30 maggio 2007

Capacità critica ed esterofilia

Questa mattina mi trovo a riflettere, di nuovo, sulla capacità critica dei lettori italiani - che è quella che conosco meglio, anche per esperienza diretta. La considero pesantemente corrotta da un'esterofilia fuorviante, malsana, sterile e sterilizzante.

Com'è possibile che autori come George Martin vengano ossannati ancora oggi, dopo lampanti e ripetuti esempi di "sbrodolamento" narrativo? Che l'autore statunitense snobbasse e svilisse il fantasy in passato, in modo esplicito, per poi cambiare rotta e dedicarvisi con profitto (economico), è sintomo evidente del fatto che il successo sia qualcosa di avulso dal contesto della letteratura.

Forse sbaglio, forse no, ma a me sembra che la capacità critica dei lettori italiani di genere sia acerba. O, forse, io sono tra i pochi che vorrebbero che il Fantasy occupasse un posto nella letteratura (questa sì una nicchia!), cosa che io credo si meriti già, grazie ad alcuni autori, come Tolkien e Le Guin. E, di conseguenza, valuto le opere per ciò che di letterario hanno, sempre col mio metro di giudizio, ma con l'attenzione viva di chi ricerca la qualità, lo spessore, e non il mero intrattenimento (che capisco intrattenga, ma a me fa l'effetto opposto, alla lunga, se effimero).
George Martin non è letteratura. È presa per i fondelli. Ben riuscita, a giudicare dalle vendite (e dal "R. R." nel mezzo del nome - che olezzò di merda fin dalla sua comparsa sugli scaffali italiani).
Perdonate la franchezza, e magari l'apparente animosità di questa considerazione - inesistente -, ma se è vero che gli autori italiani si meritano critiche oneste, che non li blandiscano, è altrettanto vero che non sono affetto da esterofilia e scorgo difetti macroscopici, non debitamente tenuti in considerazione, nelle opere di autori stranieri osannati.

2.000 pagine di Martin, scritte dopo l'anno 2000, non mi hanno dato ciò che mi ha dato Glen Cook, con The Black Company, romanzo d'esordio di 300 pagine, pubblicato nell'anno 1984. Finora ero deciso a riprendere la saga di Martin, una volta che l'autore statunitense l'avesse ultimata. In seguito alla lettura di Glen Cook, invece, ho deciso che Martin, con me, ha chiuso.

Tutto questo non per dare contro a Martin, che è soltanto l'esempio di questa mattina, bensì per instillare un dubbio nelle vostre menti: dove andrà la Fantasy italiana, se i suoi autori, che sono prima lettori, non si affrancheranno da un'esterofilia tutta italiana, nella sua eccessiva miopia, e non cominceranno a vedere nelle opere di alcuni dei maggiori autori mondiali qualcosa di dannoso al genere stesso?

Etichette:

23 maggio 2007

L'Italia in malora

Quindici anni fa moriva, assassinato dalla mafia con mille chili di tritolo, Giovanni Falcone.
Ricordo ancora quel giorno. Era pomeriggio, stavo mangiando noccioline tostate e salate, bevendo succo di frutta alla pera (ora capisco perché sono cresciuto così...). Ho pianto per ore, davanti alla televisione. Avevo vent'anni e il mio interesse per la politica italiana, pessima già allora, era nato da poco. Ma Giovanni Falcone lo conoscevo bene, per quello che stava facendo.
E che nessuno ha fatto più, dopo l'ulteriore assassinio mafioso di Paolo Borsellino.
Di lui ricordo l'uomo e marito, che di comune accordo con la moglie aveva rinunciato ad avere figli, per il timore di lasciarli orfani. Sembrerebbe profetico, se non fosse che lo Stato, già allora pateticamente immobile (o dovrei dire diabolicamente?), lo lasciò solo.

A quindici anni di distanza, Marcello Dell'Utri viene condannato dalla III Corte d'appello di Milano a due anni di reclusione per tentata estorsione aggravata (precedente sentenza di colpevolezza confermata), e quasi nessun giornale italiano ne riporta la notizia. Non dico di più, vi lascio al link che porta alla lettera di Marco Travaglio, che spiega bene i fatti e che Beppe Grillo ha pubblicato sul suo blog.
Qui: http://www.beppegrillo.it/2007/05/la_notte_della.html
Poi, vi invito anche ad andare a leggere la scheda su Marcello Dell'Utri su Wikipedia.
Qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Marcello_Dell

Ora, ci si chiede come mai lo Stato non combatta più la mafia e siano i giovani meridionali a doversene occupare, con manifestazioni di piazza e organizzandosi in autonomia, dimenticati da tutti se non fosse per personaggi popolari che li portarono alla ribalta (per un po').
Forse gli italiani dovrebbero capire che la mafia non è più una cosa del meridione.
È una questione che riguarda tutti, quando siede in parlamento.

Etichette:

21 maggio 2007

Recensione - L'eterno sogno

Finalmente, dopo mesi e mesi d'inattività, la sezione delle recensioni riprende vita. Spero, per vivacchiare a lungo.
Per l'occasione, ho finalmente introdotto il voto, che fa giustizia.
Non ho più l'intenzione di trattare come una "specie protetta" gli autori italiani. Se un occhio di riguardo ce l'hanno, da parte mia, questo non significa che debba criticarli meno duramente di quanto faccia con un autore straniero. I lettori spendono tempo e denaro; vanno trattati con rispetto.

Non ho molto tempo da dedicare alle recensioni, perché sono testi impegnativi. Ma mi piace l'idea di commentare con voi i romanzi che leggo. Se, poi, riesco a dare un po' di visibilità ad autori poco conosciuti, come è il caso di Daniele Bonfanti, meglio ancora!

Bene, anche in questo caso si tratta di una considerazione deviata. Leggete la recensione e tornate a commentare qui nel blog.

Daniele Bonfanti - L'eterno sogno
http://www.negrore.com/recensioni/03leternosogno.htm

Etichette:

Il giorno dopo - Capitolo IX

Nuova deviata, per l'ultimazione del Capitolo IX de Il giorno dopo.
Inutile dire che la creatura sta prendendo sempre più forma. Mi manca l'inaugurazione di due fronti d'azione. Uno lo sarà a breve (Capitolo XI), l'ultimo più avanti (Capitolo XIX).

Leggete l'aggiornamento all'interno del Diario relativo. http://www.negrore.com/tomi/tomo_3/index.htm

Etichette:

18 maggio 2007

La mia sintesi

Nei vari commenti di questi ultimi giorni, che ruotavano attorno all'ultimazione di due capitoli de Il giorno dopo, si è parlato di sintesi e prolissità... e di autori che vengono pagati a parola.

Attorno al mio pensiero, mi rendo conto, ho ingenerato una certa confusione. Sento quindi l'esigenza di spiegare cosa intenda per sintesi e perché, di conseguenza, consideri la sintesi il fine ultimo di ogni buon scrittore.

Il concetto a cui io faccio riferimento, scrivendo "sintesi", negli anni di riflessione sulla scrittura, ha acquisito almeno due significati, connessi e concomitanti.

Il primo significato è piuttosto facile da spiegare, perché riguarda la stesura e la revisione del testo vere e proprie. Posso descriverlo, cioè, come segue: ridurre il testo all'essenziale.
E qui tento di far piazza pulita delle possibili interpretazioni errate del concetto che intendo esprimere. L'essenziale non dipende dallo stile adottato. C'è chi preferisce uno stile privo di fronzoli, c'è chi invece ama infiorettare. Non ho nulla contro gli abbellimenti, pur preferendo una certa semplicità espressiva (a dirla tutta, amo una via di mezzo - come si evince da romanzi come La Rocca dei Silenzi). Parlando di sintesi, per ribadire il concetto, non ho mai inteso dire che autori come Tolkien, ad esempio, dovessero asciugare le proprie frasi, eliminando abbellimenti espressivi, che donano ricchezza alla prosa (a parte il fatto che, se avessi inteso affermare qualcosa di simile, sarei un presuntuoso cronico).
Ridurre il testo all'essenziale, dunque, a mio avviso significa non condurre il lettore in vicoli ciechi e dargli l'impressione che la narrazione proceda a singhiozzo o, peggio, che alcuni paragrafi possano essere saltati senza perdere alcunché. Ecco, questo, a mio avviso, è ciò a cui ogni scrittore intellettualmente onesto dovrebbe lavorare: eliminare il superfluo. E spero si sia capito che il superfluo nulla c'entra con lo stile adottato. Come scrisse bene Carver: "Niente trucchi!"

Il secondo significato è invece difficile da spiegare. Se non più, è altrettanto importante. Parlo della sintesi che ruota attorno al senso del romanzo.
Va da sé che la digressione, primo esempio che mi sovviene, è una tecnica riconosciuta e ritenuta valida, ma dev'essere utilizzata con parsimonia e acume. Deve, cioè, aiutare il lettore a recepire quello che è il senso della storia, secondo l'autore. Deve, insomma, aggiungere e arricchire, non divergere e confondere.
Ulteriore esempio, più pratico. Nulla vieta una pausa di riflessione filosofica, all'interno di un avvincente romanzo fantasy - Steven Erikson se le concede: sono un piacere e non sembrano mai fuori contesto. Nulla vieta. «Anzi!» direi io. Personalmente bramo tali pause, quando affronto la lettura di un testo, perché donano spessore alla storia.
Se l'intento è letterario, la sintesi che un autore deve attuare, termino, è limitarsi a dire ciò che ha senso dire. Lui deve, cioè, eliminare divagazioni sterili, digressioni fuori tema e scene inconcludenti. L'equilibrio interno di un romanzo è delicatissimo e l'autore deve sintetizzare il proprio pensiero, renderlo compatto, individuabile, pur se senza enunciarlo in modo diretto. Quanto più l'autore ha approfondito tale pensiero, sviscerando molteplici domande e giungendo a una sorta di conclusione, tanto più la sintesi che attuerà nel suo romanzo sarà pregnante e degna d'attenzione.

In questo senso, quando parlo di annacquare un testo, parlo di chi, in modo intellettualmente disonesto (perché dire "superficiale" mi sembrerebbe un insulto bell'e buono), sa che sta accantonando la sintesi, per abbracciare un interesse secondario, che male fa all'opera e alla sua qualità.
Forse sono una voce fuori dal coro, ma a me autori come George Martin sembrano perdersi strada facendo, nonostante l'ottimo principio. Perdono il senso della misura, quando invece la misura è basilare, per uno scrittore e per i suoi scritti. Finiscono per assecondare voglie malsane, lasciando che la storia prenda il sopravvento sul senso della storia. E - per sottolineare quanto detto sopra - non si può certo dire che George Martin abbia uno stile infarcito di abbellimenti, perché asciuga molto. Ora, però, visto che forse sono riuscito a spiegare meglio cosa intendo per "sintesi", posso prendere ad esempio lo scrittore statunitense e definire la sua opera annacquata. Che sia perché viene pagato a parola o perché ha perso di mira la sintesi, nei suoi molteplici significati, poco importa. Ai miei occhi, naturalmente.

Etichette: ,

14 maggio 2007

Il giorno dopo - Capitolo VIII

Nuova deviata, per l'ultimazione del Capitolo VIII de Il giorno dopo. La stesura procede abbastanza speditamente, considerando ciò che riempie la mia vita di questi giorni.

Leggete l'aggiornamento all'interno del Diario relativo.
http://www.negrore.com/tomi/tomo_3/index.htm

Etichette:

08 maggio 2007

Il giorno dopo - Capitolo VII

Nuova deviata, per l'ultimazione del Capitolo VII de Il giorno dopo.

Leggete l'aggiornamento all'interno del Diario relativo.
http://www.negrore.com/tomi/tomo_3/index.htm

Il piccolo ritardo è stato causato da problemi tecnici.
Se avete scritto qualche commento nei giorni passati, sicuramente non è stato registrato. Il post precedente, quello relativo al Capitolo VI, ha attualmente 4 commenti e nessun altro è stato ricevuto. Così, tanto per chiarire.
Da ora in avanti il blog funzionerà correttamente.

Etichette:

02 maggio 2007

Il giorno dopo - Capitolo VI

Nuova deviata, per l'ultimazione del Capitolo VI.

Leggete l'aggiornamento all'interno del Diario relativo.
http://www.negrore.com/tomi/tomo_3/index.htm

Etichette:

Homepage Negróre.com Homepage Negróre.com Homepage blog-considerazioni