I migliori romanzi italiani di fantasy
Questa classifica è la mia visione dello stato attuale, precisando che mi mancano parecchi autori nostrani. La aggiornerò di volta in volta, man mano che leggerò.
Dal migliore al peggiore. E, per una volta tanto, gioco d'anticipo: includo anche i miei... pur essendo un'operazione difficile.
Zeferina - Riccardo Coltri
La Rocca dei Silenzi - Andrea D'Angelo
Pentar - Luca Tarenzi
La Fortezza - Andrea D'Angelo
Il segreto di Krune - Michele Giannone
L'arcimago Lork - Andrea D'Angelo
La pietra degli elementi - Fabiana Redivo
Il libro dell'Impero - Adalberto Cersosimo
Amazon - Gianluigi Zuddas
Il seme perduto - Fabiana Redivo
La setta degli assasini - Licia Troisi
Il figlio delle tempeste - Fabiana Redivo
Le sette gemme - Andrea D'Angelo
L'eterno sogno - Daniele Bonfanti
La lama nera - Dario de Judicibus
Il segno dei ribelli - Rossella Romano
Estasia - Francesco Falconi
Nihal della Terra del Vento - Licia Troisi
Il respiro delle montagne - Ornella Lepre
La classifica è stata buttata giù al volo, quindi può essere che ripensi a certe posizioni. I miei romanzi sono in posizioni alte, ma è piuttosto ovvio: amo ciò che scrivo. La loro posizione è più che altro dovuta a una (vaga) riflessione sulla tecnica e sull'originalità e potenza dell'affresco. Ed ecco che, in tutta sincerità, La Rocca dei Silenzi lo considero secondo al solo, piccolo Zeferina, che è troppo originale e ben scritto per metterlo al di sotto. Poi, al mio esercizio di sincerità, sovrapponete il vostro, senza patemi d'animo. Ma dovevo collocarmi, per dire come la penso in generale. Credo, a tutt'oggi, che tra gli autori italiani recenti un romanzo come La Rocca dei Silenzi non sia stato scritto. Attendo con grande ansia soprattutto Riccardo Coltri e Michele Giannone, il primo reo di non avermi ancora fatto godere con un romanzo lungo, il secondo che m'è parso racchiudere in sé il potenziale maggiore. C'è poi il bravissimo Luca Tarenzi, molto originale, che però si cimenta con un fantasy un po' fuori dalle righe, alla Gaiman, che io non bramo di leggere. Ma ha stoffa da vendere. Naturalmente, ricordando la sua prosa deliziosamente scorrevole, attendo al varco Fabiana Redivo (di cui non ho letto colpevolmente la seconda trilogia) e i nuovi progetti di Licia Troisi (che si è molto migliorata tecnicamente con la seconda trilogia, di cui ho letto il primo romanzo) e Francesco Falconi (che nel finale del suo Estasia m'è parso in piena forma e la cui fantasia è fuori discussione).
Prossimamente devo leggere un bel po' di romanzi italiani: Uberto Ceretoli ed Ester Manzini della Asengard, devo terminare Fabrizio Valenza, affrontare Sergio Valzania e Morgan Fairy (pseudonimo di Angela P. Fassio). Mi incuriosisce un trittico di autrici: Milena Debenedetti, Laura Iuorio e Antonia Romagnoli - considerando che nel fantastico i miei autori preferiti sono autrici, immagino per una questione di sensibilità affine, ne sono attratto ancora di più. E così via... In linea di massima qualsiasi esordiente italiano (e non) mi attira.
Ci sono, poi, tanti giovani di belle speranze - alcuni davvero promettenti - che mi piacerebbe trovare in libreria (e sarei felice di spingere più in basso, in classifica, tutti i miei romanzi!).
E' il momento giusto.
Dal migliore al peggiore. E, per una volta tanto, gioco d'anticipo: includo anche i miei... pur essendo un'operazione difficile.
Zeferina - Riccardo Coltri
La Rocca dei Silenzi - Andrea D'Angelo
Pentar - Luca Tarenzi
La Fortezza - Andrea D'Angelo
Il segreto di Krune - Michele Giannone
L'arcimago Lork - Andrea D'Angelo
La pietra degli elementi - Fabiana Redivo
Il libro dell'Impero - Adalberto Cersosimo
Amazon - Gianluigi Zuddas
Il seme perduto - Fabiana Redivo
La setta degli assasini - Licia Troisi
Il figlio delle tempeste - Fabiana Redivo
Le sette gemme - Andrea D'Angelo
L'eterno sogno - Daniele Bonfanti
La lama nera - Dario de Judicibus
Il segno dei ribelli - Rossella Romano
Estasia - Francesco Falconi
Nihal della Terra del Vento - Licia Troisi
Il respiro delle montagne - Ornella Lepre
La classifica è stata buttata giù al volo, quindi può essere che ripensi a certe posizioni. I miei romanzi sono in posizioni alte, ma è piuttosto ovvio: amo ciò che scrivo. La loro posizione è più che altro dovuta a una (vaga) riflessione sulla tecnica e sull'originalità e potenza dell'affresco. Ed ecco che, in tutta sincerità, La Rocca dei Silenzi lo considero secondo al solo, piccolo Zeferina, che è troppo originale e ben scritto per metterlo al di sotto. Poi, al mio esercizio di sincerità, sovrapponete il vostro, senza patemi d'animo. Ma dovevo collocarmi, per dire come la penso in generale. Credo, a tutt'oggi, che tra gli autori italiani recenti un romanzo come La Rocca dei Silenzi non sia stato scritto. Attendo con grande ansia soprattutto Riccardo Coltri e Michele Giannone, il primo reo di non avermi ancora fatto godere con un romanzo lungo, il secondo che m'è parso racchiudere in sé il potenziale maggiore. C'è poi il bravissimo Luca Tarenzi, molto originale, che però si cimenta con un fantasy un po' fuori dalle righe, alla Gaiman, che io non bramo di leggere. Ma ha stoffa da vendere. Naturalmente, ricordando la sua prosa deliziosamente scorrevole, attendo al varco Fabiana Redivo (di cui non ho letto colpevolmente la seconda trilogia) e i nuovi progetti di Licia Troisi (che si è molto migliorata tecnicamente con la seconda trilogia, di cui ho letto il primo romanzo) e Francesco Falconi (che nel finale del suo Estasia m'è parso in piena forma e la cui fantasia è fuori discussione).
Prossimamente devo leggere un bel po' di romanzi italiani: Uberto Ceretoli ed Ester Manzini della Asengard, devo terminare Fabrizio Valenza, affrontare Sergio Valzania e Morgan Fairy (pseudonimo di Angela P. Fassio). Mi incuriosisce un trittico di autrici: Milena Debenedetti, Laura Iuorio e Antonia Romagnoli - considerando che nel fantastico i miei autori preferiti sono autrici, immagino per una questione di sensibilità affine, ne sono attratto ancora di più. E così via... In linea di massima qualsiasi esordiente italiano (e non) mi attira.
Ci sono, poi, tanti giovani di belle speranze - alcuni davvero promettenti - che mi piacerebbe trovare in libreria (e sarei felice di spingere più in basso, in classifica, tutti i miei romanzi!).
E' il momento giusto.
Etichette: Letteratura, Scrittori



25 Commenti:
Del cospicuo elenco che hai fornito posso commentare ben pochi autori.
Beh, riguardo ai tuoi romanzi, posso pronunciarmi solo su "La Rocca dei Silenzi" (che come sai ho già ampiamente - e positivamente - recensito sul forum di fantasymagazine); sui tuoi altri libri, Andrea, ho un bel dubbio: il fatto che tu "screditi" le tue prime opere in favore dell'ultima mi rende sospettosa... leggere qualcosa della tua trilogia d'esordio potrebbe servirmi "solo" a capire meglio l'evoluzione del tuo percorso di scrittore, da come ne parli... Non so se ne valga la pena, ma vorrei ricredermi; invece, aspetto con ansia il seguito de "La Rocca"!
Nel trittico che ho ordinato su ibs prima di natale, oltre al tuo romanzo c'erano anche quello di Giannone, della Debenedetti e della Troisi. Ho già affermato in passati commenti che "Il segreto di Krune" e "Il dominio della Regola" mi hanno entrambi affascinata all'inizio per le trame e i motivi molto originali, ma giunta a metà mi hanno fatto un po' annoiare e potrò caprine il motivo solo quando li avrò terminati di leggere (ho già promesso a Giannone delle motivazioni valide).
Quanto alla Trosi, ribadisco il mio "sdegno" (mi sia accordato il termine un po' forte) per la prima trilogia (patetismo da manga, assenza di ambientazione e atmosfera, temi banalissimi, incoerenze vergognose; unica virtù: la scrittura fluida e nitida), mentre la seconda (soprattutto "La setta degli assassini", l'unico che io abbia davvero apprezzato) mi ha fatto un po' ricredere... ben presto l'entusiasmo è però scomparso: ho "Un Nuovo Regno" sul comodino e quasi rimpiango i soldi spesi per acquistarlo.
Le opere della Redivo, da quanto ho potuto leggere qui e là, mi attirano parecchio e conto di ordinarle su ibs in un futuro prossimo.
Hai provato a leggere qualcosa di Egle Rizzo? Io ho iniziato un po' di tempo fa "Ethlinn, la Dea nascosta" (o qualcosa del genere) ma c'è qualcosa nel meccanismo narrativo che non mi torna e che mi ha fatto desistere dal continuare...
Cara Nutza, secondo me dovresti dare una chance alla mia trilogia, dimenticandoti della tecnica nel primo libro. La storia è molto più forte e articolata di quella de "La Rocca dei Silenzi", ma la maturità dell'autore era minore... tutto di conseguenza. Il fatto è che io sono piuttosto duro con me stesso e considero la trilogia un diamante grezzo: va riscritta, rispettandone alla virgola l'impianto (che è un gioiello di grande valore). Tutto qui. C'è chi l'ha apprezzata davvero, come l'esimio Feanor - uomo tutt'altro che superficiale nelle sue esternazioni e che appare, per giunta, pure piuttosto selettivo.
In ogni caso, ho dovuto considerare i singoli romanzi. Se considero la trilogia come opera integrale (cosa che non è soltanto perché ho scritto un romanzo alla volta, con la conseguenza che tutti i difetti d'immaturità si sono concentrati nella prima metà del primo romanzo), la piazzerei subito sotto a "La Rocca dei Silenzi". Ma, come dicevo, non è stato affatto semplice tentare di collocare i miei romanzi...
Michele scrive molto bene: ha una tecnica che lo porterà lontano. Scrive in un modo leggero ed è davvero difficile essere così poco personali, annullandosi a favore della storia e della narrazione. Credo che con quella tecnica e con la costanza che ha andrà lontano (e glielo auguro).
Milena devo ancora leggerla e gliel'ho promesso da un sacco di tempo! :(
Licia, come già detto, ha fatto passi avanti enormi rispetto all'esordio, che io considerai quasi la cosa peggiore mai letta nel genere, più per la totale incoerenza interna che per la superficialità. Con tutti i romanzi che voglio leggere, non posso dedicarmi alla sua trilogia intera, purtroppo, quindi non posso valutare fino a che punto si è migliorata.
Egle Rizzo me la sono dimenticata (la fretta!). Ho l'ultimo suo romanzo, ma non l'ho ancora affrontato.
Contribuisco alla disamina:
La Fortezza; D’Angelo
L’arcimago Lork; D’Angelo
Il dominio della Regola; Debenedetti
La via degli dèi; Cerrino
Le sette gemme; D’Angelo
La porta sulla notte; Cerrino
I lupi della bruma; Picciuti
Il viaggio di Aelin; Rizzo
I cieli dimenticati; Cerrino
Il seme perduto; Redivo
La pietra degli elementi; Redivo
Ethlinn la dea nascosta; Rizzo
Il figlio delle tempeste; Redivo
Il libro dell’impero; Cersosimo
I difensori di Cylith; Pesaro
Le maschere del potere; Passaro
La pietra di Moor; Fassio
Il segno dei ribelli; Romano
Nihal della Terra del Vento; Troisi
Il respiro delle montagne; Lepre
Di questi venti romanzi, i primi otto si attestano almeno su una sufficienza piena.
Aggiungo che prima o poi - ma spero sinceramente sia presto, almeno relativamente presto - leggerò certamente Coltri, che mi ha vellicato da subito - precisamente, dalla tua recensione, Andrea, e da alcuni commenti alla stessa. Dovrò leggere anche Giannone, se non altro perché l'autore, il nostro Mikimago, mi è sempre sembrata una persona affatto intelligente. Mi dedicherò anche a Tarenzi, che mi era ignoto fino a questo istante, ma che quantomeno mi alletta, constatato il gradimento che ha riscosso con Andrea, e la posizione lusinghiera che egli gli ha tributato.
Con ogni probabilità, invece, non leggerò più la Troisi, veramente troppo deludente nel suo esordio, e in tutti gli ambiti, forse soprattutto in aspetti più importanti ancora dell'abilità narrativa o della vena letteraria, o della consapevolezza tecnica - parlo di una superficialità plateale, reiterata e indifferente, direi quasi compiaciuta al ricordo dell'indulgenza e dell'ottusità con cui mi sembrava essere stata addirittura perseguita; di ingenuità scandalose particolarmente nel dosaggio di realismo e verosimiglianza; di una costante fragilità e aberrazione strutturale: sbilanciata, sconnessa, nebulosa; di una facilità, che certo non è semplicità, tematica e contenutistica assolutamente puerile; di una coerenza interna semplicemente assente, e non credo proprio che quest'ultima sia una scelta volontaria, in ottemperanza al magistero di Croce e di Lukacs che applicavano sul campo la tesi concettuale di Hegel, secondo cui la forma teoretica dell'arte può e deve essere solo ed esclusivamente l'intuizione lirica: non lo credo, perché con la Troisi anche tale intuizione lirica è perfettamente inesistente; non lo credo, perché anche soltanto per aderire a una scelta simile occorrerebbe essere geni, occorrerebbe essere Cechov o Hesse, e la Troisi ha definitivamente dimostrato di non esserlo; di "Nihal della Terra del Vento" posso salvare il ritmo, ma anche questo è elaborativo più che operativo, cioè presente più nel respiro affabulatorio che nella sintassi, dove invece è proprio invisibile, prima che mimetico. Temo infine che non leggerò più nemmeno la Redivo, che, nonostante mi abbia a suo tempo coinvolto abbastanza da indurmi a terminare la prima trilogia, mi accorgo ora che non mi ha trasmesso quasi niente: delle sue parole non conservo traccia, ed è netta la sensazione che non sia riuscita a invogliarmi con nessuna qualità peculiare a leggerla ancora, dopo la conclusione di quella trilogia.
In ogni modo, sono persuaso che il prossimo italiano che leggerò sarà comunque, di nuovo, Andrea, di cui testerò “La Rocca dei Silenzi”, che peraltro ho già acquistato – e da lungo tempo – finanche solo per verificare – e io lo ventilo, benché auspichi il contrario – che non lo preferirò alla prima trilogia – ma, Andrea, tu questo già lo sapevi, e immagino che ne indovini anche il motivo.
Feanor
Caro Feanor, mi spingi ancor più a leggere Milena Debenedetti, vista la tua "alta" valutazione. E la Cerrino - donna amabile, cortese e colta - si meriterebbe un po' della mia attenzione: che sciagurato!
Credo tu possa sperare - e sarebbe il caso di sperarlo, perché se io sono il massimo esponente italiano, allora stiamo freschi! - di piazzare in cima alla classifica sia Coltri che Tarenzi. Specialmente il primo, che ammiro sinceramente. (Se ti interessa, a breve uscirà "Zeferina" con il nuovo editore di Riccardo: una buona occasione per ordinarlo subito, prima che sparisca - purtroppo si rischia di ricevere addirittura in regalo il Mondo Emerso, mentre il resto sopravvive a stento e risulta spesso introvabile!)
Frattanto, attenditi eventuali recensioni (quella su Pentar avrei già dovuta scriverla da tempo) delle tre autrici succitate, a partire dalla Iuorio.
Circa "La Rocca dei Silenzi", credo in effetti che sarà meno nelle tue corde rispetto alla trilogia. Tuttavia il balzo stilistico e la maturità nella caratterizzazione potrebbero giocarti un brutto scherzo... :)
Sono, comunque, sinceramente curioso di scoprire quanto sarà di tuo gradimento (incapace di qualsiasi tipo di previsione in merito).
Vedere liste così lunghe di autori italiani accresce la mia consapevolezza di quanto vasto sia il gap che il sottoscritto dovrà colmare per avere una visione, se non altro generale, della letteratura fantasy prodotta dagli autori italiani.
Non è un caso che nella mia whishlist del breve periodo ci siano i romanzi della Iuorio e della De Benedetti (senza considerare quelli inseriti a medio e lungo termine - tempo, maledetto tempo!).
Allo stato attuale la mia conoscenza del fantasy italiano è limitata alla lettura de “La Rocca dei Silenzi” e de “La setta degli assassini” (oltre a “Estasia”, ma attualmente sono ancora a poco più della metà del romanzo di Francesco e, per abitudine, non esprimo pareri se non a romanzo ultimato).
Ho già esternato ad Andrea le mie impressioni (estremamente positive) sul suo romanzo che tecnicamente considero di livello strepitoso e che ho molto apprezzato anche perché non ha paura di “sporcarsi le mani”, cesellando figure spesso titaniche nella tragicità con cui affrontano il loro destino (non a caso ho tracciato un’analogia col capolavoro di Eastwood, “Gli spietati”).
Spezzo una lancia a favore di Licia. Non ho letto la prima trilogia ma “La setta degli assassini” m’è parso un romanzo godibile, fresco, che non farà di certo gridare al capolavoro ma che regala una lettura piacevole (il che, mi pare per stessa ammissione dell’autrice, è l’obiettivo che Licia s’era proposta e che, tutto sommato, a me sembra abbia perfettamente centrato).
Michele “Mikimago”.
Caro Michele, piacere di rivederti da queste parti. Tu sei uno degli autori che attendo al varco. Assieme a Luca Tarenzi (ma non certo con i suoi racconti appena editi: io attendo un nuovo romanzo!), Daniele Bonfanti e Fabiana Redivo.
Tu dici che devi colmare un gap?
E io cosa dovrei dire?
Mi mancano:
Laura Iuorio
Milena Debenedetti
Antonia Romagnoli
Egle Rizzo
Mariangela Cerrino
Marco Davide
Fabrizio Valenza
Uberto Ceretoli
Ester Manzini
Angela P. Fassio
Sergio Valzania
Daniele Picciuti
Daniele Nadir
Su Errico Passaro e Luca Pesaro ho già sorvolato: nessun giudizio su di loro, non avendoli letti, ma non li leggerò, privilegiando autori ora attivi.
Così, su due piedi... e me ne mancheranno altri. Sono già 13! Decisamente troppi.
Come ho scritto, Licia ha fatto un balzo in avanti rispetto alla prima trilogia. Tutta un'altra cosa. Ma un'intera sua trilogia non posso leggerla, soprattutto perché mi mancano così tanti italiani che avrebbe dovuto avvincermi decisamente di più per sottrarmi a nuovi orizzonti e stili e visioni personali.
Tu, piuttosto? Hai qualche buona notizia da darci su Giannone? Qualche dato di vendite? Qualche prospettiva futura certa?
Tranquillo, Andrea, vi seguo sempre, anche se - per mancanza oggettiva di tempo - talvolta non riesco a intervenire.
Diciamo che in quanto a gap da colmare, stiamo messi entrambi bene. Io non dispero, sebbene le letture cui anelo (e non solo fantasy) siano tante e le mie giornate tanto, troppo brevi.
Riguardo alle mie prospettive, ho ultimato il seguito del mio romanzo agli inizi di Dicembre (adesso lo sto facendo "decantare", in attesa di rimetterci mano per revisionarlo).
Circa tempi di eventuale pubblicazione e dati di vendita, sai bene quanto me - non siamo tipi da menar il can per l'aia - che i primi sono strettamente connessi ai secondi.
Non ho ancora dati ufficiali; quindi non ho idea di come stia andando.
In ogni caso, da parte mia, l'amore e la passione per la scrittura restano inalterate e io continuo a inseguire con gioia le storie (ancora molte) da raccontare. Trovo, messa da parte l'ebbrezza della pubblicazione, che questa sia la cosa più importante per chi fa della scrittura una delle ragioni della propria vita.
Mi scuso per la divagazione.
Credetemi: è sempre bello potervi ascoltare ed esternare le mie riflessioni.
Michele "Mikimago"
Be', Michele, io intanto mi sto portando avanti. Ieri ho ordinato Iuorio e Debenedetti (dal Delosstore). Volevo ordinare anche Picciuti, ma 18 euro più spese di spedizione separata per la provenienza mi è sembrato un po' troppo. Ci penserò più avanti.
Invece sono praticamente impossibili da trovare i romanzi della Asengard, come quelli di altri autori.
La vera questione del fantasy italiano non è la qualità media, come molti detrattori sostengono: siamo in tanti e siamo sempre più vari per tematiche e stili. E, certo, c'è anche molta roba scadente. La vera questione è l'enorme disparità nella distribuzione e reperibilità dei romanzi. Questo farebbe la differenza: se tutti avessero le stesse possibilità di essere letti, ecco che gli autori italiani di qualità emergerebbero e quelli più scarsi verrebbero eliminati dal mercato (in linea di massima, con alcune ovvie eccezioni: sarebbe troppo sperare che certi fenomeni meramente commerciali sparissero.
Hai una data definita in contratto circa la comunicazione dei dati di vendita? Personalmente avevo la fine di marzo dell'anno successivo a quello di pubblicazione, con la Nord.
Comunque, certo, le due cose sono correlate. E immagino che tu abbia cominciato a chiederti come diamine si muovano gli ingranaggi della distribuzione e dell'attenzione della casa editrice a essa, dal momento che il romanzo non si trova facilmente (molti tuoi potenziali lettori sembrano essere in difficoltà).
Se vuoi ti anticipo le risposte, senza che stai lì a scervellarti... ;)
Vista la tua risposta, urge un'altra domanda. Ma non posso fartela qui, in pubblico: sarebbe giocare sporco. Quindi passerò al privato.
Andrea, fra tutti gli autori italiani che vorrai leggere - e però che ancora non hai letto - Picciuti a me sembra - e, aggiungo, pure nettamente - quello con il potenziale maggiore, per la personalità stilistica, per la creatività immaginifica, e, forse soprattutto, per la carismatica evocazione di un'atmosfera di fondo e di sfondo che riesce sempre ad attagliare particolarmente a ogni contesto. In effetti, è l'autore che attendo con più aspettative, fra i rampolli nostrani. Quindi medita, ma considerando che io ti consiglierei di cedere a uno sforzo, per lui.
Feanor
Andrea, secondo me dovresti inserire nella classifica personale anche i libri della tua trilogia. Li sto leggendo in questi giorni e non posso che farti i complimenti. Tra un romanzo e l'altro si nota l'evoluzione dello stile e della narrazione.
X Mikimago: Ho appena terminato il tuo romanzo e ti faccio i miei complimenti :) Un bel romanzo e, come dice Andrea, una scrittura fluida e impersonale che ho molto apprezzato proprio per la leggerezza. Aspetto con ansia il seguito, sono mooolto curioso :P
Infatti, Feanor, avevo preso in considerazione Daniele Picciuti proprio in virtù della posizione che gli hai assegnato nella tua personale classifica. Ora che mi solleciti, lo terrò ancor più presente per il prossimo acquisto.
Prima, però, voglio leggere qualche donna italiana, perchè amo le scrittrici e mi pare una brutta lacuna.
LucaCP, ma io ho incluso i tre libri della mia trilogia nella classifica! O sono lento di comprendonio e stavi dicendo qualcos'altro?
Ad ogni modo, grazie per i complimenti. Magari, a fine lettura, attendo un tuo parere via email (lo so, lo so Nutza e Ipanema, prima devo rispondere a voi! Sono sulla buona strada: sto rispondendo a Nutza... :) Come vi dicevo, sono un bradipo!)
Felice che il libro di Michele ti sia piaciuto.
Mi sono spiegato male :P Intendevo inserirli in posizioni più alte! "Le sette Gemme" ad esempio non hanno nulla da invidiare alla "sette degli assassini" di Licia Troisi ^^. Per ora ho scritto una brevissima recensione de "Le sette gemme" sul mio blog, se vuoi comunque te la spedisco via mail ^__^
Io, Andrea, avrò i riscontri di vendita il prossimo mese di Aprile.
Non me ne faccio un cruccio, l’ho già detto.
Certo, sarò contento se il romanzo avrà venduto bene (perché negarlo? Sarebbe ipocrita); tuttavia, tu sai meglio di me che, a parte eccezioni che confermano la regola (Licia, per fare un nome), è impossibile in Italia vivere facendo lo scrittore di fantasy.
Il più sincero augurio che possa allora rivolgere a me stesso è allora di aver venduto un numero di copie tali da spingere l’editore a ritenere che valga la pena pubblicare altri miei romanzi (qui parlo da un punto di vista meramente economico perché un editore serio, in quanto impresa che non ti cerca un euro ma spende di tasca prorpia per mandarti in libreria, ha tutto il diritto di fare i propri conti e valutare se l’investimento ha fruttato o meno), dal momento che io con quelli della Flaccovio ho lavorato e continuo a lavorare bene e mi piacerebbe continuare a collaborare con loro.
Interessante comunque la tua osservazione circa il discorso distribuzione. D’altra parte, anche su questo punto, come per il discorso introiti, non si può non rilevare come il fantasy (il discorso vale in generale ma soprattutto per la produzione autoctona) non abbia una capacità di penetrazione sul mercato tale da garantire agli autori italiani di questo genere una visibilità che renderebbe possibile testare realmente quanti lettori riusciremmo a calamitare se fossimo presenti coi nostri romanzi in tutte le librerie.
La questione vale ancor più per chi viene pubblicato non da colossi (che siano Mondadori o Einaudi) ma da case editrici medie o piccole. Ho letto pure io in Rete di lettori che non sono riusciti a reperire il mio romanzo ma, tutto sommato, non posso lamentarmi; anzi, mi posso dire soddisfatto del lavoro della mia casa editrice. La Dario Flaccovio ha garantito comunque a “Il segreto di Krune” una buona distribuzione (compatibilmente – sia chiaro – con la tiratura del mio romanzo e le capacità della stessa casa editrice).
Molto, resto dell’idea, deve darsi da fare lo stesso autore (specie se fantasy ed esordiente come il sottoscritto) con le presentazioni (se ne parlava con Francesco Falconi, durante la presentazione fatta insieme a lui e Licia durante Romics dello scorso anno). Grazie ad esse, secondo me, si può riuscire a fare circolare il proprio romanzo e, di riflesso, a venderne più copie.
E in un mercato in cui, specie per gli editori medi, mi pare di capire (ripeto, non ho ancora dati frutto della mia esperienza in tal senso; si tratta di notizie spiluccate in Rete) che un centinaio di copie possa fare la differenza tra insuccesso e successo, è evidente che l’impegno personale sia un requisito che a un esordiente non dovrebbe mai mancare.
Mi scuso se sono andato OT e per essermi dilungato su una questione solo indirettamente legata al tema postato da Andrea.
@Luca CP: felice anch'io che il mio romanzo ti sia piaciuto.
Se avrai tempo, modo e voglia, aspetto un tuo giudizio articolato su di esso.
Circa il seguito, non posso che ripetere quanto detto sopra.
Michele “Mikimago”.
Michele, anche per te ho appena postato un parere sul blog ^^' Proprio oggi a dire il vero! Anche perché in questi giorni non ho esami e mi sto dando alla lettura per recuperare il tempo perduto :P
In questo periodo ho davvero poco tempo quindi passo per un saluto e colgo l'occasione, caro Andrea, per ribadire quello che già sai; La rocca dei silenzi è, a mio parere, il miglior fantasy italiano mai scritto.
Torno presto per altre considerazioni, un abbraccio
La mia cultura riguardo al fantasy italiano è ristretta, ahimè, solo alla prima trilogia di Licia Troisi. Sicuramente voglio leggere qualcosa di Andrea, poi anche "Il segreto di Krune" che mi incuriosisce abbastanza. Estasia non mi attira particolarmente così pure il romanzo della De Benedetti.
Ho poco tempo libero per cui cercherò di andare "a colpo sicuro" evitando di buttare di nuovo via i soldi come ho fatto in passato...
Glorelen
Ahimè, non posso contribuire alla discussione per la pochezza di autori italiani letti, ma lascio un ringraziamento - a te e a chi è intervenuto - per aver condiviso molti nomi da considerare come riferimento; è uno sguardo sul nostro panorama che alimenta la voglia di mettersi in pari e fa bene allo spirito, sinceramente.
Grazie.
Prendendo spunto da una frase del post di by ax ("è uno sguardo sul nostro panorama che alimenta la voglia di mettersi in pari") e con riferimento a una notizia letta di recente su FM, posto qui una considerazione che spero sia attinente alla discussione.
Tra i finalisti del "Premio Italia", sezione fantasy, accanto a romanzi che non conosco (di uno, "Shan" non sono riuscito a reperire alcuna informazione; l'altro, a giudicare dal titolo parrebbe richiamare chiaramente tematiche di genere), trovo “L’eretico” di Altieri.
Premessa indispensabile, a scanso d’equivoci. Tale romanzo è già nella mia libreria, in attesa di essere letto: ne ho spulciato il primo capitolo e m’intriga parecchio ; inoltre io amo i romanzi storici (uno dei miei generi favoriti in assoluto).
Il punto è proprio questo: si tratta di un romanzo storico, o almeno così mi è parso leggendo la seconda di copertina e qualche giudizio in giro per la Rete. (magari, se qualcuno di voi l’ha già letto, potrà delucidarmi ed eventualmente smentirmi al riguardo).
Nel caso in cui la mia convinzione sia però fondata, mi chiedo quanto possa giovare al genere l’inserimento nella rosa dei finalisti (ed eventualmente una sua vittoria) di un romanzo non di genere.
Abbiamo discusso sopra con Andrea del discorso visibilità e dell’importanza di tale fattore per l’attecchimento del genere presso una fascia meno ristretta di pubblico, fattore fondamentale per provare a sdoganare il fantasy dal suo, direi fisiologico, alveo di nicchia
In tal senso un concorso come il Premio Italia costituisce (o dovrebbe costituire almeno sulla carta) un veicolo ideale per un’operazione del genere. Se però esso finisce per dare visibilità a un’opera magari più meritoria di altre in valore assoluto (non posso dirlo senza avere letto “L’eretico” e nemmeno gli altri finalisti) ma non di genere (ripeto – trattasi di mia supposizione; smentitemi e considererò questa mia riflessione come mai scritta), allora si sarà persa una grande occasione per fare del bene al fantasy made in Italy.
Perché se è come suppongo, “L’eretico”, magari finirà nella mia lista (e magari in tante altre) dei migliori romanzi (tout court) letti quest’anno ma di certo non lo potrò inserire in quella dei migliori romanzi fantasy e qualche autore nostrano di genere (che magari io e/o voi avremmo scoperto grazie al suo ingresso nella rosa dei finalisti e/o a seguito di una sua eventuale vittoria) sarà stato tagliato fuori da una scelta di fondo che pare contraddire il presupposto di genere che sta (o dovrebbe stare) alla base del Premio Italia.
Nessun intento polemico, ragazzi; però ritengo sia giusto almeno discuterne.
Michele “Mikimago”.
Scusate, ragazzi... avete scritto un sacco di cose interessanti, ma devo rimandare le risposte.
Ci tengo soltanto a sottolineare una cosa, circa il Premio Italia: quello che dovevo dire l'ho già detto in passato, proprio quando il mio "La Rocca dei Silenzi" è stato finalista, guarda caso assieme al primo romanzo della trilogia di Altieri (che, per inciso, si stupì della "nomination" e della vittoria finale - soprattutto dopo anni di ricerche storiche).
Da allora ho smesso di votare e spero sinceramente che nessuno mi voti più in futuro, regalandomi la gioia di non essere più finalista.
Il Premio Italia, così com'è, è totalmente inutile.
Michele Mikimago, la tua esposizione argomentativa è chiarissima, di una lucidità esemplare; non ggiungerei altro.
E "L'Eretico" di Altieri, così come tutta la sua trilogia in cui "L'Eretico" è incluso, è un'opera di respiro limpidamente storico, non certo fantasy, forse appena fantastico: confermo la tua congettura, Michele. Peraltro sono tre romanzi molto buoni, e anche qui convengo con la tua sensazione.
Ma non sono romanzi fantasy, questo è acclarato fuor di ogni dubbio.
Sì, spesso l'atmosfera è magica, ma magica per le tinte liriche, cromatiche ed emotive che vengono evocate da Altieri - davvero bravissimo a calibrarle - non perché in sè condizionata, determinata e discriminata da elementi concretamente magici e fantasy; sì, alcune suggestioni sembrano rasentare un afflato di misticismo, ma per la corrente di mistero che devono insufflare, per l'inscritta nebulosità dei contesti in cui tali suggestioni si palesano, per i volti più notturni, occulti, latebrosi verso cui tali suggestioni sempre ammiccano, senza mai poterli svelare nitidamente; sì, alcune figure e alcune situazioni paiono almeno bizzarre, e non interamente spiegabili - né spiegate direttamente e compiutamente dall'autore - con i comuni criteri dell'ordine della razionalità meccanicistica, ma la supposizione che queste figure e queste situazioni siano perciò definite dalla presenze evidente di elementi puramente fantasy, deve arrestarsi allo statuto di un'impressione - non già di una certezza, per cui sia quindi possibile ascrivere "L'Eretico" al genere fantasy.
Insomma, ne "L'Eretico", il dato fantastico, se vogliamo, si risolve in un rarefatto espediente stilistico, non in una consistenza reale. Altresì, la pregnanza di questa nota fantastica, adeguata alla sola trasmissione intuitiva della tonalità dell'atmosfera, è del tutto marginale.
Se questo è sufficiente a classificare "L'Eretico" come fantasy, allora come fantasy deve essere annoverato anche "Il Decameron", con tutto il realismo magico di Boccaccio - nella novella di Andreuccio da Perugia, per esempio. Boccaccio, che fantasy non è e non può essere, per immediate ragioni storiche e tecniche. Certo, l'autorità di Boccaccio conferirebbe subito preclara dignità a tutta la fantasy, ma, purtroppo, l'operazione di assimilazione non è attuabile - proprio come non è attuabile, o, almeno, non dovrebbe essere attuabile, la medesima operazione con Altieri.
Per di più, "L'Eretico" deve essere fermamente considerato un romanzo storico - semmai, con un'ispirazione fantastica di fondo - in virtù dell'acribia - affatto notevole - con cui proprio il dato storico, sopra tutto, è cesellato, e per l'energia con cui la pertinacia della ricostruzione degli eventi è affermata, perseguita e ottenuta - benché, lo si deve dire, l'interpretazione di alcune vicende sia abbastanza sbilanciata: manca forse il momento equilibratore delle ricerche di un Gilson, o di un Kristeller; mi azzarderei ad attestare che Altieri si sia affidato più all'irruenza di Kohler o di Carr. Comunque, lo scrupolo appassionato che è stato dedicato allo studio storico - e alla sua importanza eminente nell'intersezione di tutte le componenti del romanzo - emerge con risultati più che validi.
Già: "l'Eretico" è un romanzo storico, e un concorso dichiaratamente riservato a romanzi fantasy che assegna la vittoria a un romanzo storico, o non è più un concorso dichiaratamente riservato a romanzi fantasy, o non sa distinguere il genere fantasy dal genere storico, o - più semplice - è un concorso privo di ogni logica.
Feanor
Intervengo per linkare il pezzo che scrissi nel 2006, a Premio Italia assegnato.
http://www.negrore.com/considerazioni/cons_43.htm
E' facilmente applicabile al contesto di questa finale. Oltre tutto, aggiungo, com'è possibile che, con tutti i testi di autori italiani usciti nell'ultimo anno, vadano in finale un romanzo storico e due fantasy (e chi lo sa? Fidiamoci...) di cui non ho mai sentito parlare? (E credo mi si possa dar atto di essere un tipo piuttosto sensibile al fantasy italiano, sempre pronto a scoprirlo e a parlarne. Da dove spuntano questi romanzi?)
Tutto ciò mi riporta alla conclusione di due anni or sono: il Premio Italia è un premio inutile.
Mi inserisco malamente nella vostra articolata discussione per esprimere anche la mia perplessità per la candidatura al premio fantasy di Altieri. Onestamente incomprensibile al pari delle altre due opere candidate: mai sentite, non indicizzate da google, e assolutamente mai viste in libreria. E personalmente in libreria ci vivo...
Inutile e sterile lanciarsi nei consueti italici sospetti sui motivi delle candidature ma, se davvero il Premio Italia è questo, allora non posso che essere d'accordo con Andrea.
A proposito, i tuoi libri mi mancano totalmente come del resto quello di Michele che sto disperatamente cercando, spero di recuperare al più presto. Il fatto è che voi autori italiani vi siete moltiplicati come funghi e non riesco a starvi dietro! Ma la cosa non mi disturba affatto, anzi ^^
Hai dimenticato di mettere nella tua lista due romanzi davvero interessanti e originali, anche perchè affrontano un'ambientazione diversa dal solito. Ovvero: Chariza. Il soffio del vento e Chariza. Il Drago Bianco. Di Francesca Angelinelli editi Runde Taarn. Che Gamberetta, che ho visto frequenta questo blog, ha demolito sul suo, ma io invece ho trovato splendidi e innovativi, anche se un pò difficili da reperire.
Il che ci riporta al problema di cui si parlava sopra con Andrea.
La visibilità o, se si vuole, la capacità di penetrazione del mercato da parte degli esordienti italiani (problema estendibile a tutta la categoria ma particolarmente rilevante parlando di un genere comunque di nicchia come il fantasy).
Su questo (al di là del valore della singola opera), ci si dovrebbe secondo me concentrare.
Michele Mikimago
Gamberetta non frequenta più questo forum (almeno, questa è la sua ultima parola). Per me può anche tornare, purché con altri toni. Nulla in contrario dall'avere una voce che dissente, purché educata - perché l'educazione non è una scusa per non affrontare altre questioni.
In ogni caso, a me piacerebbe che la polemica scoppiata altrove non influenzi i vostri interventi - ma non ho il potere, né il diritto di costringere nessuno a non scrivere certe cose.
Insomma, salvaguardiamo l'atmosfera tranquilla di questo blog, senza portare veleni (e, sia ben chiaro, né in un senso, né nell'altro).
Se così non sarà, dovrò censurare, perché tengo particolarmente alla tranquillità, e molto.
Ciò premesso, vero, ho dimenticato la Angelinelli. E anche Silvana De Mari.
Come diceva Mirtillangela, però, gli autori italiani si stanno riproducendo come funghi (ovvio, sono sempre esistiti e l'editoria non li calcolava: ora c'è una specie di corsa alla scoperta dell'inedito italiano di fantasy!). Non posso e non voglio mantenere il passo: ho già cominciato a scegliere tra gli italiani, come faccio da molto tempo con gli stranieri.
In linea di massima, però, leggo più italiani che stranieri, ora, soprattutto perché questo mi dà la possibilità di dialogare con loro, cosa che ritengo preziosa al di là di ogni giudizio o critica, cosa che con gli autori stranieri è praticamente impossibile.
Non perché sono un autore ho smesso di essere affascinato dalla figura dello scrittore.
Certo, Michele, la distribuzione, ma ancora di più la visibilità in libreria sono due temi "scottanti".
Un libro prima dev'essere distribuito bene. Ma non basta, perché se poi finisce nell'ultimo scaffale impolverato di tutte le librerie d'Italia è tempo e denaro regalato ai distributori.
E la posizione in libreria, purtroppo, si guadagna con la forza del proprio editore. Non c'è via di scampo: chi ha potere, tende a mantenerlo e rinforzarlo. Chi ne ha poco, arranca... :-/
Ci vorrebbe una bella legge culturale di pari opportunità, ma si leverebbero in molti (disonesti e avvoltoi) nel nome del Libero Mercato (che a mio avviso dovrebbe essere regolato meglio, perché così com'è regala forza ai forti e mette in un angolo i più deboli, con l'ideale troppo facile di "be', chi vuole può guadagnarsi uno spazio: il mercato è libero" - è un'ipocrisia, una falsità bell'e buona. Un piccolo editore non potrà mai battere Mondadori, RCS o GEMS sul campo).
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