15 dicembre 2007

Inammissibile

Il concetto della breve considerazione precedente era importante e mi piacerebbe ribadirlo con altre parole. Le polemiche adolescenziali non m'interessano e non scrivo le mie considerazioni in tono polemico. Spero che questo sia chiaro una volta per tutte.

È bene leggere le opinioni dei lettori, perché permettono di riflettere, di mettersi in discussione. Su questo non c'è molto da discutere, né il qui scrivente l'ha mai messo in dubbio. Tuttavia non è ammissibile lasciarsi bloccare da semplici opinioni.
Chiunque abbia pubblicato con una casa editrice degna di questo nome, e quindi abbia avuto a che fare con un editor altrettanto degno di questo nome, sa quale cura e attenzione c'è nelle scelte narrative dell'autore e nelle revisioni dell'editor (che le mette in discussione). Il lavoro fatto, insomma, non è una cosa scritta a casaccio, quasi si facesse del "proprio meno peggio". Mai credere d'essere geni incompresi, ma chi ha lavorato sodo, scegliendo con consapevolezza... quale scrittore ha voglia di conferire un potere di veto a degli opinionisti?

Le opinioni dei lettori sono importanti per il proprio ego e per le vendite delle case editrici.
E se sommate, nei tratti comuni, sono significative.
Fine. Non c'è altro da dire.
Non per me.

Per l'arte che possedete, invece, per quella parte di voi che è tesa a esprimersi in forma scritta e che per sua natura tende a migliorarsi, a non accontentarsi mai, a progredire (e se la possedete davvero, l'arte, così la vivete)... ecco, voi avete davvero il coraggio di lasciarla in balia di qualcuno che nemmeno conoscete?
Io no.
A colui che crede io disprezzi i lettori - e che un simile atteggiamento in generale sia disprezzarli - consiglio di riflettere su cosa sia l'arte e su chi sia l'artista, perché così pensando è molto lontano dalla verità.
Un conto è leggere, setacciare e infine metabolizzare le opinioni dei lettori.
Un conto agire come una bandieretta.

Ribadisco quanto detto nella considerazione precedente: se credete nella parte artistica che è in voi e scrivete, non demordete mai di fronte a nessun giudizio tranciante, espresso in qualsivoglia forma.
Soprattutto, ricordatevi che l'unica cosa che conta veramente per scrivere è leggere.
Leggere i romanzi altrui, non le opinioni.

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6 Commenti:

Blogger Bruno ha detto...

Certo, si ha sempre il diritto di decidere. Se mi viene fatta una nota su una frase, un passaggio di un mio scritto, sicuramente la valuto, forse mi fa vedere qualcosa che non avevo visto, e posso decidere se è il caso di apportare modifiche o no.
Se la stessa opinione mi viene ripetuta da molti lettori fra quelli a cui ho chiesto di leggere il mio libro, e il passaggio o il tema incriminato è sempre quello, forse c'è proprio qualcosa che non va, devo sicuramente tenerne conto.
Dopo averne tenuto conto, posso studiare delle modifiche, o ancora prendermi la libertà di decidere che quello che ho scritto va bene così com'è.
L'importante per me è quel "dopo averne tenuto conto."

16 dicembre 2007 18.40  
Anonymous by Ax ha detto...

Considerazione doverosa, la tua.
Da semplice lettore mi permetto di appoggiare quanto scrivi: un’artista ha il dovere di seguire la propria personalissima strada senza farsi mai abbattere da giudizi che ne stronchino l’opera, o che la esaltino, evitando di diventare uno strumento in mano alla moda del momento.

“[...]voi avete davvero il coraggio di lasciarla in balia di qualcuno che nemmeno conoscete?”
Lo ritengo un messaggio importante soprattutto per gli esordienti che, in quanto persone alle prime armi, potrebbero subire un arresto dettato dalla propria sensibilità, indipendentemente dalla fondatezza dell’attacco. Non che chi sia più navigato manchi di sensibilità, ma magari una sorta di guscio protettivo ha imparato a costruirselo.

Qualche settimana fa, ho aperto una discussione su Anobii che verteva sull’argomentare i propri commenti, positivi o negativi, ai libri che si leggono. Ne facevo anche uno spunto di riflessione in relazione al fatto che tali commenti potessero essere letti dagli autori e tenuti in considerazione, qualora espressi con sano senso critico. Purtroppo devo ammettere che pochi hanno mostrato interesse, almeno in quel gruppo di discussione, nell’esprimersi in modo costruttivo alle letture affrontate.
Insomma, si pretende il diritto di poter dire la propria opinione, ma non il dovere di motivarla. Sacrosanto, ma sterile ai miei occhi.

Detto questo, e anche dopo la risposta di Bruno, concordo sulla libertà di scelta assoluta da parte dell’artista di seguire un proprio percorso artistico, anche se battuto da pochi.

Alex.

16 dicembre 2007 18.54  
Anonymous Anonimo ha detto...

Finalmente mi è arrivata oggi La Rocca dei Silenzi.
NON ho letto nessuna opinione, né pro, né contro a riguardo. Né mi interessano affatto.

Ho letto tutta la Troisi, ma ho già nella libreria Debenedetti e Falconi. (avrei anche Poul Anderson, a dire il vero, ma non è italiano... :-D) La prima trilogia mi è piaciuta moltissimo, la seconda invece l'ho trovata pessima. Ma son gusti, probabilmente.

Giudicherò in tutta libertà... senza alcun pregiudizio e neppure influenza.

Ciao! Un sereno Natale e un "magico" 2008 a tutti!
I.

17 dicembre 2007 16.18  
Anonymous Nutza ha detto...

"Soprattutto, ricordatevi che l'unica cosa che conta veramente per scrivere è leggere."
Oltremodo d'accordo.
Sinceramente però, mettendomi nei panni di uno scrittore che legge critiche stroncanti sui suoi romanzi, non sò se riuscirei a non farmi scalfire... forse, all'inizio, ciò mi ferirebbe parecchio; in seguito magari andrei in assuefazione e poi indifferenza (mi auguro!)... ma le reazioni variano a seconda del carattere - della forza e del coraggio? - del soggetto...
A parte questo, finalmente anche a me sono giunti i libri tanto attesi da ibs, tra cui appunto "La Rocca dei Silenzi". Visto che è arrivato ieri, avrò letto i primi due capitoli, non di più, ma mi astengo da commenti fino a che non avrò letto l'ultima pagina. Per ora posso solo dire che, pur avendo letto alcuni commenti davvero spietati (sono curiosa, che ci posso fare!), a prima vista mi pare che in generale si tratti di accanite esagerazioni. Per confutarle, però, mi ribadisco il veto sui commenti prima di aver terminato la lettura della Rocca.

Buone feste ai passanti, giusto per essere conformisti.

22 dicembre 2007 0.28  
Blogger Parao ha detto...

@Tutti. Grazie degli interventi nonostante il periodo di festività. Invece io ho latitato... mi è servito per rasserenarmi!

@I. Attendo un tuo commento via email, se ti andrà. Grazie per l'acquisto e la voglia di leggere autori italiani: è bello sapere che c'è chi non ha pregiudizi ed è aperto a nuove esperienze.

@Nutza. All'inizio ferisce parecchio, te lo posso confermare. Ma ferisce in un modo diverso da quanto si possa immaginare: i lettori riescono a colpire là dove non te l'aspetti, là dove ti sembrava tutto inattaccabile. E lo fanno in modo spietato, giustamente, e a volte con buona mira, a volte preda di una miopia che pare quasi cecità.
Ho scoperto una regola inossidabile, in questi ultimi anni: i lettori dicono sempre tutto e il contrario di tutto.
Personalmente, io consiglio di farsi ben bene le ossa da inediti e di continuare a farsele dopo la pubblicazione, ma soltanto per un po'. Poi, con l'equilibrio acquisito, di non perdere tempo se non a scadenze regolari, in modo distaccato, segnandosi i punti in comune delle critiche su un bel foglio di carta e portarlo con sé (lo si può fare anche mentalmente, senza carta e tasca! :). Poi, in base al foglio (o all'appunto mentale) si ragioni per qualche giorno, metabolizzando la parte vera e oggettiva delle critiche, e, infine, si apprenda ciò su cui si deve migliorare. Possibilmente, si decida anche come migliorare.

Leggere le critiche per scovarvi qualcosa che risollevi la nostra autostima - cosa che io ho fatto e che, ahimè, ogni tanto ancora faccio... - è rischioso e, in definitiva, immaturo.
L'artista deve tendere a una consapevolezza di sé equilibrata, che gli permetta di viversi in pace. Più vicino è a un tale equilibrio, più sereno e prolifico sarà.
Il resto è trascurabile.

7 gennaio 2008 17.42  
Anonymous Anonimo ha detto...

sto terminando Estasia, poi attaccherò con "La Rocca". Invierò via mail volentieri le mie impresisoni, anche se non ho resistito e ho già letto l'incipit... promette bene, mi sembrava di leggere un libro delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di Martin... ;-) (mi è parso pure di intravedere Jon Snow in lontananza che sorrideva annuendo bonario... :-D)

9 gennaio 2008 9.36  

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