Il giorno dopo - Capitolo XV
Nuova blog-considerazione deviata: Capitolo XV ultimato.
Nuova considerazione nel mio Diario. A considerazioni sul capitolo ho aggiunto altre questioni, che forse meriterebbero una trattazione più estesa. Ma d'ora in avanti mi sono imposto di non perdere tempi in chiacchiere e di scrivere il più possibile. Discutiamone insieme, se volete, a partire da qui.
Leggete e tornate a commentare qui, se vi aggrada.
http://www.negrore.com/tomi/tomo_3/index.htm
Nuova considerazione nel mio Diario. A considerazioni sul capitolo ho aggiunto altre questioni, che forse meriterebbero una trattazione più estesa. Ma d'ora in avanti mi sono imposto di non perdere tempi in chiacchiere e di scrivere il più possibile. Discutiamone insieme, se volete, a partire da qui.
Leggete e tornate a commentare qui, se vi aggrada.
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Etichette: Diari, Letteratura, Lettori e detrattori, Scrittura



10 Commenti:
Mi trovi d'accordissimo riguardo all'opinione sui corsi di scrittura "creativa".
Per quanto riguarda la lentezza nella scrittura, ti capisco. Anche io sono sostanzialmente lento; quando va male riesco a scrivere una pagina scarsa in una o due ore - un po' perché penso troppo, scrivo e cancello, mi distraggo, cerco l'ispirazione ecc. Ma, sinceramente, mi sento più soddisfatto quando so di aver scritto una pagina col cuore che dieci coi piedi.
E intanto cresce la voglia di leggere il romanzo. :D Quando lo pubblicherai (in qualsiasi modo) voglio essere il primo a leggerlo e commentarlo. :P
E così ho almeno un lettore! :)
Scherzi a parte, la lentezza è fisiologica ma non è - precisazione nata dopo aver letto un tuo post all'interno del tuo blog - collegata alla costanza.
La costanza è fondamentale nel caso in cui si scrivano romanzi. Senza non soltanto il romanzo è più esposto all'incoerenza interna, ma è anche una questione di professionalità.
Per esperienza, ad esempio, lo scrittore inedito che non è capace di costanza e trovasse un editore sarebbe davvero in difficoltà. Prima di mandare in stampa "La Rocca dei Silenzi" l'ho rivisto e riletto tre volte nel corso di pochissimo tempo (due settimane, se non ricordo male). Pensi che una persona che non ha allenato le proprie capacità possa affrontare in modo lucido un simile impegno? (Magari lavorando di giorno da un'altra parte e potendo dedicare soltanto le ore dal tardo pomeriggio all'una di mattina, come è capitato a me?)
Bisogna rendersi conto di una cosa, Federico: scrivere è una faticaccia e sono assolutamente d'accordo con chi considera fondamentale la costanza.
Ciò su cui non sono d'accordo, in linea di massima, è la quantità di testo: non sopporto l'idea di quantificare in numero di parole un testo. L'importante è il tempo: tot tempo al giorno. Con l'allenamento acquisirò velocità d'esecuzione e in media scriverò più parole. Ai miei occhi è davvero di una rigidità da bacchettoni imporsi una quantità (tipico esempio di consiglio del cazzo dato nei corsi di scrittura creativa - e anche da Stephen King: una cazzata anche da parte sua!). Il senso di quanto scriveva King, però, è da intendersi nella costanza, nello sforzarsi di mettersi lì e scrivere.
Poi è fisiologico, come dicevo a inizio risposta, che ci sia chi è più lento e chi più veloce, a parità di allenamento.
Quanto tu scrivi forse non è applicabile nemmeno a chi scrive racconti (non lo so, perché non li scrivo da un bel po' di anni). La piccola esperienza che feci, però, mi dice che quando cominci a scrivere un racconto, lo devi finire con costanza. E praticamente sempre un racconto richiede più di un giorno per essere concluso (la famosa "una volta a settimana" di cui parlavi nel tuo blog).
No, la costanza è fondamentale. Solo la lentezza è fisiologica.
A me capita d'essere lento a inizio romanzo. Poi, di solito - com'è successo con "La Rocca dei Silenzi" -, man mano che le fondamenta dell'ambientazione e le basi della caratterizzazione dei protagonisti sono state definite con cura, divento decisamente più rapido nella stesura del testo. Ed è una goduria di cui vorrei godere nel 100% delle situazioni. Tuttavia, mi ripeto, a me sembra impossibile, perché scrivere un romanzo significa affrontare fasi diverse, anche nella sola prima stesura, che richiedono diversi approcci, per l'appunto.
Passerò a vedere il tuo "blog profondo".
Se ci sono errori, mi scuso fin d'ora: non ho tempo di rileggere un bel niente... (preferisco rispondere lo stesso, però, così il dialogo procede)
Seguendo quanto dici sul tuo blog e quanto affermi sul tuo "manuale", sto portando avanti il mio progettino, e mi sto rendendo conto sempre di più che hai ragione, su tutta la linea. Ma ahimè, io sono sempre stata una ribelle e bastian contrario. E anziché fare come andrebbe fatto... faccio tutto il contrario. Con il problema di grandi momenti di crisi creativa,e indecisioni, rivolta contro ciò che scrivo... domande a più non posso sul perché mi sia voluta cimentare in un genere che è forse troppo nuovo per me...
che devo dire... era un racconto così bello, quello scritto da mio figlio che per fargli un regalo, avevo pensato di scrivere solo per lui un romanzo. E ora eccomi qui. :-) a piangere sul latte "che ancora non ho versato"... :-D
Sostanzialmente, Andrea, confermi quello che sostenevo io in parte: scrivere tanta roba non serve, di per sé. La costanza sì, certo. Magari abbiamo opinioni diverse sulla quantità di tempo che si può definire costante, ma l'idea è quella. Il mio parere verteva più su: "non scrivere ogni momento tante cazzate, ma rifletti e scrivi quando sei pronto". In questo modo, a mio parere, ci si può migliorare. Chi riesce, per esempio, a leggere un libro in una settimana, e durante quel periodo rimane fermo con la scrittura, assimilerà il libro, amalgamerà difetti e pregi, e quando si rimetterà a scrivere sarà migliorato - si spera. Era questo che intendevo, principalmente. Poi è inevitabile sfociare nell'ispirazione, ma è un altro discorso credo, soggettivo per ciascuno, ma per cui vale sempre lo stesso discorso: Ispirazione o no, prova comunque a darti da fare. :)
Sì, per scrivere un romanzo è necessario essere molto costanti. Ho già sperimentato tutti i disastri che si ottengono scrivendo una volta ogni tanto, senza tenere schemi precisi o già preparati ecc. Per un racconto (breve), essendo più corto di un romanzo, si può facilmente scrivere in fretta. Il mio ultimo racconto, invece, pur avendo preparato tutta la scaletta e la cronologia, l'ho scritto più o meno in due-tre mesi (con in mezzo Natale e festività varie). Il tempo necessario per scrivere un romanzo... Eppure è lungo grosso modo 20 pagine A4, diciamo.
Oh, il "blog profondo" (suona tanto come presa per il culo, ma sì, si può dire che me la sono cercata io XD)... Non ti preoccupare, ti aspetto a braccia aperte! :)
P.S.: ti segnalo questa intervista. Una delle domande, è scaturita da una tua riflessione.
http://fiae.splinder.com/post/16651158/6%C2%B0+INTERVISTA%3A+REMO+BASSINI
ciao, e a presto!
Mah... Federico, sulla quantità di tempo io non ho una ricetta precisa. L'unica cosa che posso dire - di me stesso - è che ho una quantità minima: meno di un'ora è inutile, riesco a malapena a calarmi nel testo in mezz'ora e opi a macinare qualche paragrafo. In linea di massima, direi che basta un'ora, ma con costanza.
La cosa su cui noi due non siamo d'accordo non è la quantità di tempo, ma la frequenza con cui ci si mette a lavorare: una volta alla settimana è oggettivamente troppo poco (per un romanzo). Tre, quattro volte a settimana, se si è pigri, è il minimo per una prima stesura decente o per una revisione abbastanza attenta. Almeno, io diversamente non riesco a seguire bene tutti i fili che i miei scritti contengono...
I, l'intervista sono riuscito a leggerla soltanto in parte, ma ho capito qual è la domanda da cui hai tratto ispirazione. L'autore non lo conoscevo...
E devo ancora rispondere a quella tua email personale... :-/
Eh, a leggere prevalentemente italiano si fanno delle splendide scoperte. E io leggo quasi esclusivamente augori italiane, ultimamente.
No problem, per la mia domanda. Non mi ricordo neppure più qual era...:-(
ciao
I.
ehm... "autori italiani"... volevo dire... :-/
E' ufficiale:
- non ce la faccio a leggere tutti i tuoi diari e nemmeno i commenti degli utenti perchè,
1 - ho davvero molte cose da fare sul web;
2 - essendomi trasferita di circa 3 mesi in Sicilia non ho più la mia postazione 'solo mia' e il tempo a disposione si riducie notevolmente.
in sostanza, spero che pubblichi presto.
I, spero che la tua esperienza sia trasferibile ad altri. Pian pianino, un po' per volta, lo scetticismo verrà relegato in qualche angolo. Per far questo, tutti devono crescere, autori, lettori ed editori. Ognuno pensi a cosa può fare in proprio, giusto?
Aylys, sta' tranquilla: non è mica una medicina vitale leggere i miei diari! Anzi, potrebbe pure essere "inutile", come ho letto da qualche parte, in rete, perché perfino gli autori che scrivono i propri pensieri riguardo a quanto stanno scrivendo e, di riflesso, circa la scrittura in genere sembrano essere mal visti, perché si "aspettano qualcosa dal lettore". (La solita, pessima tendenza a leggere nel pensiero altrui.)
Non mi aspetto niente, Aylys! Leggi ciò che puoi e segui quanto puoi. Per quanto riguarda la pubblicazione dei miei prossimi lavori, in forse, prima devo terminarli! E sono ancora lontano dalla conclusione (di uno qualsiasi dei miei progetti)... tre anni di crisi personale/problemi da me indipendenti pesano sulla produzione. Papale papale.
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