Uno dei grandi misteri
Tra la fine del 2000 e l'inizio del 2001, scrissi due testi. Sette anni dopo, sono diventati parte de Il giorno dopo. Il primo era una sorta di prologo e tale è rimasto. Il secondo conteneva scene disparate, che sono finite negli attuali capitoli quinto, sesto, decimo e diciottesimo. Ciò che era un'idea acerba, è divenuta un romanzo corposo, contestualizzato nei Silenzi. Dei due testi ho colto la sola essenza, perché sono stati riscritti di sana pianta - a parte un breve dialogo, ripreso, anche se rivisto in modo pesante.
Ieri, reinventando l'ambiente di una di queste scene, ho descritto un luogo nuovo, cui non avevo mai pensato, se non genericamente. Il mio pensiero è stato "la scena si svolgerà all'aperto, in una radura". Punto e basta. Nessun dettaglio ulteriore. Ciò che mi si è presentato agli occhi della mente, mentre scrivevo, mi ha meravigliato.
Leggete questo breve estratto della prima stesura.
«Di giorno, invece, l’ampia radura che si allargava sul lato ovest era sede del Consiglio. Accessibile a chiunque volesse presenziare, da essa si poteva ammirare tutta Irydion, che un tempo si estendeva a perdita d’occhio, in un gioco d’alternanza tra alberi secolari e bianchi edifici. Ora, la capitale dell’Anapùrii Settentrionale appariva come il ricordo ingiallito della fiabesca città che era stata e le sue molte torri a pianta circolare s’innalzavano macchiate. Colate di nera sporcizia si allungavano dalle sommità appuntite, protendendosi verso il suolo. Crepe intaccavano la solidità di molte costruzioni, visibili a occhio nudo da grande distanza. Le lontane periferie erano state abbandonate ed erano state inghiottite dalla vegetazione.»
Per l'ennesima volta, il mistero dell'immaginazione mi ha conquistato.
Ero lì, in silenzio, chino sulla pagina bianca digitale. Quando sono giunto alla radura, mi sono girato e ho guardato a valle. La città si è presentata ai miei occhi vivida, una visione improvvisa, commovente nella sua bellezza decadente. E tale la ricorderò per il resto dei miei giorni, quasi fosse un luogo reale che ho rimirato dalla cima di un colle, in qualche terra straniera.
Da dove vengono questi luoghi?
Da quando ho iniziato a scrivere, oltre vent'anni or sono, ho visitato molti mondi. E tutti gli ambienti e i paesaggi immaginati si sono conquistati all'istante uno spazio nel mio cuore, imprimendosi in modo indelebile. Quando rileggo alcune vecchie scene della mia trilogia, ad esempio, affrontando una descrizione rivedo subito la medesima cosa che vidi la prima volta, nell'atto stesso del descriverla.
È un mistero, probabilmente il più affascinante, assieme alla vitalità dei personaggi, che diventano tuoi amici fedeli, legati a te per sempre come i luoghi dell'immaginazione.
Da dove vengono questi luoghi, dunque?
Un tempo rifiutavo l'idea, quando mia madre me la proponeva. Oggi, invece, sono incline a credere che l'unica risposta possibile sia fissare l'infinito e ringraziare.
Dimenticavo di dirvi della seconda risposta che mi sono dato, che è comunque conseguente e subordinata alla prima: Irydion, la città che ho visitato ieri, per la prima volta in vita mia, esiste.
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