Intervista a Steven Erikson
A chi non l'avesse ancora letta, suggerisco quest'intervista di Jeff VanderMeer al mio scrittore contemporaneo preferito, Steven Erikson.
È un'intervista molto intima, in certi momenti, e tocca ferite ancora abbondantemente sanguinanti in me. Mi è piaciuta molto.
Nel contempo ho capito perché sono così affine all'autore canadese, di sensibilità parlando: guardo al mondo col suo stesso spirito. E soffro di ciò che vedo proprio come lui descrive (moltissimi di noi, io voglio credere la maggior parte, soffrono di ciò che vedono; ma anche la sofferenza è un aspetto della nostra vita piuttosto soggettivo, ecco perché dico che il mio modo è molto simile al suo - anche e soprattutto come reazione alla sofferenza). Spesso, per l'appunto, ho queste cadute d'umore che mi fanno scrivere in modo cupo, violento, con uno stile quasi spezzato e con una foga che quando sono sereno non ho.
La profondità della tenebra che nasconde l'animo umano era inimmaginabile, finché non hanno cominciato a mostrarcela (soltanto in parte).
Leggetelo qui: http://clarkesworldmagazine.com/erikson_interview.html (in inglese)
È un'intervista molto intima, in certi momenti, e tocca ferite ancora abbondantemente sanguinanti in me. Mi è piaciuta molto.
Nel contempo ho capito perché sono così affine all'autore canadese, di sensibilità parlando: guardo al mondo col suo stesso spirito. E soffro di ciò che vedo proprio come lui descrive (moltissimi di noi, io voglio credere la maggior parte, soffrono di ciò che vedono; ma anche la sofferenza è un aspetto della nostra vita piuttosto soggettivo, ecco perché dico che il mio modo è molto simile al suo - anche e soprattutto come reazione alla sofferenza). Spesso, per l'appunto, ho queste cadute d'umore che mi fanno scrivere in modo cupo, violento, con uno stile quasi spezzato e con una foga che quando sono sereno non ho.
La profondità della tenebra che nasconde l'animo umano era inimmaginabile, finché non hanno cominciato a mostrarcela (soltanto in parte).
Leggetelo qui: http://clarkesworldmagazine.com/erikson_interview.html (in inglese)
Etichette: Letteratura, Scrittori, Scrittura, Vita



2 Commenti:
Ma Grazie!
Proprio una bella intervistona! ^_^
Che dire? Mi spiace che Stiven non veda in giro ancora i fermenti che vedeva quand'era esordiente...
ma chi lo sa, ma magari non proprio lui la persona più adatta a cui chiedere... speriamo!
Aloha!
un muspeling
Davvero una bella intervista, grazie della segnalazione Andrea.
Mi piace molto la parte in cui parla della profonda tragicità dell'esistenza e di come, aristotelicamente, una rappresentazione spietata possa assumere valenze catartiche. Mi pare un modo davvero originale di concepire la letteratura fantastica ed è certo in linea con il tuo "La rocca dei silenzi". Poi, è chiaro, possono cambiare i temi ma nell'approccio di fondo ci sono delle assonanze.
Ho letto poco di Erikson ma questa intervista mi spingerà ad approfondire quanto prima
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