterario?) è un'altra scelta che apprezzo: in questo modo si potrebbe avere una visione super partes della storia (ammesso che possa veramente esistere una visione del genere: secondo me, e non sono l'unica a pensarlo, neanche la storiografia può garantire quell'oggettività che si vorrebbe le competesse).
Una curiosità: c'è allora la probabilità che questa tua prossima opera non venga pubblicata a stampa da qualche editore e che quindi tu la renda disponibile e leggibile sul web?
Comunque capisco la tua reticenza - che in realtà è cautela - nel parlarci del Giorno dopo. Io stessa sono gelosissima dei miei scritti, al punto che rinuncio alla possibilità di ottenere pareri/consigli rendendoli pubblici in rete (preferisco distribuirli all'interno della ristretta cerchia familiare e privata, seppur con una certa perdita di obiettività). Questa la mia opinione da aspirante scrittrice. E' ovvio, poi, che la lettrice che è in me non vede di buon'occhio il tuo centellinare le informazioni... ma si sà, la curiosità è una bestia tenace (e soprattutto è donna).
Mi aggiungo all'apprezzamento per l'introduzione delle sequenze iniziali - peraltro la prima è magnifica; la seconda invece è probabilmente troppo circonvoluta e sintatticamente ellitticca, per quanto il significato sia incisivo e perspicuo, riproponendo ciò che già suggerirono Boiardo e Ronsard.
Inoltre, al di là del vantaggio artistico che questa soluzione dispensa - la ricchezza di due punti di riflessione allotri anziché di uno, la dilatazione della prospettiva narrativa da quella omodiegetica a una eterodiegetica compresente, l'intersezione della voce dello storico con quella dell'autore, che poi consiste nell'emersione del Tempo Profondo sul Tempo Superficiale, Lukacs docet - è da rilevare anche il privilegio tecnico che ne discende immediatamente, costituito dalla mimesi o simultaneità semantica, dalla cui posizione promanano numerosi corollari dalle proprietà affascinanti – indagate in particolare da Petronio e da Bremond - tant'é che questo espediente può ben essere considerato un aggiornamento surrettizio e snellito di una delle più classiche e remote figure retoriche, l'omilesi, o più volgarmente e più approssimativamente falso letterario, adottata da Macrobio a Calvino, e di cui la versione manzoniana è soltanto la più celebre.
Feanor
Un rapido passaggio (ah, maledetto lavoro!) per unirmi a Feanor nell'esprimerti il mio apprezzamento riguardo alla prima introduzione.
Ogni parola nella sua giusta collocazione; frasi ben equilibrate; sense of wonder frammisto a intriganti scorci del mondo su cui si spalanca.
Complimenti, Andrea.
Mikimago
Ho apprezzato molto le considerazioni nel tuo ultimo diario.
A prescindere dal modus operandi con cui stai affrontando la stesura del romanzo (ognuno ha la sua, anche se si possono ricavare spunti interessanti dalle metodologie degli altri scrittori), quel che mi ha più colpito è la tua intenzione di confrontarti innanzitutto con te stesso, con la tua soddisfazione e con le tue delusioni. Dando tempo al tempo. Sono scettico nei confronti degli autori troppo prolifici: ok, c'è chi ha il dono della rapidità e magari molto tempo da dedicarci (peraltro adoro King, modello di fecondità), ma in generale si vedono tanti romanzuncoli stiracchiati che riempiono a stento le pagine, quanto a dimensione e contenuti. Ma vendono, e dunque vanno realizzati in batteria, a ripetizione, a scapito del risultato.
Più di tutto, comunque, ho apprezzato la tua intenzione di considerare la scrittura sussidiaria alle esperienze della vita. Troppo spesso lo scarso tempo che abbiamo ci spinge ad affannarci a dedicargliene anche quando dovremmo essere altrove o fare altrimenti. Tempo alla scrittura e soprattutto (e qui a mio avviso siamo al paradosso) al carrozzone che gli gira intorno.
Per concludere, sto leggendo finalmente la tua 'Rocca'. Ho messo alle spalle un centinaio di pagine e dico che, sì, vi ravvedo molte affinità con il mio modo di rendere in parola i pensieri. Stile, sensibilità, gusti, non ho ancora un'idea precisa, ma il complesso mi parla chiaro. E finora, come lettore, mi stà dando soddisfazione, spero proprio che continuerà così.
Condividiamo diverse cose, Andrea, e nutro la speranza che entrambi si possa reciprocamente godere di quel che scriviamo. Mi sento di poter dire che apprezzeresti il romanzo che ho di recente concluso, anche se, considerati i tempi di una (eventuale) pubblicazione e di una tua (eventuale) lettura, temo che la (eventuale) conferma si farà attendere. ;)
Nel frattempo, spero di gratificare la tua lettura con il viaggio di Lothar e dei suoi.
Marco
Uffa. Torno qui per rispondere a Marco e mi accorgo che non ho risposto a molti!
Scusatemi.
Con ordine.
Nutza: sì, c'è la possibilità che nessun editore voglia il mio romanzo. Tanto per ribadire che questo mondo (quello editoriale) va conquistato passo dopo passo. E che non c'è mai certezza d'aver fatto il passo definitivo, finché non vendi un milione di copie.
Eh sì, gli interventi "storici" mi danno la possibilità di dire la mia, ma non sempre. È un super partes parziale. A volte sono proprio gli storici a parlare, quasi che fossero personaggi. A volte me medesimo camuffato da storico (e che ci vuole? Un po' di polvere, degli occhialini usurati e storti, le dita perennemente macchiate dall'inchiostro... :).
Feanor e Michele: grazie, apprezzo il vostro apprezzamento. Apprezziamoci!
Marco: anzitutto ho riletto la pagina del diario, trovandola zeppa di svarioni e contorsioni degne del più fallito degli scrittori. Perdonami (e che mi perdonino anche gli altri).
La lettura di Lothar si è un attimo fermata, ma non per mancanza di sapore. Anzi. Sto soltanto tentando di organizzare la stagione, cosa piuttosto complessa per numero di impegni.
E circa i nostri scritti più recenti, nessuno dice che dobbiamo leggerli soltanto una volta editi: non sai forse che Lewis e Tolkien si leggevano ciò che avevano "in cantiere"? ;)
Ciao a tutti! Grazie per gli interventi. Se ho saltato qualcuno, protesti formalmente e gli risponderò.
Andrea, direi che possiamo scusare i tuoi (ed i nostri) svarioni, almeno finché non li disseminiamo sulle pagine dei nostri volumi. Lo so che da uno che vende quello che scrive ci si aspetta impeccabilità sintattica e lessicale (ed un certo qual stile), e anch'io di solito cerco di tenermi sulla linea di galleggiamento di cotal aspettativa (rileggo e correggo anche gli sms, alla faccia degli adoratori pagani del 'k' e del T9...>B]) ma... diamoci una mano a non farci paranoie, se no non ne usciamo più! :P
Sulla lettura di manoscritti "in fieri", figurati, non avremmo che da guadagnarci, noi poveri scrittori, da una mutua revisione incrociata...
Per quanto riguarda il mio romanzo specifico, andrebbe letto a valle della trilogia in via di pubblicazione... ma incasso con molto piacere le tue parole e me le tengo da conto per un generico futuro.
Certo, se penso al tempo di cui attualmente disponi per le letture, mi sembra quasi di volertene a male! ;)))
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