29 marzo 2007

Anonimato

Questo è il mio blog e qui detto legge io.
Non ho mai tollerato, in nessun luogo, che si insultassero persone firmandosi "anonimo" o con un semplice nome. Ho sempre attaccato il cretino di turno, avesse preso di mira me o, peggio, qualcun altro.
Prima che succeda anche qui, un avvertimento: non tollererò anche un solo messaggio anonimo di offese e insinuazioni sul mio blog. Lo cancellerò subito. Ho perso fin troppo tempo con i detrattori, in passato.
I vigliacchi non meritano voce.

Sui miei libri, all'interno del mio sito e all'interno di qualsiasi altro spazio internet, io uso nome e cognome, in chiaro. Mi prendo la responsabilità di quanto dico.
Quando un messaggio è bonario o anche quando una critica è negativa, ma espressa in modo rispettoso, non pretendo nulla. La libertà di esprimere un proprio parere, anche se contrario al mio, esiste anche nel mio blog. Negli altri casi, chiunque si senta così coraggioso da offendere e insinuare, lo dovrà fare "a viso aperto" e in modo convincente.

In questo spazio, sulla mia pelle non si gioca.

Poi non mi si dica che non avevo avvertito...

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28 marzo 2007

Il giorno dopo - Capitolo IV

In questa nuova derivata, ecco un nuovo aggiornamento del diario del mio prossimo romanzo, Il giorno dopo.

http://www.negrore.com/tomi/tomo_3/index.htm

È molto probabile che aggiornerò il diario ogniqualvolta ultimerò la stesura di un capitolo.
Anche perché è un momento naturale, e buono, per riflettere. Sempre.

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Oh, Caaanadaaa... Oh, Caaanadaaa...



Quand'ero piccolo, amavo il Canada. Giocando, era sempre la mia nazionale preferita, assieme all'Italia. Credo che l'indiscutibile fascino delle sue foreste sterminate mi attraesse. È la mia natura, che mi porta ad apprezzare i paesaggi dal clima rigido, sebbene ami l'estate e il mare.
Mai avrei pensato che un giorno il mio amore per uno stato lontano potesse trasformarsi in un urlo di dolore.

Lo scorso anno sono stati trucidati 335.000 piccoli di foca. Trecentotrentacinquemila!
Quando l'ho letto, non riuscivo a crederci.

Tentiamo di fermarli. Basta poco:
http://getactive.peta.org/campaign/seal_hunt07

Se volete vedervi anche il video, andate qui:
http://www.peta.org/feat-canadaSealHunt.asp


Fate un favore al bambino che ancora c'è in me. Grazie!

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23 marzo 2007

Il giorno dopo

Inauguro un nuovo tipo di blog-considerazione, quella che fa riferimento a un testo pubblicato altrove, ma sempre all'interno del mio sito. Potremmo chiamarla blog-considerazione derivata! O, per amore di brevità e da ora in poi, una derivata.

E non c'è inaugurazione migliore di questa, a mio avviso.
Quello che vi chiedo è un piccolo sforzo: sono due click in più. Vorrei che leggeste ciò che segnalo seguendo il collegamento sottostante (link, per chi non sa più l'italiano) e poi tornaste qui a commentare - se avrete qualcosa da dire in merito. Tutto qui. Semplice.

http://www.negrore.com/tomi/tomo_3/index.htm

Si dia inizio alle danze!

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L'originalità della compagnia

Molto spesso, in passato, ho affermato che l'originalità a tutti i costi è un sentiero angusto. E non sempre porta da qualche parte, anzi.

L'originalità di un autore sta nel rielaborare ciò che ha assorbito leggendo. Il risultato può essere originale in molti sensi, a volte perfino più gratificante di un'originalità assoluta. Insomma, non scarterei a priori, come molti fanno, la rivisitazione.
Vero è, però, che la rivisitazione si fonda sull'onestà intellettuale. Non ammette, cioè, il plagio, né le soluzioni di comodo. Se rivisitazione è, dev'essere profonda. Non è, dunque, una cosa semplice da realizzare. Personalmente, ne so qualcosa.

Stamani stavo riflettendo su questo e su cosa io abbia ritenuto originale negli ultimi tempi. A parte il genio di Steven Erikson, nessun altro autore mi ha colpito per originalità assoluta. Alcuni, tuttavia, li ho apprezzati per la loro rivisitazione: Celia Friedman, ad esempio; o China Mièville. E allora mi sono chiesto cosa renda questi autori originali, a modo loro, nonostante i loro romanzi spesso ricordino qualcos'altro.
La risposta che m'è sovvenuta è una: i personaggi, più che la storia e ancor più dell'ambientazione.

I personaggi fanno sempre la differenza. Il loro spessore psicologico, il loro essere vivi e unici, il modo che hanno di restare impressi nella mente del lettore, quasi che fossero esseri in carne e ossa... ecco, questo rende un romanzo sicuramente originale. Ora mi è chiaro perché, negli anni di scrittura, una sola cosa non è mai cambiata nel me autore: l'importanza dei personaggi. È l'aspetto che tutti i miei romanzi hanno in comune.

Questo, credo, non è nient'altro che un riflesso della (mia) vita. Non c'è nulla di più importante delle persone, degli affetti. Qualsiasi esperienza si stia vivendo, anche la più gioiosa o esaltante, se non la si condivide con qualcuno diviene sterile. Va bene anche solo a posteriori. La solitudine è il peggiore dei mali.

Prima che stupire, dunque, un autore ha il dovere di fare compagnia al lettore.

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20 marzo 2007

Design insostenibile


La didascalia del Corriere della Sera, tra le altre cose, diceva: "[...] un hotel di 400 stanze, cinque stelle, tutto giocato sull’inclusione della natura e sul design sostenibile."
Desing sostenibile questo? Cioè, far sparire alla vista una cascata è ecologico. Niente da fare, chi non ha ancora avuto la fortuna di vedere questa cascata (tra i tanti, io), non la potrà vedere mai più. Se anche fossi ricco, ne vedrei parte, dall'interno dell'albergo, e non nel contesto naturale.
Ho forse scritto "stupido" in fronte? A me sembra insostenibile, nel peggiore dei modi. Non mi serve visionare alcuno studio presentato. No, grazie. Accettando un simile progetto sotto l'etichetta eco-sostenibile, finirà che di naturale non vedremo più nulla!
Scusatemi, forse sono un retrogrado no-global terrorista dimmerda, ma io non mi faccio prendere per i fondelli. Oltre tutto, guarda caso, sono pure un comunista (dimmerda), perché m'infastidisce che tolgano alla mia vista una cascata per inscatolarla e servirla ai pochi riccastri che potranno permettersi quest'albergo. Almeno costruissero un ostello della gioventù... sarebbero stati perlomeno originali (anche se comunque non eco-sostenibili).
Qualcuno potrebbe obiettare che l'uomo ha sempre costruito in mezzo alla natura, sfruttando i posti più belli. Potrei controbattere in cento modi, ma mi limito a due sole osservazioni. Uno, esiste l'evoluzione della specie, di cui una nuova consapevolezza ecologica fa parte. Ahimè, noto, esiste anche l'involuzione. Due – cosa che mi fa imbestialire –, almeno una volta non ce la menavano. Quando costruivano, chessò, un castello in cima a una splendida collina, non dicevano che si armonizzava con l'ambiente (design sostenibile). Dicevano che era il posto migliore per costruirlo, perché più sicuro, facilmente difendibile. Visto che l'arroganza li guida, potrebbero almeno essere sfacciati, sarebbe più onesto. Dicessero: «È un posto talmente bello, che abbiamo pensato di farci una montagna di soldi».

Di questo passo, spariranno posti naturali di grande impatto, che colmano l'animo, meravigliano, che ci fanno sentire piccoli e impotenti, ma in fondo parte di qualcosa di più grande. A me l'artificio umano, per quanto d'impatto visivo, non darà mai più emozione di quanto me ne dia anche un piccolo fiore. Ma si sa, se ti piacciono i fiori, alla visita di leva ti mandano in psicanalisi.

A me questo desing sostenibile sembra una gran cagata.

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19 marzo 2007

Radici

Non sono mai stato aduso alla mimetizzazione fallace, ovvero sia non uso nascondermi dietro un dito. Ed è in base a questa convinzione che ho sempre detto quali autori mi portarono alla scrittura. Fossero essi amatissimi, J.R.R.Tolkien, o fossero essi odiatissimi, Terry Brooks.

È curioso come gli unici due autori ai quali io abbia mai deciso di fare omaggio attraverso i miei romanzi (*), in modo consapevole, siano considerati il maestro e il suo peggior scopiazzatore. Ed è altrettanto curioso, ai miei occhi, leggere pareri al limite del fanatismo riguardo ai romanzi di entrambi. Che mi piacciano gli autori che ingenerano contrasti?

Le radici di un autore, agli occhi dei lettori, sono l'autore stesso. Perché preoccuparsi tanto di rivelarle, dunque? Chi le rinnega non è un autore, è una bandierina in balia delle più tenui brezze. Non è importante cosa si è letto, ma il modo in cui lo si elabora. Quella di citare tra i propri ispiratori soltanto autori considerati maestri comincia a sembrarmi una pessima moda. Mi viene in mente una frase di una canzone di Ivano Fossati: "È proprio da finale di carriera, accompagnarsi a gente di cultura". Cosa si crede, che citare grandi autori renda grandi? O forse il sottacere i più bistrattati, che però si sono amati, significa tradirsi e tradire quell'onestà intellettuale che dovrebbe essere l'unico dio dello scrittore?

A me pare che la pavidità regni sovrana, tra gli autori nostrani. Sembra che si vergognino dei propri romanzi e tentino di giustificarsi anticipatamente. Credo d'essere caduto in errore anch'io, dapprincipio. Flagellandomi, giustificavo il mio essere umano, il far parte del fiume chiamato Cultura, la cui fonte è molto più a monte e la cui foce è molto più a valle; giustificavo perfino gli errori altrui. Per fortuna la mia debolezza è durata poco. Oltre tutto, laddove non c'è pavidità, c'è arroganza. Ovvio, sono le due facce della stessa medaglia.
Dove sono finiti gli autori che sanno cosa stanno facendo, il come farlo e il perché vogliono farlo? Dov'è finita la consapevolezza artistica, che non si piega di fronte a niente e a nessuno? Che si manifesti spavalda quando si gioca in casa a me sembra arrogante. Che muoia sulla scrivania di un editor a me sembra pavido.
Uno scrittore che si rispetti sa da dove viene e verso dove sta andando.
E niente e nessuno può fargli cambiare idea.


(*) L'omaggio a Tolkien è nel modo in cui i Sette s'incontrano, all'inizio del Primo Ciclo Minore; un evidente richiamo a "Lo Hobbit". L'omaggio a Brooks è il Grassatore; richiama il Mietitore, sebbene l'idea iniziale sia stata sviluppata a tal punto da renderlo completamente differente, fatta eccezione per l'implacabilità.

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Barra a dritta

Sto riflettendo da giorni su cosa inserire in questo mio primo (e unico) blog.
Barra a dritta, ho pensato, perché ho sempre seguito la mia strada. E sempre sarà la mia.
Non differirà molto dalle considerazioni, quindi tratterà argomenti vari. Tuttavia vorrei modificare l'atteggiamento... se così si può chiamare. Almeno in parte. Non escludo che sarò di tanto in tanto caustico come in passato, ma vorrei tentare di parlare di ciò che di bello e buono vedo.
Discorso a sé stante sarà la letteratura. Non potrò esimermi dall'essere netto e tagliente, all'occorrenza. Di voci sincere, tra gli editi, non ve ne sono tante. O, quantomeno, ve ne sono poche che criticano con franchezza - e senza malignità - pubblicamente. Di solito ci si limita a borbottare tra amici. Troppo comodo. Non è mai stato così per me, non lo sarà mai. Discorso a sé stante, anche perché posso permettermelo.
È mia intenzione ripubblicare come blog-considerazioni alcuni interventi che ho scritto nei forum che frequento on-line (magari sforbiciando un po'). Spesso riguardano i miei scritti, ma vanno sempre a toccare la sfera dell'arte più in generale. Mi piacerebbe che il nostro dialogo - perché è per dialogare che si crea un blog, secondo me, non per "farsi belli" - diventi uno scambio maturo e profondo. Non sono qui per raccontarvi cosa faccio la mattina, insomma, come fanno in troppi. O, se vi racconterò qualche episodio quotidiano, sarà per arrivare a una riflessione più generale.
Tenterò di essere sintetico. Così sarà anche più facile che mi leggiate - e scriviate - in numerosi.
Quindi chiudo qui.

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13 marzo 2007

Comunicazione

È ora di infrangere lo specchio, non porta sfortuna.
Inutile stare qui a guardarsi, in silenzio.
La comunicazione unidirezionale non m'è mai appartenuta. Eppure il mio sito è sempre stato statico - nel senso tecnico del termine. Fino a oggi.
Continuo a prediligere il dialogo a due, poiché più profondo. Tuttavia, un blog non esclude tale possibilità, bensì ne aggiunge un'altra. In pratica, le blog-considerazioni aprono una seconda porta, anziché chiudere quella vecchia.
Lo specchio non mi rispecchia più, immagino... o non mi ha mai rispecchiato, bensì soltanto "protetto" (se si può dire una cosa simile di me, che mi sono sempre esposto alle critiche).

Come alcuni di voi avranno intuito, questo spazio rimpiazzerà le Considerazioni. Da ora in avanti pubblicherò on-line delle Blog-considerazioni. :)
Frattanto, sto valutando quali delle vecchie ripubblicare qui. Vedremo.

Un'ultima cosa: per l'occasione, rivedrò la struttura del sito, semplificandola. Verrà modificata, ma non si tratterà di un "restyling" completo, perché non ne ho il tempo.

Per ora, benvenuti!


Un sorriso,
Andrea

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