28 aprile 2008

Magia!

« Rodarred, l'antica capitale della Provincia AEana, era una città costituita di punte: una foresta di pini, e al di sopra delle guglie dei pini, una più aerea foresta di torri. [...] »

Ursula K. Le Guin
I reietti dell'altro pianeta
Questa è magia!

Ero venuto qui soltanto per dirvi questo. Per omaggiare la donna che per me resta la più grande scrittrice vivente del fantastico. Poi, m'è venuto in mente che invece potevamo fare un gioco.
Vi va? Daiii! Per favore! Sarei felice se partecipaste, tutti!
Il brano qui sopra (rileggetelo dopo!) è l'inizio di un capitolo. Le due parti sottostanti sono la sua continuazione. Le tre parti, cioè, sono un paragrafo unico.
Bene, detto ciò, io le ho divise così.
In tre.
C'è un perché. Anzi, un doppio perché: uno più evidente e uno più profondo. Sono sicuro, però, che è la mia personalissima visione della scrittura - che mi ha portato a definire quest'esempio "magia!". Per scoprirlo, vorrei che voi tentaste di dare una spiegazione dei perché, senza che io ve lo dica. **

Ora leggete i tre brani, partendo da quello qui sopra. Aspetto la vostra spiegazione con ansia.

E due...

« [...] Le strade erano scure e strette, muschiose, spesso nebbiose, al di sotto degli alberi. Soltanto dai sette ponti che attraversavano il fiume si poteva alzare lo sguardo e vedere la cima delle torri. Alcune di esse erano alte cento metri e più, altre erano dei semplici germogli, come se fossero case normali andate a seme. Alcune erano fatte di pietra, altra di porcellana, di mosaico, fogli di vetro colorato, coperture di rame, stagno, oro, ornate in modo incredibile, delicate, luccicanti. »

...e tre!

« [...] In queste strade affascinanti e allucinanti aveva sede l'urrasiano Consiglio dei Governi Mondiali fin dall'inizio dei suoi trecento anni d'esistenza. Anche molte ambasciate e consolati presso il Consiglio e l'A-Io si raggruppavano a Rodarred, a meno di un'ora da Nio Esseia, sede nazionale del governo.»

Ecco fatto.
Giocate, vi prego!

Un sorriso,
Andrea

** (In seguito, se vorrete, in un'altra considerazione - "post"... bleah! - facciamo il gioco contrario: le suddividerete voi a vostro piacimento e spiegherete il perché.)

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10 Commenti:

Blogger Bruno ha detto...

Non riesco a cogliere tutta questa magia e del resto non conosco l'autrice. Comunque mi pare che dall'iniziale colpo d'occhio (da fuori, diciamo) si scenda (anche visivamente, si scende di quota) al dettaglio di questa bizzarra, meravigliosa città, per poi passare al discorso dell'importante funzione governativa che ospita. Perciò la divisione in tre passaggi mi sembra logica e condivisibile.
L'impressione è di una città bizzarra, in qualche modo fusa con la natura circostante (alberi), splendida nella sua irregolarità e nella sua strana grazia, e custode di qualcosa di eccezionale e misterioso di cui vorremo subito sapere qualcosa di più (Consiglio).
In questo, mi richiama le più antiche fantasticherie infantili sulle città misteriose dei mondi immaginari: sicuramente tocca qualcosa in me. Ma chissà se è la stessa cosa che intendi tu.

28 aprile 2008 21.36  
Blogger Luqa ha detto...

Abbastanza d'accordo con quanto dice Bruno: la prima parte mi descrive l'aspetto visivo, ciò che la città mi trasmette a vista, prima che io possa ragionare, assimilarne, valutarla... sbuco da dietro una collina e questo è quanto impatta ai miei occhi.

Poi scendo la collina e mi inoltro nella città... inizio a respirarla, ad elaborarla, ed ecco che sfumature emergono: questa è la sua struttura, è costruita così, le strade mi dicono questo...

Infine, vuoi perchè ne ero già informato, vuoi perchè standoci dentro la "imparo", a tutto ciò si uniscono le informazioni sulla sua funzione, sulle cose che ospita, su cosa effettivamente "fa" la città.

Tre livelli successivi di conoscenza: visivo (che non controllo), emozionale (che controllo solo in parte), razionale (che controllo per buona parte, se non tutto).

Ciao Andrea!

29 aprile 2008 7.03  
Anonymous by Ax ha detto...

Temo di non essere così bravo. In questi 3 brani la magia mi viene solleticata dalla descrizione della città resa utilizzando manifestazioni della Natura, e nel riuscire a farla vivere con delle semplici pennellate da parte dell’autrice. Dice molto scrivendo poco.

Alex.

29 aprile 2008 8.31  
Blogger Zeruhur ha detto...

La magia la colgo, amo Ursuala Le Guin, però non mi piace troppo analizzarla, preferisco godermela ;)

29 aprile 2008 13.49  
Anonymous I. ha detto...

non ho mica capito di che gioco si tratti sai? Ma non è un gran periodo di salute (fisica e mentale) per me, per cui, niente meraviglia che non capisca... :-)

In ogni caso, Leguin per me è splendida. Come già avuto modo di dirti in privato, il libro che preferisco è Le tombe di Atuan, seguito a ruota da I Doni, che restano un libro struggente, dai toni molto meno magici e fantastici e più malinconico/amari, ma dal tema desolatamente dolce e delicato.
Ciao,
I.

1 maggio 2008 20.00  
Anonymous I. ha detto...

già il mio commento dislessico dimostra quanto detto sulle capacità psico-fisiche e mentali di connettere...
sorry!
I.

1 maggio 2008 20.01  
Anonymous I. ha detto...

p.s.: son sempre io... volevo solo dirti che Ursula K. Leguin è sempre presente nei percorsi educativi del Progetto Xanadu de La Biblioteca SalaBorsa di Bologna, un progetto di lettura per lettori "ostinati" rivolto a ragazzi delle medie e delle superiori. Con libri poco conosciuti, ma di grande importanza educativa. Dunque, sicuramente un'autrice da leggere nella sua interezza.

http://www.bibliotecasalaborsa.it/ragazzi/xanadu2008/biblio.php

2 maggio 2008 9.10  
Anonymous Andrea ha detto...

Dal generale al particolare. Solo nel generale il particolare assume pienamente il proprio significato ma, d'altra parte, la visione globale sarebbe vuota se non fosse inverata dai dettagli, dai particolari, dai mille pini e dalle mille torri, ognuno con una sua individualità, con una sua personalità. La magia è in questo tutto complesso, nel contesto fatto da una moltitudine di significati particolari sempre pronti a dischiudere nuovi orizzonti.
Colgo l'occasione, già che ci sono, per ricollegarmi a quanto si diceva riguardo la necessità di creare un movimento; il movimento deve essere una grande voce fatta di mille punti di vista, è solo così che il dialogo e il confronto possono essere costruttivi, profondi, densi e non aridamente polemici. Sono proprio curioso di vedere la tua sorpresa Andrea

2 maggio 2008 16.59  
Anonymous Andrea ha detto...

Dal generale al particolare. Solo nel generale il particolare assume pienamente il proprio significato ma, d'altra parte, la visione globale sarebbe vuota se non fosse inverata dai dettagli, dai particolari, dai mille pini e dalle mille torri, ognuno con una sua individualità, con una sua personalità. La magia è in questo tutto complesso, nel contesto fatto da una moltitudine di significati particolari sempre pronti a dischiudere nuovi orizzonti.
Colgo l'occasione, già che ci sono, per ricollegarmi a quanto si diceva riguardo la necessità di creare un movimento; il movimento deve essere una grande voce fatta di mille punti di vista, è solo così che il dialogo e il confronto possono essere costruttivi, profondi, densi e non aridamente polemici. Sono proprio curioso di vedere la tua sorpresa Andrea

2 maggio 2008 16.59  
Anonymous Anonimo ha detto...

Sì, bruno, luqa e Andrea rilevano giustamente il crescente dettaglio che si coagula attorno alla descrizione della città, durante tutto l'addentrarsi e il dipanarsi dell'illustrazione. Occorre però aggiungere che il rischiararsi dei dettagli coincide ed è proporzionale all'avvicinamento del dettaglio alla visuale del lettore da parte dell'autore - operazione verso cui il lettore rimane ancora passivo - cui peraltro corrisponde uno stesso avvicinamento - questa volta attivo - della posizione del lettore al dettaglio, propiziata dalla manovra inversa dell'autore. Perciò, l'effetto consistente nell'approfondimento del dettaglio consegue da una ben determinata tecnica narrativa costituita dalla prospettiva diegetica che, dialogando con il luogo del quale racconterà, va specificandosi, restringendosi, scorciandosi da un campo generale, oggettivo, asettico - primo paragrafo - che è ottenuto tramite l'adozione di una focalizzazione zero, a un campo parziale, soggettivo, discreto - secondo paragrafo - in cui è adoperata una focalizzazione interna multipla, fino a un campo particolare, concluso, in cui la voce che lo indica è del tutto equiparata al luogo di cui racconta - l'intersezione polifonica fra il livello narrante e il livello narrato è biunivoca - ma la sua prospettiva, proprio per garantire la intima e partecipe condivisione del dettaglio, torna a essere quella di una focalizzazione zero - ma sfiora addirittura la focalizzazione primaria.
Questo è però il motivo per cui io - anch'io - avrei ripartito i paragrafi nel modo che è stato proposto, ed è un motivo quasi prettamente tecnico: se ne può d'altronde individuare uno più fine, più poetico, più suggestivo, qualora si veda nel primo paragrafo la denotazione del nome della città, cioè la spiegazione dell'essenza immediata, dell’unita semplice, di ciò che la città già internamente è, in quanto questa essenza è rivelata e legata al suo nome – vi scorgo l'estrinsecarsi ineffabile del nome della città, o anche il farsi dicibile, nella parola che sorprende e scopre il segreto del silenzio, della verità del nome ineffabile della città: la spiegazione processuale, da ellittica a discorsiva, della forma nominalistica a priori della città – e poi, nel secondo paragrafo, procedendo in una sorta di caduta, di decentramento e di diramazione dal cuore della città alle sue vene e alle sue arterie, o dalla sua anima agli organi del suo corpo, la denotazione del contenuto della città – lo strutturarsi di ciò che la città, in quanto è ciò che è, già implica essenzialmente - cioè la spiegazione del modo con cui la città appare esternamente e qui vi si svolge totalmente, nella sua esistenza concreta e nella sua molteplicità particolare, traendo tale modo come un corollario, un'appendice, una manifestazione esteriore della sua essenza - dell'essenza del suo significato racchiuso nel nome - in accordo con questa sua essenza, e infine, nel terzo paragrafo, la denotazione della funzione della città, cioè la spiegazione del ruolo attivo, diretto, pratico che la caratterizza, del ruolo che essa assume ed esprime strumentalmente in relazione all’architettura dell’intreccio in cui è inserita e per cui è stata evocata. Quindi, non più, o non solo, dal generale al particolare, bensì dall’essenziale all’esistenziale, dal necessario al contingente, dall’originario al derivato.

Feanor

2 maggio 2008 19.03  

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