26 luglio 2007

Steven Erikson - Uno

Amo questo autore.
Dopo un mirabile prologo, in Midnight Tides apre la narrazione così (e mi spiace per chi non sa l'inglese, ma non mi azzardo a storpiarlo).

« Here, then, is the tale. Between the swish of the tides, when giants knelt down and became mountains. When they fell scattered on the land like balast stones of the sky, yet could not hold fast against the rising dawn. Between the swish of the tides, we will speak of one such giant. Because the tale hides within his own.
   And because it amuses.
   Thus.

   In darkness he closed his eyes. Only by day did he elect to open them, for he reasoned in this manner: night defies vision and so, if little can be seen, what value seeking to pierce the gloom?
   Witness as well, this. He came to the edge of the land and discovered the sea, and was fascinated by the mysterious fluid. A fascination that became a singular obsession through the course of that fated day. He could see how the waves moved, up and down along the entire shore, a ceaseless motion that ever threatened to engulf all the land, yet ever failed to do so. He watched the sea through the afternoon's high winds, witness to its wild thrashing far up along the sloping strand, and sometimes it did indeed reach far, but always it would sullenly retreat once more.
   When night arrived, he closed his eyes and lay down to sleep. Tomorrow, he decided, he would look once more upon this sea.
In darkness he closed his eyes.
   The tides came with the night, swirling up round the giant. The tides came and drowned his as he slept. And the water seeped minerals into his flesh, until he became as rock, a gnarled ridge on the strand. Then, each night for thousands of years, the tides came to wear away at his form. Stealing his shape.
But not entirely. To see him true, even to this day, one must look in darkness. Or close one's eyes to slits in brightest sunlight. Glance askance, or focus on all but the stone itself.
   Of all gifts Father Shadow has given his children, this one talent stands tallest. Look away to see. Trust in it, and you will be led into Shadow. Where all truths hide.
   Look away to see.
   Now, look away.
»

No so su di voi, ma su di me Steven Erikson ha un effetto devastante. Mi rende di nuovo un ragazzino in preda alla meraviglia, dopo anni di tedio e qualche vago picco di riconoscimento. Tra gli autori contemporanei che conosco, lui è l'autore che più di ogni altro scrive ciò che io considero "letteratura fantasy". E mi fa sentire piccolo, ogni volta.

Continuo, va'...

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Azione, azione, azione!

Pare che il mercato editoriale sia tutto teso verso la “narrativa fast-food”. E, come mi faceva notare Michele Giannone, è un male che ha colpito anche il cinema. Forse è come la peste... forse è un'epidemia.

Quando spedii all'Editrice Nord il primo romanzo della mia trilogia, allegando una lettera di presentazione (ignorando che sarebbe stato opportuno inviare anche una bella sinossi), Gianfranco Viviani mi fece due appunti: uno sulla forma, che condividevo, e uno sull'azione, di cui invece non condividevo l'essenza.
Gli risposi, puntualmente e testualmente: «L’azione è davvero soltanto guerra, combattimenti all’arma bianca o magica, duelli, ecc... oppure è, ad esempio, anche azione magica non forzatamente volta allo scontro tra due contendenti? Non credo di essere d’accordo sul relegare l’azione al semplice "scontro", anche se parlando in senso lato. [...] Se mi si chiede soltanto azione, allora mi si boccia: non è la strada che seguo.»
Fui convincente, in tutta evidenza. Eppure da allora continuo a pensare che Viviani venne colpito dalla pronta risposta, che evidenziava il grande lavoro di preparazione della trilogia (spedii non uno, ma ben due riassunti diversi, in cui avevo evidenziato tutto ciò che per me era azione, classificandola in modi diversi - materiale che non avrei potuto produrre in tre giorni, se non fosse già stato bell'e pronto). Il risultato è il Primo Ciclo Minore, meglio noto con il nome di “trilogia delle sette gemme” (questioni di marketing), mio esordio.

A questo punto, mi chiedo e vi chiedo: può l'azione essere il peso più importante sulla bilancia? Immagino già le risposte degli editori, ma mi piacerebbe poter rivolgere loro questa domanda.
La risposta dei lettori, invece, appare evidente: sì, l'azione è il fulcro, senza la quale i libri diventano noiosi.
Ma non ne sono così certo. O, forse, spero di sbagliarmi.
Di Michele Giannone, ad esempio, ho apprezzato molto le parti in cui l'azione non c'era. Lo stesso dicasi per il romanzo di Daniele Bonfanti. Di Dario De Judicibus pure. Non è un caso, noto solo ora, che il primo si sia concentrato di più su ciò che attornia l'azione, rispetto ai secondi, e si sia guadagnato una critica migliore da parte mia. L'azione è, forse, ciò che meno mi attrae di un romanzo, se questo non riesce a farmi riflettere altrimenti. Sono forse io un lettore anomalo? O forse l'azione è giustificata, adrenalinica e godibile se e solo se c'è una profondità di narrazione che la precede e segue?
Non so voi, ma io mi risposi già molti anni fa e, pur rischiando di mandare in fumo una possibile pubblicazione con la casa editrice che era il mio sogno, sottolineai il concetto all'allora editor dell'Editrice Nord, in modo quasi pedante.

Far parte di un mercato che premia l'aria fritta, in tutta sincerità, non m'interessa. Ai tre re "azione, azione, azione" io oppongo i miei "ambientazione, introspezione, azione". Questo mi interessa. Certo, potrebbe non interessare agli editori e io ritrovarmi a non pubblicare più alcunché.
Ma ha davvero importanza?

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23 luglio 2007

Recensione - House of Chains

Come è diventata mia ottima abitudine, ecco una nuova recensione a caldo.

Il quarto volume dei Malazan Book of the Fallen non ha deluso le mie aspettative. E, ancora una volta, mi sono dovuto limitare nel recensirlo: troppe le cose vissute per dar spazio a tutto.
Il mio unico suggerimento, prima ancora che affrontiate la recensione, è di regalarvi questa saga sontuosa.

Leggete la recensione e tornate a commentare qui nel blog.

Steven Erikson - House of Chains
http://www.negrore.com/recensioni/08houseofchains.htm

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18 luglio 2007

Recensione - Il mondo di Rocannon

Nuova recensione.

Ancora una volta si tratta di un esordio, ma si tratta di quello della più grande scrittrice vivente di fantascienza e fantasy, secondo i miei personalissimi parametri. È, infatti, un esordio del 1966.

Leggete la recensione e tornate a commentare qui nel blog.

Ursula K. Le Guin - Il mondo di Rocannon
http://www.negrore.com/recensioni/07ilmondodirocannon.htm

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9 luglio 2007

Musica!

Cosa sarebbe il mondo senza la musica?
Pochi giorni fa mi sono reso conto di quanto la musica riempia la mia vita e di quanto poco ne parli. È stato il mio sogno per molti anni, finché la vita mi ha costretto a scegliere, la solita stronza. Sono certo d'aver scelto la via che mi è più congeniale delle due che mi sono più congeniali. In pratica, rimpiango d'aver mollato tutto per la frustrazione, a suo tempo.

Questa blog-considerazione è soltanto introduttiva. E parla, egocentricamente, di me. Una volta sola, però. Poi darò spazio a chi se l'è guadagnato, non mollando tutto per la frustrazione.
Che musica mi piace? Quella suonata. Non tollero robaccia che denuncia fin dalla cover la sua vena sintetica. Lascio la plastica a chi ama i gusti forti. Personalmente, sono un nostalgico. Vengo dalla passionalità e spontaneità di Bruce Springsteen, passando per la raffinatezza di Sting e su su fino al giovanissimo James Morrison, scoperto l'altro ieri. Il commerciale, dunque, mi sta benissimo, se è di grande qualità. Se qualcuno storce il naso di fronte a Born in the USA, dovrebbe ascoltare New York City Serenade e piangere lacrime di gioia per un simile inno alla musica. Chi crede che l'uomo dalla maglietta a strisce gialle e nere sia Every Breath You Take, dovrebbe ascoltare dieci volte di fila I Burn For You (nella versione live dal doppio CD "Bring on the night"), fino a sentirne ogni sfumatura.
Butto qui alcuni nomi di primissima grandezza, tanto per farvi capire cosa ascolto oppure ho ascoltato tanto da diventare un po' sordo: Deep Purple, Weather Report, Keith Jarrett, Tori Amos, Bruce Hornsby, Ivan Segreto, Rubèn Blades, Stevie Wonder, Vasco Rossi, Yellowjackets, Dave Matthews, Robben Ford, Trilok Gurtu, Mr.Big, Dream Theater, Mike Stern, Renato Zero, Miles Davis, Garden Wall, Peter Gabriel, Korn, Nik Kershaw, Subsonica, Level 42, Hans Zimmer, Basil Poledouris, Metallica, James Horner, Iron Maiden, Tool, Sergei Rachmaninov (tanto per finire in bellezza!).

Detesto l'Hip-Hop, quel pretenzioso, inutile vocalizzare sopra una base infinita: non perché siete neri è figo. E' noioso!
Detesto la musica italiana idiota (quindi il 95% della produzione). Dobbiamo essere rappresentati nel mondo, non dico da Laura Pausini, che è come sparare sulla crocerossa, ma da Eros Ramazzotti o dai vari gruppetti alternativi che usano la musica (senza saper suonare) per fare politica.
Detesto la musica con trilli di cellulari, tette e ansimare tutto incluso, costruita in studio.
Detesto i Pooh (e tutti i musicisti che li amavano con cui ho suonato). Il loro equivalente statunitense sono gli Aerosmith... volete mettere?! Almeno i secondi sanno suonare.
Detesto chi paragona Giorgia a Whitney Houston, Elisa a Giorgia, Björk a Elisa... e infine dice che gli italiani non valgono un piffero, nella musica leggera. Un po' di coerenza?

Detesto troppe cose e ne amo molte di più. Argomento infinito, questo.
Ne parlerò un po' per volta, con un occhio al passato e un occhio al presente.

Ma, ragazzi, prima voglio sapere qual è la vostra musica.
Forza!

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Fantasy per ragazzi

Quand'ero un ragazzo, ero come tutti i ragazzi: ignorante. A dir il vero, lo sono tuttora. Vero. Allora diciamo che la differenza, rispetto a oggi, è che ero più ignorante e meno consapevole di esserlo. Banale, in fondo. Lo sanno tutti.
Quando si parla di letteratura, i ragazzi sono un punto spinoso da affrontare. Tutti hanno paura di dire qualcosa di negativo, passando per bacchettoni. Di contro, tutti hanno paura di dire qualcosa di troppo positivo, passando per piaggiatori.

Una cosa è certa: il più grande mercato librario, in Italia, è quello dedicato ai ragazzi.
Parliamone, dunque.

I ragazzi hanno molte doti. La prima è la loro genuinità. Prendete il sostantivo come una mescola di schiettezza, sincerità, passionalità, emotività, freschezza, eccetera. Una miscela esplosiva, che li rende particolarmente vivi e vivaci, che fa loro aprire la bocca prima che qualche pensiero da frustrati li castri, zittendoli. Questo sono i ragazzi: genuini. E, quindi, buoni. Qualsiasi cosa esca dalle loro bocche.
Ma quale capacità critica hanno?
Risponderò per me, naturalmente. La loro capacità critica è gravemente minata dalla poca esperienza. Se non è nulla, è uno zero con virgola. Ciò che sta dopo la virgola è presto detto. I decimali corrispondono alle loro doti più spiccate, che gli permettono di capire quando un libro è una vera porcata. Insomma, non si fanno prendere per i fondelli troppo facilmente. A meno che, e questo capita, non siano in fregola intellettuale (e non solo). La passionalità può tradire, infatti.

Il ragazzo che fui amò Le pietre magiche di Shannara e tutt'oggi non riesco a considerare quel libro se non un piccolo capolavoro. Ma so perfettamente che, se lo leggessi oggi, non lo troverei così magico. Sarebbe bello, non straordinariamente bello. Eppure, quando a suo tempo, qualche settimana prima, lessi La spada di Shannara, mi resi subito conto che era una (brutta) copia de Il Signore degli Anelli.
Erano i primi libri che leggevo di mia scelta, non imposti dall'alto.
Ebbene, i decimali mi permisero di subodorare la fregatura della "spada". Ma mi piacque lo stesso. Un adulto con una discreta capacità critica non si sarebbe nemmeno preso la briga di terminare il primo romanzo di Terry Brooks.

Cosa significa tutto questo, per il qui scrivente?
Il fantasy per ragazzi è un grosso mercato, ma i ragazzi non premiano chiunque. La loro capacità critica è acerba, non è capace di distinguere tra pessima operazione commerciale e brutto libro, tra capolavoro e libro di gran mestiere. Ma sanno cos'è il brutto e cos'è il bello per loro. Sanno volersi bene e ricercano il piacere, con più incisività di un adulto.
Ma si perdono, e qui casca il palco, quando il piacere è semplice, perché il semplice è difficile da distinguere dal superficiale (scrivere semplice è molto difficile, vi riescono soltanto i maestri).
Qual è la differenza tra semplice e superficiale? Presto detto, non mi tiro indietro.
Semplice: La storia infinita, di Michael Ende.
Superficiale: Nihal della Terra del Vento, di Licia Troisi.
Entrambi i romanzi vendono tantissimo. Trovatemi un ragazzo che non li conosca entrambi.

Come tutte le questioni spinose, però, non riesco a capire se il mio pensiero sia un'opinione o contenga un reale fondo di verità.
Chi siamo, noi adulti, per decidere cosa sia di qualità per i ragazzi? E, soprattutto, è proprio vero che i ragazzi non possano capire la differenza tra narrativa e letteratura, magari d'istinto? (Tra superficiale e semplice?)
Penso al ragazzo che fui. Ero acerbo come lo sono tutti i ragazzi. Così un fatto riaffiora di prepotenza. Quando terminai di leggere Il Signore degli Anelli e cominciai a scrivere, un pensiero lampeggiò nella mia mente, abbacinante: «Non voglio leggere mai più questo romanzo, mi influenzerebbe troppo!» E, credeteci o meno, a tutt'oggi ho il terrore di rileggerlo. Esatto, non l'ho ancora riletto. Nient'altro suscitò in me pari stupore e timore nel contempo quanto fece la letteratura di Tolkien. Non me ne resi conto, ma la mia strada di lettore era già segnata.
Chi mi colpì in seguito con altrettanta forza, infatti, fu soltanto Ursula Le Guin.
Due autori del fantastico universalmente riconosciuti come latori di letteratura e non di semplice narrativa.

Ma il dubbio permane. Ecco perché voglio il vostro parere, nonostante una risposta me la sia già data.
Vorrei che la confutaste o la avvaloraste.

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Fuori dalle balle!

Vado via tre giorni e cosa mi ritrovo?
«La vicenda Sismi è una farsa messa in piedi per non parlare dei problemi veri del Paese», dice Umberto Bossi.
Il vero problema del paese, assai poco caro Umbero, siete voi politici.

Sono appena tornato da Napoli. Splendida città.
E splendida gente, più sì che no. C'è anche chi è un po' stronzo, ma gli stronzi, si sa, sono ovunque.
Non dico che andrei a viverci, ma me ne sono innamorato.
Per tornare a Trieste ho preso un treno da Salerno (gitarella finale) che è arrivato con 50' di ritardo. Fortunatamente l'aereo è partito con 45' di ritardo. Atterrati, i bagagli ci sono stati consegnati con 30' di ritardo prima, poi diventati 50'. Dovevo arrivare a casa a mezzanotte e mezza, ma ho spento la luce alle 3 del mattino. Mi sono detto: «Vado in ufficio alle 12 e se mi chiederanno dove diavolo fossi finito, risponderò che ho dormito le mie sei ore di sonno con tre ore di ritardo».
Ho fatto mattino, anziché notte. Questi sono problemi reali, che rovinano l'esistenza di milioni di onesti cittadini ogni giorno. Ma finché voi "democratici" deputati (perché onorevoli 'sta minchia!) non vi levate dai coglioni, sicuramente non li risolveremo mai. Quindi, qual è il peggiore dei mali, assai poco caro Umberto, i mali dell'Italia o chi dovrebbe risolverli e invece pensa soltanto a salvarsi il culo dalle proprie numerose malefatte?

Come da titolo.
FUORI DALLE BALLE!

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4 luglio 2007

Briciole uno

La mia non è una pausa meditativa, non miro all'ascetismo - il buon Steven Erikson ha "dimostrato" che l'ascensione non è forzatamente una cosa positiva. La realtà è che sono impegnato su più fronti e, di conseguenza, non ho molte cose da scrivere in questi giorni (né tempo). Potrei averne molte tutte in una volta (ma il tempo mi mancherebbe comunque!).
Non parlerò di alcune delle cose che sto "facendo", per scaramanzia. Se frutti si vedranno, ne parlerò; non una parola in anticipo.

Spargo un po' di briciole, dunque. Tanto per chiacchierare un po'.

Il giorno dopo è in attesa del mio ritorno, fermo nel mezzo del Capitolo X.
Strana creatura, questo romanzo, e strana anche la sua gestazione. Che visitatore nascerà?

Anche le recensioni languono, sebbene io stia sempre, diligentemente, leggendo. Tre romanzi contemporaneamente, per la precisione. House of Chains, di Steven Erikson. Il mondo di Rocannon, della mia prediletta Ursula K. Le Guin. Zeferina, dell'ottimo Riccardo Coltri - che per me non è una sorpresa. Due sono brevi, l'altro lo terminerò a breve. Bene, a presto tre recensioni - tanto per continuare la nostra digitale discussione sulla narrativa di genere e sulla letteratura - concetto trasversale, avulso a qualsiasi suddivisione (secondo il qui digitante - e che Feanor mi colga!).

Sto prendendo seriamente in considerazione l'idea di introdurre l'argomento musica nel mio blog.
Qualcosa ne so anch'io, se è vero che prima di voler fare lo scrittore, volevo diventare un batterista.
Insomma, devo ancora scegliere cosa farò una volta maturo. La strada artistica m'appare come peculiare della mia "fase adolescenziale" (tuttora funestamente presente).

Frattanto, qui a Trieste c'è un temporale che somiglia a una tromba d'aria. Mi tornano alla mente il cambiamento climatico e Al Gore: ce la faremo? Il caso vuole che proprio oggi abbia deciso di andare in città, dopo settimane di assenza: ce la farò? Che siano tutti portenti da interpretare?

Infine.
Cosa ne pensate di uno scrittore che considera i lettori un gregge di pecore ottuse, che solo il cane tiene assieme e in cui qualche rara pecora nera riesce a elevarsi? Non so perché, ma a me il bianco della massa sembra nascondere sempre qualcosa, ormai. Paranoico? Può darsi. Tuttavia, a ben osservare, quello è bianco sporco. Meglio le pecore nere. Decisamente.
Ecco, io scrivo pensando alle pecore nere.

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