Capacità critica ed esterofilia
Com'è possibile che autori come George Martin vengano ossannati ancora oggi, dopo lampanti e ripetuti esempi di "sbrodolamento" narrativo? Che l'autore statunitense snobbasse e svilisse il fantasy in passato, in modo esplicito, per poi cambiare rotta e dedicarvisi con profitto (economico), è sintomo evidente del fatto che il successo sia qualcosa di avulso dal contesto della letteratura.
Forse sbaglio, forse no, ma a me sembra che la capacità critica dei lettori italiani di genere sia acerba. O, forse, io sono tra i pochi che vorrebbero che il Fantasy occupasse un posto nella letteratura (questa sì una nicchia!), cosa che io credo si meriti già, grazie ad alcuni autori, come Tolkien e Le Guin. E, di conseguenza, valuto le opere per ciò che di letterario hanno, sempre col mio metro di giudizio, ma con l'attenzione viva di chi ricerca la qualità, lo spessore, e non il mero intrattenimento (che capisco intrattenga, ma a me fa l'effetto opposto, alla lunga, se effimero).
George Martin non è letteratura. È presa per i fondelli. Ben riuscita, a giudicare dalle vendite (e dal "R. R." nel mezzo del nome - che olezzò di merda fin dalla sua comparsa sugli scaffali italiani).
Perdonate la franchezza, e magari l'apparente animosità di questa considerazione - inesistente -, ma se è vero che gli autori italiani si meritano critiche oneste, che non li blandiscano, è altrettanto vero che non sono affetto da esterofilia e scorgo difetti macroscopici, non debitamente tenuti in considerazione, nelle opere di autori stranieri osannati.
2.000 pagine di Martin, scritte dopo l'anno 2000, non mi hanno dato ciò che mi ha dato Glen Cook, con The Black Company, romanzo d'esordio di 300 pagine, pubblicato nell'anno 1984. Finora ero deciso a riprendere la saga di Martin, una volta che l'autore statunitense l'avesse ultimata. In seguito alla lettura di Glen Cook, invece, ho deciso che Martin, con me, ha chiuso.
Tutto questo non per dare contro a Martin, che è soltanto l'esempio di questa mattina, bensì per instillare un dubbio nelle vostre menti: dove andrà la Fantasy italiana, se i suoi autori, che sono prima lettori, non si affrancheranno da un'esterofilia tutta italiana, nella sua eccessiva miopia, e non cominceranno a vedere nelle opere di alcuni dei maggiori autori mondiali qualcosa di dannoso al genere stesso?
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