Il giorno dopo - Capitolo XIII
Nuova blog-considerazione deviata, stavolta a Capitolo XIII ultimato.
Avevo molte cose da dire, dopo questo lungo periodo di lenta scrittura.
In realtà ne mancano molte, in questa pagina di diario. Ma ho preferito così, perché alcune riflessioni devo ancora lasciarle a sedimentare.
Leggete e tornate a commentare qui, se vi pare. http://www.negrore.com/tomi/tomo_3/index.htm
Avevo molte cose da dire, dopo questo lungo periodo di lenta scrittura.
In realtà ne mancano molte, in questa pagina di diario. Ma ho preferito così, perché alcune riflessioni devo ancora lasciarle a sedimentare.
Leggete e tornate a commentare qui, se vi pare. http://www.negrore.com/tomi/tomo_3/index.htm



6 Commenti:
Mi fai ricordare Il conte di Montecristo, che sto leggendo. Il traduttore sostiene di aver dovuto accorciare il più possibile, pur lasciando intatta l'essenza dell'opera, a causa dei periodi lunghi e inutili che Dumas era solito articolare - ma lo faceva per soldi. Non è il tuo caso, però.
Penso non sia un problema la lunghezza eccessiva di qualche capitolo rispetto agli altri. Quando m'imbatto in una cosa simile, in un libro, non ci penso; sento che la storia si evolve maggiormente, perché la fine di ogni capitolo, dopo tutto, è una pausa - e se il ritmo del racconto è veloce, il lettore non si stacca dal libro, e lo ama.
Un'altra cosa: io sono attratto dai "mattoni". Ma hai citato il problema editoriale. Allora ne approfitto per farti una domanda. Cosa ne pensi della pubblicazioni mediante print-on-demand, come Lulu e similia?
Tutto sta nel riuscire, Federico, a dare un buon ritmo alla prosa. La cosa non è scontata.
Cosa penso di attività come quella svolta da Lulu.com?
Penso che siano una lama a doppio taglio. Pagare per pubblicare è una cosa che induce ad abbrieviare i tempi, anziché attendere che siano maturi.
Ma è una possibilità in più per chi maturo è già, dal momento che l'editoria non accoglie tutti i maturi, ma soltanto i maturi che vengono ritenuti "commerciabili" (spesso gli acerbi commerciali, ma mai i maturi poco o per nulla commerciali).
Ulteriore considerazione, con aspetto positivo e negativo.
Produrre grazie a Lulu.com (et similia) un volume cartaceo è cosa buona, perché il testo elettronico, al momento, non è tanto gradito (attendiamo i lettori di nuova generazione, quelli con carta digitale, eccetera).
Di contro, va ricordato e sottolineato che la vendita on-line, in Italia, costituisce una piccolissima fetta della torta delle vendite di libri.
Essere primi su IBS per un po' di tempo, tanto per capirsi, non significa che si sta vendendo tanto.
"La Rocca dei Silenzi" è stata prima nella classifica di vendite del suo genere per 5 settimane di fila. Ma alla fine io ho venduto poco più di 1000 copie in totale (librerie comprese).
Mai antifona è stata più forte e chiara.
Personalmente, pensando di muovermi da solo, in futuro (forse), prediligerei una scelta che mi permetta di toccare con mano e discutere il risultato cartaceo dei miei sforzi, prima di produrlo in tot copie.
Una strada che permetterebbe maggiore controllo, ma anche maggiori spese.
E, in ogni caso, Lulu.com e altri "editori" simili ti daranno due effetti, anche questi positivo e negativo.
Il positivo è che i lettori sono generalmente sono meno aprioristici e incattiviti, perché anche tu hai dovuto pagare (non ce l'hai fatto a pubblicare con un editore che si accollasse le spese). Dall'altro, però, anche se è difficile che tutti lo ammettano, Lulu.com viene considerata una "non-publicazione".
In tutta la questione mi pare vi siano luci e ombre in ogniddove!
Valuta tu.
E perdona gli errori di battitura e disattenzione nel messaggio. La fretta m'ammorba come non mai, in questo periodo.
Uhm... come temevo, mi sembra migliore la pubblicazione "vera" - ci tocca, dopo tutto, sottostare alle malvagità e ingiustizie del business... XD
"Perdona gli errori"?! Ma scherzi? Bisognerebbe pagarti per farti fare un errore - e il problema è che, conoscendoti, non accetteresti neanche. XD
Grazie, ciao! ;)
Qui ci sarebbe da commentare per un paio di settimane, vista la quantità di spunti.
E fortuna che alcune cose non le hai scritte...
Mi limiterò (perchè sono pigro) ad una solo considerazione sul discorso dei megadialoghi visto che, da lettore in controtendenza, non amo molto i libri in cui i protagonisti si mettono a discettare sulla vita, l'universo e tutto quanto ogni due per tre anche se il discorso non perde di coerenza o magari sembra guadagnarci.
In molti casi, l'effetto è vagamente pedante un po' come se stessi ascoltando due medici che discutono della sintomatologia del ginocchio della lavandaia o due generali che si rifanno alla teoria militare confrontando i sacri testi a partire da Tacito.
Può essere interessante ma mi suona di falso.
Nella mia esperienza i tecnici (e non solo) si limitano a scambiarsi lo stretto indispensabile, contando sul fatto che l'altro sappia di cosa stia parlando (fanno quindi le tue 4 domande o magari anche meno, visto che magari presumono di sapere più di quanto sappiano).
Certo, non si può esagerare e diventare reticenti: il lettore deve avere gli strumenti per capire cosa sta succedendo (non si bara, appunto), tuttavia tra i moduli geografici di forgotten realms travestiti e l'oscurità fumosa penso che ci sia un ampio spazio che gli scrittori possono percorrere...
Spero di essere nel solco del concetto che volevi esprimere (uno ci prova) o almeno di aver detto qualcosa di sensato (vedi prima).
blackhat
> E fortuna che alcune cose non le hai scritte...
^___^
Quanto dici sul "suonare falso", circa dialoghi più tecnici/specialistici mi sembra avere un gran senso. Ci rifletterò. Non era proprio di questo che parlavo, però. Parlavo di dialoghi normali, non forzatamente filosofici o scientifici. A volte un personaggio può essere molto curioso sul prossimo, te l'assicuro. A volte persino sfrontato! ;)
Aveva molto senso quanto hai scritto. In compenso io questa sera non ho nulla di sensato da rispondere...
Vabbè, sarà per un'altra volta.
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