Il fantasy italiano
Fa schifo. A quanto pare.
In ogni pagina web in cui vi si parla, c'è sempre qualcuno (più di qualcuno, di solito) che lo fa a pezzetti. Quando va bene un unico, timido lettore, in netta minoranza, scrive "non è male". Gli unici luoghi in cui la tendenza si inverte sono dedicati a Licia Troisi.
Dunque rassegnamoci, giovani scrittori del fantastico italiani, editi o inediti. Rassegnamoci. I nostri compatrioti e lettori ci bocciano. Si salva soltanto Licia: lei non ha senso si rassegni - e non c'è questo pericolo visto il suo successo (per fortuna, almeno uno di noi ce l'ha fatta, se lo può permettere. Per me è una soddisfazione).
Rassegnamoci, dunque.
Sempre se vogliamo stare ad ascoltarli.
E se no?
Ecco. Se no.
L'unica cosa che conta è impegnarsi, perseverare. Seguire la propria strada: porta più lontano di quella di chi passa il tempo a criticare i passi altrui. Non c'è facile gratificazione, né incoraggiamento sufficiente. Quando ci sarà, sarete già famosi e non vi servirà più.
Se si resta troppo turbati dal web (se si), allora non lo si navighi.
C'era un tempo in cui ero inedito e il mio unico interlocutore era la condiscendente moltitudine di un bosco.
È stato il mio periodo più prolifico.
Non so voi, ma io non mi fermo.
E ritorno al bosco.
In ogni pagina web in cui vi si parla, c'è sempre qualcuno (più di qualcuno, di solito) che lo fa a pezzetti. Quando va bene un unico, timido lettore, in netta minoranza, scrive "non è male". Gli unici luoghi in cui la tendenza si inverte sono dedicati a Licia Troisi.
Dunque rassegnamoci, giovani scrittori del fantastico italiani, editi o inediti. Rassegnamoci. I nostri compatrioti e lettori ci bocciano. Si salva soltanto Licia: lei non ha senso si rassegni - e non c'è questo pericolo visto il suo successo (per fortuna, almeno uno di noi ce l'ha fatta, se lo può permettere. Per me è una soddisfazione).
Rassegnamoci, dunque.
Sempre se vogliamo stare ad ascoltarli.
E se no?
Ecco. Se no.
L'unica cosa che conta è impegnarsi, perseverare. Seguire la propria strada: porta più lontano di quella di chi passa il tempo a criticare i passi altrui. Non c'è facile gratificazione, né incoraggiamento sufficiente. Quando ci sarà, sarete già famosi e non vi servirà più.
Se si resta troppo turbati dal web (se si), allora non lo si navighi.
C'era un tempo in cui ero inedito e il mio unico interlocutore era la condiscendente moltitudine di un bosco.
È stato il mio periodo più prolifico.
Non so voi, ma io non mi fermo.
E ritorno al bosco.
Etichette: Lettori e detrattori, Scrittura



26 Commenti:
Ho avuto modo di scrivere un post su un'intervista a Licia. :)
Andrea, col tempo ho notato che quando si parla di fantasy italiano, in giro sul web, si parla solo di te (e di Licia). Sarà perché nessun altro ha ancora scritto qualcosa di davvero fantasy? (Dove per fantasy intendo quel genere dai confini precisi, utopico e ucronico, il classico.)
Aggiungerei, se mi è concesso, che molti criticano e parlano, ma pochi dimostrano. L'unica cosa per cui dovremmo rassegnarci sono i continui sproloqui che tu accenni nel post. :)
Intanto, salve.
Non è la prima volta che passo di qui, ma è la prima che commento.
Questo nuovo post mi fa una sensazione strana... spiego: qualche giorno fa ti ho mandato una email, Andrea (posso darti del tu? ops, già fatto...), e nell'attesa di una risposta intanto leggo le tue ultime considerazioni sulla scrittura fantasy. In un certo senso, con quel poco che hai scritto, mi hai - inconsapevolmente? - risposto: "L'unica cosa che conta è impegnarsi, perseverare. Seguire la propria strada: porta più lontano di quella di chi passa il tempo a criticare i passi altrui. Non c'è facile gratificazione, né incoraggiamento sufficiente. Quando ci sarà, sarete già famosi e non vi servirà più."
Ciò però non ti esime dal rispondere all'email! :-P Scherzo, ovvio, nessuna pretesa; dopotutto neanche ci si conosce...
A presto, comunque!
Forse ancora non è conosciuto, il fantasy italiano. Voglio dire che qui in Italia è difficile piazzare qualsiasi cosa con la certezza di essere ascoltati. Vanno a colpo sicuro solo vestiti, calcio, reality e musica da discoteca.
Non si cerca, non si legge, non si ascolta, non ci si impegna, non ci si sforza. E anche io ogni tanto mi abbandono alla pigrizia.
Ma "la pigrizia è nido di violenza", disse Agosti.
Fintanto che ci sarà pigrizia nel leggere e tanto più nel leggere Fantasy Italiano, ci sarà sempre violenza nei confronti del Fantasy Italiano.
Speriamo che qualcuno si tolga dalla pigrizia e legga con più passione, con più voglia e con più impegno. E forse scegliendo autonomamente di leggere.
Spirito Giovane a.k.a. Daniele
Andrea,
condivido ogni singola parola. C'è però una netta distinzione tra la tua produzione e quella di Licia Troisi, ovvero la "commercialità" e il "target". Io apprezzo entrambi gli approcci, anche se preferisco di gran lunga il tuo stile, che soddisfa in primis te e poi "la massa". Penso comunque che siate due scrittori validi, come anche tutti gli altri che ho avuto modo di leggere, ma davvero non riesco a capire lo sdegno del lettore medio.
LucaCP
Le tue considerazioni in merito, per ovvi motivi, m'interessano e (vabbè, perché no?) mi riguardano.
Parto dall’altro lato della barricata, dalla posizione di lettore. Ho letto “La Rocca dei Silenzi” e “La setta degli assassini” di Licia Troisi. Ho apprezzato entrambi i romanzi (molto più di quanto non abbia fatto con opere di autori stranieri assai più strombazzati – e non parlo del solo fantasy: mi riferisco anche ad altri generi). Il tuo romanzo e quello di Licia sono diversi tra loro come struttura e stile ma, a mio modesto modo di vedere, entrambi bei romanzi.
Non lo dico per piaggeria. Ritengo di essere abbastanza onesto intellettualmente: se le vostre opere non fossero state di mio gradimento – credimi – l’avrei affermato senza remora alcuna, al di là del fatto che scambio spesso opinioni con te e Licia su questo e su altri forum.
È però vero (e qui passo dalla parte dell’autore) che verso il fantasy italiano esiste spesso da parte dei lettori (non di tutti: mai come in questo caso trovo opportuno specificare) un atteggiamento oltremodo severo.
Non sto dicendo che il lettore dovrebbe avere un occhio di riguardo verso l’autore italiano di fantasy. Constato però che accade spesso l’esatto contrario: una ricerca, talora “scientifica” direi, del singolo elemento da addurre a esempio per invalidare l’intero romanzo, in una sorta di ipercriticismo che probabilmente non si avrebbe se l’autore portasse un cognome anglofono (ho letto qualche “recensore” sostenere il contrario ma a fronte di tale presunta dichiarazione d’intenti ho assistito a esempi spiazzanti – o lampanti’? – del classico “predicare bene, razzolare male”).
Tuttavia, Andrea, per me il lettore continua a essere sacro (so che tu non la pensi così, non più almeno - ricordo bene?). Chi spende tempo e denaro per il mio romanzo ha tutto il diritto di valutarlo liberamente ed eventualmente stroncarlo. L’unica cosa su cui non transigo è l’onestà, anche in una recensione pessima di quanto ho scritto.
Talvolta, non solo e non tanto nei miei riguardi (in fin dei conti io ho pubblicato un solo romanzo: non ho ricevuto un numero così elevato di recensioni da giustificare una conclusione simile), ma verso altri (te e Licia, tanto per fare nomi), ho letto stroncature che definire “scorrette” mi parrebbe pleonastico.
Michele Giannone
@D’Angelo. Visto che sono sicura che come al solito non ti stai riferendo in particolare a me, vorresti essere così gentile da darmi l’indirizzo di un solo altro sito, oltre al mio, dove si sostiene la testi che il fantasy italiano faccia schifo?
Perché, sarò stupida, ma io leggo sempre e solo gran complimenti. O forse “ogni pagina web” sono solo i soliti commenti squinternati su iBS.it?
Inoltre, come lei stessa ha ammesso, la Troisi non scrive fantasy.
@Federico. Ma come?! Quando si parla di fantasy si parla solo o quasi di D’Angelo e Troisi? Io non ho (ancora) parlato della Troisi!
In quanto al “poco dimostrare”, mi hai convinta: infatti ho messo online qualcosina scritto da me. E visto che la modestia non è proprio una delle mie virtù, affermo che scrivo meglio di, un nome a caso, Andrea D’Angelo. Quel meglio interpretalo come preferisci: tecnica, inventiva, scorrevolezza, ecc.
M’illudo? Ognuno giudicherà.
@Spirito Giovane. Nell’ambito del fantasy italiano, la pigrizia c’è, ma è tutta a carico degli scrittori, o sedicenti tali.
@Federico. Non mi risulta che si parli soltanto di me e di Licia. Anzi, credo si parli moltissimo di Licia e degli un po' a turno. Esattamente come da vendite. Ad ogni modo, io non mi rassegno a nulla: non considero e vado per la mia strada.
@Nutza. Esatto, persevera. Alla tua email risponderò, ma devo avere un po' di tempo... che non ho ora. Pazienta, per favore.
@Spirito Giovane. Non mi risulta che ci sia pigrizia. C'è, laddove si legge (chi non legge non è lettore e non rientra nella mia considerazione), voglia di evitarlo. E, ultimamente, si moltiplicano i lettori che parlano con cognizione di causa: gli scrittori italiani di fantasy non piacciono. Inutile stare a stilare classifiche dettagliate su "chi più, chi meno". C'è un unico caso lampante, ed è Licia.
@LucaCP. Mah, l'unica costante siamo noi scrittori, non trovi? Quindi dobbiamo ancora migliorare. L'importante è cogliere il messaggio e continuare con abnegazione, anziché star lì a discutere con chi non ha alcuna intenzione di cambiare il proprio parere (e non vedo perché dovrebbe).
@Michele. Il lettore per me è sacro quanto per te, a patto che non scada nella maleducazione, nella telepatia e si limiti a giudicare le opere e non passi all'autore. Purtroppo questo atteggiamento accettabile viene spesso disatteso.
@Gamberetta. Non ho certo il tempo di fare il giro della rete per te. Cercateli: ce ne sono tanti, non hai l'esclusiva della critica negativa. Se non li trovi, metti in dubbio la tua capacità di cercare con i motori di ricerca.
Ti prego, comunque, di non venire qui a fare polemiche: non sei ben accetta dal soprascritto.
Dal mio ultimo commento lasciato (a proposito dell'"illuminante" recensione de "La Rocca dei Silenzi") non ho più visitato il vostro sito, né lo visiterò ancora. Non m'interessa cosa scrivete, né penso a voi giorno e notte. Sembra ti ritenga La Critica d'Italia del Fantasy. Hai davvero tanto bisogno di sentirti al centro dell'attenzione, sai? Il fatto che tu ti convinca di esserlo, oltre tutto, pare patologico. Riflettici
@D’Angelo. Ho ottenuto la risposta che mi aspettavo, infatti è stato un po’ stupido da parte mia porre la domanda. Non è che io non sappia usare motori di ricerca, o che tu non abbia tempo, è solo che non ce ne sono di altri siti che sostengono, nella stessa maniera sistematica (e motivata) che il fantasy italiano faccia schifo. Tutto lì. Io un po’ ci speravo, mi piacerebbe sul serio ogni tanto trovare qualcuno che la pensi come me. Pazienza.
Comunque mi godrò il tuo negare, negare, negare, senza mai dimostrare niente. Parlare, parlare, parlare senza mai peritarsi di controllare. Al solito.
E in quanto ai miei commenti, dato che non sono la benvenuta, questo è l’ultimo.
Non posso dire la mia, non del tutto almeno: autori italiani non ne ho letti, per il momento.
Confesso che il pregiudizio era presente in me; non di quelli consolidati e giustificati, ma proprio per tale ragione ancor più sterile e falso.
Mi sono divertito a sradicarlo volentieri aiutato dalle discussioni alle quali partecipavo o assistevo: i vari blog e Forum mi hanno notevolmente illuminato, evidenziando ancora più chiaramente la miopia con la quale accompagnavo il mio approccio al fantasy.
In altre parole ho avvertito distintamente il cambiamento in me lettore, è maturato con mia partecipazione attiva. Per chi, invece, non si procura queste occasioni, temo possa essere difficoltoso togliere quel muro che divide Italia dal resto del mondo; i motivi non li conosco così come non conoscevo i miei.
Questo non deve significare che gli autori italiani potranno e dovranno piacermi, sia chiaro, e neanche che pretenderò di più da loro. Li leggerò con la stessa serenità con la quale affronto tutti gli altri, semplicemente.
Credo di aver compiuto un cambiamento profondo per avvicinarmi al fantasy tutto. Già il fatto di comprendere che la qualità di un autore non debba essere congiunta alla sua nazionalità mi inorgoglisce: dovesse non piacermi un autore italiano sarebbe quell’autore a non piacermi e non tutto il suo paese di appartenenza.
Lo so, è poco, ma mi reputo solo all’inizio di un lungo cammino.
Ecco il motivo del perché non posso dire la mia come lettore di fantasy italiano.
Ultimamente riflettevo su una cosa e proprio riguardo a "La Rocca dei Silenzi", anche se il discorso è più generale: così come ci sono recensioni che stroncano inesorabilmente un romanzo di un autore italiano da parte di chi non l'ha goduto, mi piacerebbe vedere recensioni positive da parte di chi, invece, ne ha ricavato piacere. Non vorrei che anche questi ultimi avessero qualche riserva nell'esporre le proprie positive impressioni su un italiano. Sarebbe il colmo.
A Gamberetta. Poiché l’albagia dell’inetto va recisa. E poiché già mi sei invisa. Saresti così cordiale da specificare quale sia quell’argeste sito che ora, estuoso, può vantarsi di accudire in grembo questo “qualcosina” che tu avresti scritto – e sono ben certo che solo “qualcosina” lo sia davvero? Sai, sarei sinceramente curioso di visionarlo, questo sontuoso “qualcosina”, anche, se non soprattutto, per compararlo con quanto ha invece prodotto Andrea, ché sono – ancora - ben certo, che dal confronto tu rimarresti – e in effetti rimarrai, se mai io avrò l’opportunità di leggere il tuo opimo “qualcosina” – semplicemente umiliata – direi addirittura esinanita. Altresì vorrei aggiungere, incidentalmente, che nella critica letteraria vera – non in quell’onanistico, sedicente esercizio retorico con cui mendacemente si trastullano, e pur sempre più di frequente, alcuni odierni ciarlatani e i loro escati, simili a seriosi bambini dimentichi della vigilanza dei genitori, almeno così si esprimerebbe Anceschi: io mi riferisco alla critica letteraria congruamente concepita come analisi estetica dell’edonè, e non del kalòn – l’opinione soggettiva, l’impressione ingenua, la purezza latebrosa del puro sentimento, il tanto commendato quanto esiziale “gusto”, non hanno alcun diritto. Già, proprio così, purtroppo è vero: nella critica letteraria autentica tutto è oggettivo – anzi: anche quella sezione dello studio che invero è soggettiva, lo è soltanto in virtù di una necessaria argomentazione oggettiva, Lotman docet. Ho infatti notato la sussiegosa attenzione che, non solo in questa circostanziata occasione, tu rivolgi e riservi alla dimostrazione, alla deduzione, alla fondazione concettuale: attenzione, questa, in sé lodevole, nulla da obiettare, ma occorre naturalmente verificare se il tuo intendimento concreto di questa attenzione sia anch’esso parimenti encomiabile. Allora, cara Gamberetta, vorrai concedermi l’immane privilegio di godere del tuo “qualcosina”, per riuscire a comprovare tutto ciò?
Feanor
Non c'è problema, Andrea: non ho il diritto di pretendere alcunchè. Ognuno ha la sua vita, il suo tempo. E' giusto; pazienterò ;)
Quanto al discorso generale (mi attengo al post di partenza, visto che, per fortuna, io non c'entro nulla con queste diatribe trasversali), neanch'io posso dare un parere compiuto sul fantasy italiano: la mia iniziazione al fantasy è stato - come per molti - l'incontro col Maestro Tolkien (che tra l'altro a suo tempo giudicai tedioso, ma ero solo una ragazzina; mi sono ripromessa di rileggerlo molto più attentamente); poi ho sfiorato - appena, appena - Terry Brooks (non mi ha sconfinferata) e qualcos'altro. Di recente ho scoperto la Troisi (iniziato "Nihal della Terra del Vento" - che mi ricorda troppo "Nausica della valle del Vento" -, che ho mollato poco dopo; sono passata a "La setta degli assassini", che mi ha avvinta maggiormente, e poi a "Le due guerriere", che giudicherei un calo di tono...) e da lì mi si è spalancato l'orizzonte del fantasy italiano, che al momento sconosco quasi. Ma rimedierò presto: ho ordinato su ibs "La Rocca dei silenzi" (Andrea, a tempo debito ti sorbirai anche il mio parere!), "Il segreto di Krune" (vabbè, qui sono di parte: Giannone è siciliano come me!), "Il dominio della regola" (incuriosita dall'anteprima letta su fantasymagazine) e, infine, perchè no, pure "Un nuovo regno", ultimo pargoletto della Troisi (tanto per non lasciare incompiuto il mio iter di lettura de "Le guerre del Mondo Emerso"). Tornando appunto a questa scrittrice, quando terminai "La setta degli assassini", molto - anzi, esageratamente - elettrizzata com'ero, le inviai un commento via email: fui vergognosamente generosa devo dire. Adesso rimangerei quasi tutto: a tal proposito la lettura de "Un nuovo mondo" di D'Angelo è stata una delle varie illuminazioni su cosa significa - veramente - scrivere fantasy. Ho capito che non basta la solita accozzaglia di terre misteriose, razze disparate e uno sputo di magia. Ci deve essere tutto un lavoro immane di pianificazione a monte. L'ho capito anche a mie spese: mesi fa buttai giù lo schema di una trilogia della quale scrissi primo e secondo volume. Poi mi resi conto di quanto il risultato fosse puerile e mi imposi di rimboccarmi le maniche e cominciare a lavorarci su seriamente e con onestà. Adesso sto ancora "pianificando", anche se a me piace dire che sto "riflettendo" (pianificare mi sa troppo di "razionale" ed io non voglio perdere l'ardore sacro della prima volta su un foglio bianco). Non mi pento del cammino intrapreso; anzi, come consiglia Andrea, io persevero. Anche se spesso penso che è troppo difficile, che non ce la farò, che è tutto inutile, e che - peggio - non valga la pena rubare tempo alla mia vita per ragionare su qualcosa che alla fine... ma cosa dico? Quando comincio così mi dò uno schiaffo - virtuale - e mi grido in faccia che questo - almeno per ora - è il mio sogno. Non abbandonerò queste mie terre fantastiche finchè non mi renderò conto che non ho davvero la stoffa per realizzarmi.
PS: Chiedo venia per la prolissità. Quando mi faccio prendere la mano...
@Feanor. Trovi l'alta critica di Gamberetta - e immagino pure il suo "qualcosina" - nel sito http://fantasy.gamberi.org.
Lì troverai anche una recente recensione al mio "La Rocca dei Silenzi": spero almeno tu vi scorgerai qualcosa d'importante.
@Gamberetta. Nel tuo sempre più abnorme narcismo, non hai valutato la possibilità che io non consideri la tua "critica", pur se più articolata di molte altre, un metro di paragone. Mi spiace, ma ai miei occhi tu resti ancora, e integralmente, una lettrice e nient'affatto una critica. Di conseguenza, più o meno articolati che siano, i testi che ho letto in internet - e cui mi riferisco sempre - sono ai miei occhi ugualmente degni. E, credimi, escludo a priori da molto tempo le quattro righe inserite sotto l'esagerato termine di "recensione" all'interno di siti come IBS.
Ciò detto, sbavo gioioso all'idea che questo sia il tuo ultimo intervento all'interno del mio blog: la facile e facilona, sterile e insterilita polemica la lascio a chi si crede latore di verità oggettive per il solo fatto di esprimersi con una grassa arroganza e una miope supponenza chiamandole ilarmente e con imberbe autocompiacimento "sincerità".
@by_Ax. Ho letto pareri positivi piuttosto articolati su "La Rocca dei Silenzi". Credo vi siano gli stessi problemi d'espressione in entrambi gli "schieramenti": alcuni che pensano bene di un romanzo italiano non se la sentono di dirlo in modo articolato, alcuni che pensano male dello stesso non se la sentono di dilungarsi. Non la vedrei così nera, insomma. C'è tutto dappertutto. Il colmo è rappresentato da singoli casi.
Non avendo letto ancora nulla di tuo, posso rispondere senza che ci sia qualcosa di personale.
Dov'è tutta questa ipercriticità nei commenti agli autori italiani?
Non la vedo, anzi, spesso si incontrano gran lodi sperticate magari in forte contrasto con la qualità del testo.
Vedo però la frequente e densa invidia proprio contro Licia Troisi, l'unica famosa, l'unica per cui una grande casa abbia speso una massiccia operazione di marketing. Vero che alcuni la osannano, ma altrettanti sparano a zero. Comunque si tratta di un caso a parte.
Gli autori poco noti ed esordienti possono, più che altro, lamentarsi di essere poco conosciuti e di ricevere pochissime reazioni ai loro lavori.
Se/quando riuscirò a pubblicare il frutto delle mie fatiche, non mi attenderò lodi sperticate, mi aspetterò però di ricevere critiche motivate, se necessarie, e non un linciaggio. Stesso atteggiamento che riservo agli esordienti che leggo, se mi capita di scrivere una recensione in rete. Certo, ho qualcosa da dire sui libri e non tutto positivo: ma di solito invito anche a comprarli...
Siamo in un periodo potenzialmente fertile, ci sono tanti autori che provano a pubblicare, i risultati sono piuttosto acerbi per quel poco che sono riuscito a vedere, ma forse ne verrà fuori qualcosa di buono.
Chi critica i libri con dei motivi, evidenziando anche i lati che reputa buoni, non dovrebbe lasciare amarezza a quegli autori che siano disposti a rivedere quello che hanno scritto e a giudicarlo con occhi nuovi (gli occhi del lettore)... magari ammettere, se il caso, di aver sbagliato qualcosa, che non necessariamente significa che tutta la loro opera non valga niente.
Chi invece gioca al massacro con l'aggressione gratuita, lo sfottò alla frase isolata dal contesto, l'attacco personale dovrebbe impensierire gli autori ancora di meno, perché si squalifica da sé.
Ce n'è qualcuno, non mi sembra ce ne siano moltissimi.
Però concordo in una cosa: se si resta turbati dal web, meglio non navigare troppo.
Ciao Andrea, sono AylysRaziel, chissà se ti ricordi ancora di me... ^__^
Percepisco molto dissapore in questo tuo post.
A parer mio Licia è, è stata, e spero sarà, un potente interruttore per il Fantasy Italiano. Ora sta a noi (chi non ha ancora pubblicato) a sudare e fare sacrifici per dare corpo alle proprie opere.
Tra questi ci sono anche io, pigra, pigrissima - e solo per questo non mi merito nulla. Sono mesi che non tocco più il "mio famoso romanzo".
Ad ogni modo, questo è ciò che penso.
Abbracci!!
No non devi fermarti caro Andrea, assolutamente. Purtroppo l'Italia è il paese della superficialità, delle critiche "a prescindere" prive di fondamento come dei facili e acritici entusiasmi. Il paese dove i politici sono i nuovi "velini", dove lo spazio pubblico è spesso animato dal dibattito più vuoto e spettacolarizzato. Alle volte credo sia meglio, se non proprio necessario, tornarsene nel bosco
@gamberetta: ho seguito il tuo link ed ho visto il tuo blog. Ho letto le tue "recensioni", e ne ho dedotto che ,forse per via della tua giovane età, non hai ancora afferrato l'idea che il fantasy è semplicemente fantasy. E' inutile cercare spiegazioni argomentate sul come fanno i cannoni delle navi ad abbattere i draghi. E' fantasy, è finto, è una storia e come tale va presa e basta. Dalle tue pagine viene fuori che stai perdendo un sacco di tempo a ricercare, documentare fatti e possibilità che esistono solo nei libri: e che facendo questo sottrai del tempo alla lettura fatta per il vero gusto di leggere una storia, e per far maturare un po' il cervellino. Inoltre ho visto come rispondi ai commenti delle persone che ancora vengono sul tuo blog: con maleducazione e offese, le stesse che ho visto nei tuoi interventi su questo blog. Sarebbe ora di domandarsi se il tuo modo di gestire la comunicazione col prossimo non vada rivisto un attimo.
Infine ho purtroppo letto la recensione a "La Rocca dei Silenzi" presente nel sito della meschina Gamberetta. Di passaggio, vorrei attestare che il tanto vilipeso "costretti a quel dentro e fuori d'aria" è un sintagma che, secondo una critica stilistica tecnica e non dilettantistica, supponente e ottusa quale è quella che invece è stata concertata nella recensione della suddetta Gamberetta e dei suoi miseri collaboratori, è per nitore forse pari addirittura alla retorica della catacresi ellittica di un Vittorio Sereni. Se questo può bastare.
Certo, so perfettamente che Gamberetta non comprenderà mai ciò che ora ho spiegato, ma posso anche riassumerlo così: quel sintagma è oggettivamente - e occorre sottolineare più e più volte questo "oggettivamente" - formidabile.
A questo punto, mi espongo e mi offro apertamente come esegeta - pur estemporaneo - dello stimatissimo Andrea D'Angelo - almeno per quel che riguarda la sua cifra stilistica. Affinché altri incompetenti, quali platealmente sono Gamberetta e i suoi, non abbiano più a poter profferir parola alcuna.
Feanor
@Bruno. Di critiche negative piuttosto articolate non ve ne sono molte in circolazione, in rete. Ma ciò che si legge a spron battuto, molto spesso, sono commenti aprioristici di lettori che "non vogliono sentir parlare di fantasy italiano, perché non esiste", perché "gli italiani non ispirano fiducia", eccetera. Vi sono molti gradi d'opinione, in rete, e purtroppo molti dei negativi sono ingiustificati nelle loro stesse tesi.
La cosa vale spesso anche per quelli positivi - che, come ho già avuto modo di dire, fanno tanto male quanto quelli negativi, quando superficiali.
L'ipercriticità, in definitiva, è una sorta di attenzione deviata alle opere degli autori italiani: quando non ignorate, nel 90% dei casi l'obiettività del lettore viene meno, o per un motivo o per l'altro... ma sempre perché, sotto sotto, il nome dell'autore è italiano.
Credimi, Bruno, per esperienza personale ci sono fin troppi lettori che ci trattano in modo anomalo (a noi autori italiani di fantasy). E in un senso e nell'altro.
@Feanor. I tuoi commenti sporadici mi risollevano sempre l'umore: mi fanno sentire meno solo.
Relativamente al tuo impegno esegetico, non credo sia il caso di sprecare troppe energie con chi si arroga diritti di critica letteraria senz'averne lo spessore (io non l'avrei, ben intesi).
A me, articolate o meno, sembrano tutte opinioni e nulla più. Come tali, ancor più quando saccenti sulla base di una vana e infruttuosa articolazione - per giunta autocelebrata! -, non si meritano il tempo che gli ho dedicato in passato, che non gli dedico più e che non gli dedicherò ulteriormente.
Piuttosto, pur sotto pressione per i numerosi impegni, ho ripreso in mano la tua lista di testi di stilistica, andando alla voce "più semplice" e preparandomi a un ordine quanto mai opportuno. Sempre nell'attesa di una birra nell'uggiosa Trieste.
I miei commenti sono sporadici solo perché ho meno tempo di un tempo, non certo perché mi sia disinteressato al tuo sito, o alle tue riflessioni, alle tue discussioni - ma tu lo sai; invero ci sarebbe sempre tanto da dire.
Il problema opportuno e l'opportunità problematica dell'esegesi - su cui comunque io un po' scherzavo - è che un lettore ingenuo, svagato, innocuamente e innocentemente impreparato - intendo incapace di affrontare adeguatamente un confronto tecnico con l'argomento - se è altresì privato dell'avallo di un secondo contrappunto, potrebbe veramente credere alle assurde critiche di Gamberetta e dei suoi simili, e allora, quella sì, si rivelerebbe una tragedia! Infatti, è proprio a quel punto che deve intervenire l'esegesi specialistica, contro il cui rigore, la cui esattezza, la cui oggettività - parola bellissima, oggettività - la teoria dell'opinione, l'apologia del sentimento, l'agiografia del gusto, possono soltanto ammutolire. L'esegesi così può essere anche la salvezza per il lettore, altrimenti abbandonato alla retorica - "sapienza di fronte a ignoranti", secondo la celebre definizione di Platone nel “Gorgia” - di Gamberetta. Effettivamente, sarebbe pure curioso osservare come costei potrebbe replicare a questa mia unica nota stilistica - premettendo che non potrebbe replicare in un senso oggettivo.
Hai recuperato i testi che - "impassibili eoni son trascolorati alla memoria" - ti avevo consigliato per impadronirti dei rudimenti della migliore teoria stilistica? Ti accingi persino ad acquistarne qualcuno? Ne sono più che felice, sinceramente. Ti divertirai e ti istruirai insieme. Confido che mi ragguaglierai circa tutte le bizzarre - ma, ne sono persuaso, anche affascinate, ammirate e stupite - impressioni che sicuramente ti susciterà il volume che sceglierai, e altrettanto che mi contatterai nell'eventualità - malaugurata, ma che personalmente non ventilo - in cui il dettato dovesse risultarti arcigno.
In realtà dovrei essere io, certamente per primo, ad aggiornare te intorno ai pregi e alle mende che ho rinvenuto in quello stralcio che aveva come protagonista un tale Drune dei Non-Morti, le cui gesta mi porgesti ancora "prima che da Fuori giungesse l'Oscuro Signore", e che ho terminato di assaporare appena due giorni fa - forse ricordi? Ma in ogni caso questo è un altro discorso...
Feanor
P.S. Una birra a Trieste? Trieste mi sembra più che propizia, in fondo ivi ritroverei, in una congiuntura pateticamente pariniana, le mie stesse origini, per la birra devo invece dissentire, ammettendo di preferire un abbondante bicchiere di Sambuca ghiacciato come epitome a un’onusta cena, o, contemplando una più morigerata alternativa, la levità frale di un fresco bicchiere di vino bianco. Ché la birra è come Goodkind: angustia subito.
Caro Feanor, intendo il discorso sull'esegesi. E per fortuna fosti scherzoso, perché davvero ritengo sia, anche se un'ancora di salvezza per il lettore, tempo mal impiegato in un simile contesto.
Sì, non ho ancora deciso cosa ordino, ma uno e uno soltanto dei testi che mi suggeristi lo ordinerò. E, non temere, ti contatterò qualora mi ritrovi in qualche passaggio incomprensibile.
Drùne dei Non-morti lo ricordo benissimo e altrettanto bene ricordo di avertelo spedito, nella sincera speranza che tu potessi leggerlo.
Quando e se vorrai, hai a disposizione la mia email per comunicarmi pregi e mende. Anzi, mi sarebbe perfino d'aiuto, considerando che la stesura del romanzo è ancora ben lungi dall'essere conclusa.
La birra è goodkind? Ebbene, purtroppo il vino, ultimamente, mi tormenta con mal di testa penetranti anche dopo soli due bicchieri "di quello buono". Alcolicamente parlando ho gusti bassi!
Ma nulla toglie che si possa scegliere due strade differenti, per convogliare in una più che propizia discussione letteraria.
hai pubblicato solo nel 2001??? e sei giovanissimo (così sembra dalla foto)! chissà perchè ero convinta che fossi edito da molto più tempo e anche molto più... ehm, attempato.
Ad ogni modo, per prima cosa congratulazioni per non essere più un esordiente, poi... che dire? Quando parli del fantasy in italia è difficile darti torto, stesso discorso vale per ciò che scrivi riguardo i romanzo di Licia Troisi. Essendo anche io una esordiente e avendo anche io un blog mi sono ritrovata spesso a fare le tue stesse considerazioni. Che dire? Il prossimo romanzo lo scrivo in inglese, lo pubblico con uno pseudonimo anglosassone e mando una controfigura irlandese ad eventuali presentazioni. Dici che potrebbe funzionare?
A parte gli scherzi, il panorama degli autori di fantasy in italia non è desolante, purtroppo però i lettori sono refrattari al nome nostrano... Licia a parte.
Sono nato nel 1972. 36 anni, dunque: ti sembro ancora giovanissimo? La foto la cambio una, due volte all'anno. Quella che vedi è del 2007. Ora dovrei cambiarla, anche perché sono diverso: capello lungo e un po' di barba (per la prima volta in vita mia).
Gli editori si stanno buttando sugli esordienti a pesce. Questo cambierà la situazione, perché tra i tanti che ancora devono sicuramente maturare tecnicamente e artisticamente, ve n'é qualcuno che ha già dato alle stampe buone opere.
Il ferro va battuto finché è caldo.
Tu scherzi, ma se io fossi in grado di scrivere in inglese, avrei già tradotto i miei romanzi. Niente controfigure irlandesi, ma un'altra lingua, meno chiusa - geograficamente parlando -, è foriera di un maggior numero di lettori.
Dove si trova la verità, Francesca? Vediamo noi bene l'altra sponda del fiume, dove si accalcano i lettori, o sono i lettori che vedono bene la nostra sponda, lungo la quale ci sparpagliamo? Le due prospettive sono certo differenti. In linea di massima, noi sappiamo qualcosa più di loro sull'editoria. Ma non possiamo sapere tutto di loro, pur essendo noi stessi lettori, prima che scrittori. Non ho ancora capito, insomma, se è giusto che noi ci sentiamo trattati ingiustamente o se sono loro che vengono presi per i fondelli dagli editori che ci pubblicano.
Qual è la verità? Siamo noi inadeguati o sono loro criticoni?
Personalmente la risposta me la sono data ed è stata chiara in ogni "luogo" in cui ho affrontato l'argomento. Ma non ho la presunzione di non mettermi in dubbio, né credo di essere immune alle analisi storpiate dall'emotività.
L'unica strada, come detto, è continuare per la propria strada. Lavorare sodo, insomma, con passione e onestà intellettuale. E non fermarsi mai (cosa che io ho fatto negli ultimi tre anni, pur non avendone l'intenzione).
Io continuo. Tu?
1 Gamberetta mi stà sulle palle.
2 L'era del fantasy italiano è appena cominciata.
3 Perseverate sempre e qualcosa(nel bene o nel male)cambierà.
4 Basta con l'invidia !
Utente anonimo, tento di far sì che questo blog discuta di tutto, ma in tono pacato.
Non censuro nessuno, ma mi piace che quando si scrivono cose così forti ("Gamberetta mi sta sulle palle") ci si firmi.
La regola vale per tutti (anche a posteriori: puoi tornare e firmarti, va bene uguale).
A me piace che gli insulti, se devono esserci, siano riconducibili alle singole persone, non a un posto. Così anonimi qualcuno potrebbe prendere di mira il mio blog, che invece intende andare nella direzione opposto a quella di una "guerra santa".
Come ho detto e ribadisco, inutile star lì ad attaccare (difendersi è sacrosanto, invece). L'unica nostra forza è fare e fare sul serio.
Io sono una semplce lettrice, una di quelle che divora fantasy da quando aveva 14 anni e che non farebbe null'altro nella vita. Leggevo gli autori stranieri quando erano l'unica scelta possibile e ho iniziato a leggere gli italiani da poco ma sono ben lieta di farlo.
Perchè era ora che anche in Italia
si desse la possibilità ai nostri autori fantastici di comparire sugli scaffali delle librerie. L'italica editoria, come ho avuto modo di dire altrove, è sempre stata troppo snob per il fantasy ma ora che si intravede la possibilità di ricavarne degli introiti, improvvisamente tutti si scoprono editori fantasy. Io dico MENO MALE.
Ok, ci sono tanti esordienti, magari la qualità dei libri in questa fase non è sempre altissima, credo che sia fisiologico, ma davvero non comprendo l'accanimento di molti nelle critiche.
Voglio dire, all'estero ho visto scaffali COLMI di autori fantasy assolutamente sconosciuti eppure pubblicati. Davvero saranno tutti i Dante Alighieri della letteratura di genere? Non credo proprio. E allora perchè in italia dovrebbero essere pubblicati solo i GENI del fantasy? Intendiamoci, ciò non vuol dire che TUTTI indistintamente meritino a prescindere una pubblicazone perchè tanto "è di moda". Non ci si improvvisa autori, ci si _diventa_ con anni di applicazioni e di tentativi.
Ma gli autori che valgono _davvero_ quelli sopravviveranno alla moda perchè, in un mare di presunata mediocrità, spicheranno e resteranno bene in vetta sempre e comunque, si distingueranno sempre perchè la differenza dagli altri è lampante. Anzi, a voler essere drammaticamente cinici, questa "ondata" fantasy tornerà molto comoda.
Personalmente preferisco l'abbondanza alla scarsità perchè è in un contesto competitivo che posso esercitare il mio diritto e dovere di critica onesta.
Andrea e compagnia, scrivete con serenità e donate, a chi ha voglia di ascoltarvi, bei mondi e belle storie. Il resto non conta nulla.
Grazie per il tuo commento, Mirtillangela. Concordo con quanto dici: meglio abbondare, e sbagliare, che avere un mercato esclusivamente esterofilo.
E, certo, i buoni resteranno. Sta a noi singoli, poi, tentare di "restare".
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