4 ottobre 2007

Accanimento terapeutico

Papa Wojtyla chiese: «Se mi portate al Gemelli avete modo di guarirmi?»
La risposta fu no.
Allora replicò: «Resto qui, mi affido a Dio».

Una macchina che ti tiene in vita è accanimento terapeutico.
E anche per Papa Wojtyla quella macchina non era volontà di Dio.

Con questo ho concluso sull'argomento, grazie a Dio.

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4 Commenti:

Blogger Luqa ha detto...

Andrea, sono d'accordo.

Però... un pacemaker? Uno stoma?

5 ottobre 2007 7.16  
Blogger Parao ha detto...

A me pare che il concetto sia chiaro, Luqa. Si parla di male incurabile, che ti consuma pian piano.

Ho già scritto, e ribadisco, che io sto parlando di malati terminali.
E - a scanso di equivoci - so perfettamente che Wojtyla non stava avvallando l'eutanasia. Ma è chiaro, molto chiaro, che quando si vive il male in prima persona la prospettiva cambia. Perfino quando sei il Papa. E mi pare un messaggio su cui i Cattolici dovrebbero riflettere.

Nell'accanimento terapeutico, e nell'accanimento dei "dettami" religiosi, continuo a credere vi sia una pietà deviata, malata di miopia; come dire, fredda di una freddezza che fa sentire maggiormente il peso della solitudine umana.

Vivo questo sulla "mia" pelle. E la convinzione è rispettare i tempi del Creatore. Non parlo a vanvera. Faccio il possibile, da essere umano fallace.
Se un giorno mi dicessero di attaccare mia madre a una macchina, per tenerla in vita (cosa che nel suo caso non può essere), il mio sguardo li fulminerebbe sul posto.
Mi spiace, ma quella non è pietà, né carità. E' distorcere il potere che ci è stato dato dal Creatore stesso, piegarlo per barare.
E' troppo facile dire che se ne abbiamo il potere, allora era volere del Creatore che lo usassimo.
Se la volontà del Creatore è darci tale potere, è scontato che il suo uso sia comunque sempre buono e giusto?
A me, da sempre e anche ora che la vivo sulla mia pelle, pare una domanda retorica.

5 ottobre 2007 9.30  
Blogger Luqa ha detto...

Andrea,

Problemi cardiaci come un ritmo di contrazione instabile non sono malattie che ti consumano pian piano, lasciandoti sempre sull'orlo di una fine improvvisa? Vedo una sola differenza tra un polmone d'acciaio, una macchina da dialisi, e un pacemaker, tutte macchine che suppliscono a funzioni fisiologiche insufficienti. La differenza sta in quanto limitano la nostra esistenza. Un pacemaker? Pochissimo, quasi zero. Una macchina da dialisi? Qualche ora a settimana, non so bene la frequenza con cui ci si sottopone a trattamenti. Un polmone d'acciaio? Limitazione totale. Immobilità. Dipendenza in tutto.
Quando la limitazione sorpassa il proprio limite personale di sopportazione, allora è accanimento terapeutico e penso che si dovrebbe avere il diritto di accettarlo o rifiutarlo, assieme al diritto di avere informazioni chiare sulle conseguenze di ambedue le scelte.

Anche io vivo questo sulla "mia" pelle, per casi di malattie striscianti, orrende, che conosco e vedo ogni giorno. Malattie che mi hanno fatto sviluppare una chiara consapevolezza: dovessi un giorno accorgermi di esserne soggetto, sarò pronto a prendere una decisione. Ma fino a quel giorno, sia esso l'anno prossimo o fra 50 anni o non dovesse mai arrivare, la vita va vissuta al meglio.

Sono d'accordo sul fatto che abbiamo un Potere, il quale come molte cose ha un lato "buono" e uno "cattivo": quale lato usare del Potere sta a chi lo usa, e a nessun altro.

5 ottobre 2007 10.17  
Anonymous I. ha detto...

Penso si abbia il diritto di chiedere di essere curati oppure no. Addirittura di essere rianimati in caso di perdita di coscienza. E questo indipendentemente dal credo religioso.

Io sono praticante (oggi molto meno di ieri) e ovviamente credente (forse oggi più di ieri), ma indipendente nel credo e nella pratica. Seguo la Chiesa, perché ho scelto di seguire l'indirizzo cattolico nella religiosità, ma io nei dettami della Chiesa vedo una guida, non un diktat. E comunque la Guida ultima è quella che avverto dentro, quando ho bisogno di risposte, direttamente a colloquio con Lui.

In ogni caso, un abbraccio di solidarietà, per la tua mamma, posso trasmettertelo?

I.

5 ottobre 2007 11.05  

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