9 luglio 2007

Fantasy per ragazzi

Quand'ero un ragazzo, ero come tutti i ragazzi: ignorante. A dir il vero, lo sono tuttora. Vero. Allora diciamo che la differenza, rispetto a oggi, è che ero più ignorante e meno consapevole di esserlo. Banale, in fondo. Lo sanno tutti.
Quando si parla di letteratura, i ragazzi sono un punto spinoso da affrontare. Tutti hanno paura di dire qualcosa di negativo, passando per bacchettoni. Di contro, tutti hanno paura di dire qualcosa di troppo positivo, passando per piaggiatori.

Una cosa è certa: il più grande mercato librario, in Italia, è quello dedicato ai ragazzi.
Parliamone, dunque.

I ragazzi hanno molte doti. La prima è la loro genuinità. Prendete il sostantivo come una mescola di schiettezza, sincerità, passionalità, emotività, freschezza, eccetera. Una miscela esplosiva, che li rende particolarmente vivi e vivaci, che fa loro aprire la bocca prima che qualche pensiero da frustrati li castri, zittendoli. Questo sono i ragazzi: genuini. E, quindi, buoni. Qualsiasi cosa esca dalle loro bocche.
Ma quale capacità critica hanno?
Risponderò per me, naturalmente. La loro capacità critica è gravemente minata dalla poca esperienza. Se non è nulla, è uno zero con virgola. Ciò che sta dopo la virgola è presto detto. I decimali corrispondono alle loro doti più spiccate, che gli permettono di capire quando un libro è una vera porcata. Insomma, non si fanno prendere per i fondelli troppo facilmente. A meno che, e questo capita, non siano in fregola intellettuale (e non solo). La passionalità può tradire, infatti.

Il ragazzo che fui amò Le pietre magiche di Shannara e tutt'oggi non riesco a considerare quel libro se non un piccolo capolavoro. Ma so perfettamente che, se lo leggessi oggi, non lo troverei così magico. Sarebbe bello, non straordinariamente bello. Eppure, quando a suo tempo, qualche settimana prima, lessi La spada di Shannara, mi resi subito conto che era una (brutta) copia de Il Signore degli Anelli.
Erano i primi libri che leggevo di mia scelta, non imposti dall'alto.
Ebbene, i decimali mi permisero di subodorare la fregatura della "spada". Ma mi piacque lo stesso. Un adulto con una discreta capacità critica non si sarebbe nemmeno preso la briga di terminare il primo romanzo di Terry Brooks.

Cosa significa tutto questo, per il qui scrivente?
Il fantasy per ragazzi è un grosso mercato, ma i ragazzi non premiano chiunque. La loro capacità critica è acerba, non è capace di distinguere tra pessima operazione commerciale e brutto libro, tra capolavoro e libro di gran mestiere. Ma sanno cos'è il brutto e cos'è il bello per loro. Sanno volersi bene e ricercano il piacere, con più incisività di un adulto.
Ma si perdono, e qui casca il palco, quando il piacere è semplice, perché il semplice è difficile da distinguere dal superficiale (scrivere semplice è molto difficile, vi riescono soltanto i maestri).
Qual è la differenza tra semplice e superficiale? Presto detto, non mi tiro indietro.
Semplice: La storia infinita, di Michael Ende.
Superficiale: Nihal della Terra del Vento, di Licia Troisi.
Entrambi i romanzi vendono tantissimo. Trovatemi un ragazzo che non li conosca entrambi.

Come tutte le questioni spinose, però, non riesco a capire se il mio pensiero sia un'opinione o contenga un reale fondo di verità.
Chi siamo, noi adulti, per decidere cosa sia di qualità per i ragazzi? E, soprattutto, è proprio vero che i ragazzi non possano capire la differenza tra narrativa e letteratura, magari d'istinto? (Tra superficiale e semplice?)
Penso al ragazzo che fui. Ero acerbo come lo sono tutti i ragazzi. Così un fatto riaffiora di prepotenza. Quando terminai di leggere Il Signore degli Anelli e cominciai a scrivere, un pensiero lampeggiò nella mia mente, abbacinante: «Non voglio leggere mai più questo romanzo, mi influenzerebbe troppo!» E, credeteci o meno, a tutt'oggi ho il terrore di rileggerlo. Esatto, non l'ho ancora riletto. Nient'altro suscitò in me pari stupore e timore nel contempo quanto fece la letteratura di Tolkien. Non me ne resi conto, ma la mia strada di lettore era già segnata.
Chi mi colpì in seguito con altrettanta forza, infatti, fu soltanto Ursula Le Guin.
Due autori del fantastico universalmente riconosciuti come latori di letteratura e non di semplice narrativa.

Ma il dubbio permane. Ecco perché voglio il vostro parere, nonostante una risposta me la sia già data.
Vorrei che la confutaste o la avvaloraste.

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11 Commenti:

Anonymous alessandro scalzo ha detto...

Credo che se uno non ha capacità critica da ragazzo, non ce l'avrà nemmeno da adulto. Se invece il seme c'è, questo potrà essere coltivato. Insomma, la capacità critica richiede DNA + cultura. Ricordo un post di una ragazza (credo una persona matura) sul forum di fanatsymagazine che diceva di aver letto sia la Spada di Shannara che LOTR, e di non essersi accorta di alcuna somiglianza... alla faccia! Sul fatto che la letteratura per ragazzi tenga fede al suo nome ho qualche dubbio. Io ad esempio a 14 anni leggevo Robert E. Howard col suo fantasy violento e privo di humor. Non avrei apprezzato Stardust (classificato per ragazzi da Mondadori) come l'ho apprezzato invece leggendolo a 37 anni suonati. Insomma, la letteratura per ragazzi non è letteratura se non piace anche agli adulti dotati di spirito critico. Un esempio per tutti: Balthis l'Avventuriera di Zuddas mi è piaciuto nello stesso modo rileggendolo a venti anni di distanza. Riguardo a Licia Troisi, quando leggo un giudizio negativo è sempre ben articolato e argomentato. I giudizi positivi invece somigliano spesso a questo (di cui mi limito a rilevare l'assoluta mancanza di virgole):

"dite quel ke volete ma ki disprezza compra secondo me è un libro super!!!!!!!
e x ki dice ke la Troisi nn sa scrivere io dico "TUTTA invidia"...
io ho letto tuttii libri a mio parere il più super è "il talismano del potere" ke finalmente accontanta i lettori ke hanno letto più di 1000 pagine per ottenere la rivelazione di Sennar riguardante il suo amore per Nhial.

NHIAL SEI GRANDE!"

9 luglio 2007 15.41  
Anonymous alessandro scalzo ha detto...

Ancora un paio di considerazioni: più di 1000 pagine per una dichiarazione d'amore? Mooolto manga. Sembra Candy Candy. Genere peraltro che amo moltissimo (sì, come no). Nelle cose che scrivo io se due si innamorano a pagina 5 state tranquilli che prima di pagina 8 trombano :). Forse non creo abbastanza tensione?

Straordinario comunque questo lettore (o lettrice) entusiasta, che dopo quqlche migliaio di pagine non ha ancora imparato come si chiama la protagonista :))

10 luglio 2007 9.02  
Blogger Parao ha detto...

Alessandro, e chiunque altro legga e voglia intervenire: non trasformaimo questo mio post in un attacco a Licia Troisi. Non era questa l'intenzione, né il centro della discussione.

Ho preso il suo primo libro come esempio negativo sia perché l'ho letto e mi ha fatto una pessima impresione, per una lunga serie di motivi (che lei conosce), sia perché ha venduto moltissimo, cosa fondamentale per il discorso (non potevo mettere sullo stesso piano Ende e un libro per ragazzi sconosciuto ai più).

Circa Licia, mi riservo di valutare personalmente i miglioramenti che sicuramente avrà avuto, leggendo il primo della seconda trilogia (e magari continuerò fino alla fine).

Ma concentriamoci sul nocciolo della questione.

Quanto dici riguardo alla definizione di "Fantasy per ragazzi", Alessandro, è sensato. Concordo con te. E questo andrebbe nella direzione della mia opinione, perché il semplice di Ende è un semplice di spessore, godibile sia da ragazzi che da adulti. Il superficiale, invece, per un adulto è superficiale, una cosa che non si riesce a leggere, se non con estremo fastidio e con un ineluttabile senso di perdita di prezioso tempo libero.

Sulla capacità critica innata, sinceramente, non riesco a decidermi. Non sarà una cosa che si può costruire nel tempo (non solo grazie alla cultura), anche se se ne è privi all'inizio?
Il ruolo di un insegnante di letteratura, a scuola, ad esempio, non potrebbe essere determinante? In fondo, se ci si pensa bene, la capacità critica dipende da un atteggiamento mentale. E tale atteggiamento, credo, può essere appreso e fatto proprio. O mi sto illudendo?
Ciò non toglie, credo, che chi l'abbia innato sia facilitato e magari riesca a sviluppare in modo più articolato la propria capacità critica, grazie alla naturale inclinazione.
O no?

10 luglio 2007 10.04  
Anonymous Anonimo ha detto...

"Il superficiale, invece, per un adulto è superficiale, una cosa che non si riesce a leggere, se non con estremo fastidio e con un ineluttabile senso di perdita di prezioso tempo libero."

Se davvero il superficiale desse questo ineluttabile fastidio agli adulti vivremo in un mondo migliore e firmerei volentieri per trasferirmi là.
Invece, secondo me, moltissimi adulti godono nella lettura (o nella visione) di prodotti superficiali come testimoniano la quintalata di trhiller prefabbricati, di romanzi rosa, e di altre pessime pubblicazioni che infestano le nostre librerie e che sono destinate non ai ragazzi ma a persone mature (almeno di anagrafe).
Quindi il problema di distinguere tra semplice e superficiale non si può limitare ad una questione di età ("quello che mi piaceva da ragazzo ma non mi piace da adulto è superficiale") ma sta in quello che c'è dietro un libro, mi viene da dire nelle intenzioni dell'autore.
Un autore "semplice" (Ende che pure non amo, U.K. LeGuin, cambiando genere Chandler) non vogliono solo divertire (che pure resta uno degli obbiettivi primari dello scrivere), non solo dare un messaggio (che se fatto male porta a scrivere articoli di fondo mascherati da narrativa) ma vogliono dare qualcosa di più.
Non voglio investigare qui su cosa sia questo valore aggiunto perchè varia, nella mia esperienza, con gli autori e (soprattutto) perchè poi divento lirico e non lo sopporto, tuttavia è proprio questo "di più" che un lettore che cerchi qualcosa avverte quasi d'istinto, spalancando gli occhioni e dicendo "Questo non è un libro come gli altri".
Certo, il lettore deve cercare in maniera quasi attiva (indipendentemente dall'anagrafe) questo qualcosa per scoprirlo. Se leggo Fantasy perchè voglio spade fiammeggianti e belle principesse, non solo non vedrò la differenza tra il Signore degli Anelli e un mestierante del fantasy, ma magari apprezzerò più il secondo perchè il primo non mi da quello che cerco (baNbine con spadoni e draghi, grandi eserciti e magoni che sparano fulmini dal culo) con la stessa frequenza.
Idem con il noir: se voglio mercimonio tra segretarie bionde e l'investigatore di turno, meglio stare lontano da Chandler: sarebbe più lento e noioso del tuo autore medio.

Certo, il gusto può venire educato ma è una cosa che richiede la collaborazione del lettore, come per apprezzare pienamente le altre forme di arte, e non è detto che debba essere obbligatorio.
Io, per esempio, di musica non ci capisco nulla. Ascolto quello che mi piace e mi diverto a farlo, ma non ho mai sentito il bisogno di approfondire o di ampliare i miei orizzonti o di comprendere i miei processi di scelta.
Perchè? Perchè fondamentalmente non mi interessa.
E' un mio diritto e lo riconosco anche agli altri... ;)

blackhat

10 luglio 2007 14.38  
Anonymous Federico Russo "Taotor" ha detto...

Due cose fondamentali, a mio modesto avviso, hanno influito da tempo - e affondano le loro radici - sulla capacità critica della gente. TV e "realtà". Inutile dire che quasi tutti gli scrittori scrivono immaginando le scene narrate come un film, e questa non è una cosa cattiva, sia chiaro. In fondo, i film sono nati anche e soprattutto dai libri, no?
Ciò che influenza i più, dico, è il gusto della massa, che viene accontentata attraverso i media (da qui il successo di Licia, che probabilmente ha pensato ai suoi romanzi in visione manga).
Gli standard visivi sono poi accompagnati - qui mi riferisco agli adulti - dal pretesto più comune usato dai media: «tratto da una storia vera», e forse bisognerebbe tirare in ballo la Sospensione dell'incredulità, ma non oso. La lascio a Fëanor. :D

A questo punto, sembra che la capacità critica di ragazzi e adulti sia un po' confusa. Perché se gli adulti sono, per così dire, più materialisti, e i ragazzi più flessibili, ci si aspetterebbe che i generi letterari si separino nettamente. Ma non è così. Stando a quanto ha scritto Alessandro Scalzo - da ragazzo leggeva Howard rispetto a roba più "surreale", preferenza quasi propria delle nuove generazioni insensibili, cresciute con la TV e internet-, i gusti - e di conseguenza la capacità critica - di ragazzi e adulti si mischiano.

Questione di pecore nere, insomma. Non si può parlare di capacità critica generale, secondo me; solo di correnti, di moda. Io, come te, Andrea, confido nelle pecore nere, sempre più numerose.

10 luglio 2007 15.04  
Anonymous Un Drago Ubriaco ha detto...

bel pensiero, ma comincerei a mettere delle distinzioni

tanto per cominciare separerei la "letteratura per ragazzi" e i semplici "libri per ragazzi"

e con questo metterei una domanda
ha senso fare "letteratura" per ragazzi?
quali valori, quali problemi occorrerebbe metterci dentro? e soprattutto in ambito fy?

il confine è labile, perchè al termine di letteratura oggi si da anche il semplice significato di insieme di scritti

e poi c'è poco da fare
al fy, come genere intendo, è legato indissolubilmente il fatto che lo si legge per piacere, indipendente dalle sue sfumature interne per il tipo di storia

quindi un adulto, come un ragazzo, possono leggere un "libro" con lo stesso grado di appagamento anche se non c'è "letteratura"

è questo che fa apprezzare un libro fy

e poi siamo sinceri... e proprio necessario a questo genere il bagaglio di "orpelli" che si porta dietro la letteratura classica?

non so... proprio io, proprio noi che spesso ci siamo letti intere saghe in traduzioni puramente commerciali...

questo ci ha forse impedito di gustarci le storie? o forse ci ha anche permesso di metterne a nudo meglio certi aspetti senza lasciarci traviare dal bello stile?
in questo caso penso a martin...
uno stile che a quanto pare piace... ma che in poche parole copre una semplice sceneggiatura da soap opera travestita da fy

11 luglio 2007 20.01  
Anonymous alessandro scalzo ha detto...

Insomma, il punto sarebbe distinguere tra libri veri e rilegati cartacei con una bella copertina... Certo le passioni umane sono state sviscerate fin dai tempi dei classici greci. Questo non vuol dire che non si possa continuare a parlarne, anzi, si deve. Per me letteratura è raccontare le passioni umane. Se draghi e spade magiche servono a raccontare le passioni umane, allora siamo nei dintorni della letteratura (poi ci sono lo stile, la bravura nel raccontare, e un sacco di altri fattori). Se draghi e spade magiche sono loro la storia, allora la letteratura è molto lontana. Poi, beninteso, parlare di passioni umane non significa dire che due sono innamorati tra una palla di fuoco e l'altra, bisogna invece che chi legge lo senta nelle viscere.

12 luglio 2007 0.23  
Blogger Parao ha detto...

Ciao, Drago!

In tutta sincerità, non sono d'accordo con quello che dici, riguardo allo stile dei romanzi fantasy. E' vero che a volte ho soprasseduto sulla qualità della prosa e mi sono goduto la storia, ma i miei "miti" sono Tolkien e Le Guin, che allo stile fanno molta attenzione. La traduzione della Rambelli, dei primi tre libri di Earthsea, è sublime. Non a caso poi perde un po', perché i traduttori successivi non avevano la sensibilità letteraria della Rambelli - senza voler offendere nessuno.
I tempi sono cambiati, questo sì. Ma l'attenzione allo stile è qualcosa che per me è fondamentale, quando leggo. Se un autore scrive in modo furbetto, per allisciare le penne ai lettori, allora perde subito un po' della mia buona inclinazione di partenza (e questo accade dalla prima pagina, ovviamente, perché si capisce subito l'andazzo).

Ad esempio, quando io definii in rete Trugenberger un "furbetto", mi fu detto di tutto (invidioso e blablabla...). In realtà io non stavo dicendo nulla di così negativo, ma giudicavo semplicemente questa cosa orrenda che si è imposta negli ultimi decenni: scrivere per assecondare il lettore, svilire la lingua, riducendo il numero di soluzioni che si possono adottare, in favore di una più alta leggibilità... che si trasforma in piattezza e omologazione.

A me è stato detto che il mio stile (ne La Rocca dei Silenzi, che stilisticamente è l'unico "maturo" dei miei romanzi - posto che maturerò ancora) è invasivo. Ebbene, ne vado fiero, perché molti invece l'hanno apprezzato (la maggior parte). La trilogia è stata duramente criticata per la sua prosa; in breve, mi è stato detto che non so scrivere. Poi scrivo un libro nuovo, con le capacità attuali (leggi, non ho dovuto rivederlo nel presente, avendolo scritto 5, 6 o 8 anni prima). Così, lo scrivo piuttosto bene... e cosa mi viene detto? Che sono troppo invasivo, che si nota troppo la prosa. Forse non c'era altro da dire, per attaccarmi? O forse i lettori di fantasy vogliono quello cui tu stesso fai riferimento: belle storie, con una prosa "invisibile".
Ebbene, io ritengo sia sbagliato.
Quello che posso dire di me, e che ricerco anche negli altri autori, è che scrivo anche per il gusto del bel scrivere. Non mi basta dire una cosa in modo chiaro, bramo di dirla in un modo che mi piaccia!

Tutto questo non significa scadere nell'incomprensibile, nel tedioso, nell'ampolloso e pomposo e verboso e quant'altro. Significa che si confonde la padronanza della tecnica (Martin) col bello stile (Ursula Le Guin, che è più semplice ancora di Martin, ma che prosa!).

Spero di essermi spiegato almeno un po', nella fretta.

12 luglio 2007 8.59  
Anonymous Andrea ha detto...

Sono daccordissimo per quanto riguarda lo stile. La qualità di un aromanzo dipende inevitabilimente da quanto questo sia personale, evocativo, poetico e via dicendo.
Per quanto riguarda invece la questione, davvero complessa, della narrativa per ragazzi, sono sicuro che, a partire da una certa età, sia una mistificazione, forse anche un trucco editoriale, parlare di narrativa per ragazzi. Se si ama la lettura, se si ha una certa sensibilità, si può leggere tutto anche da giovanissimi come, d'altro canto, si può leggere e amare Rodari in età più matura. La letteratura o è buona per ogni età, o fa schifo sempre

12 luglio 2007 14.05  
Blogger Perissi ha detto...

'azzarola, questi sono i post che mi piacciono!!!
Io ho riletto "Le pietre magiche di Shannara" un paio di anni fa, e mi è piaciuto(quasi) come la prima volta... certo, c'è un po' di melassa.
"Balthis l'avventuriera" del sommo Zuddas, é un capolavoro del quale la letteratura italiana dovrebbe andare fiera!

16 luglio 2007 17.32  
Anonymous Un Drago Ubriaco ha detto...

ma anche a me piace il bello stile, però mi chiedo se in un mercato fy e non per ragazzi come quello italiano, soprattutto per un esordiente, convenga usarlo o meno

penso sia molto meglio puntare innanzi tutto sulla storia, e ti assicuro(ma non ce bisogno) che se la tua trilogia non fosse stata costruita su una solidissima trama alle spalle non avrebbe avuto il successo che ha avuto

però credo che qui da noi occorra un compromesso
il che rende il gioco ancora più difficile se si vuole raccontare con uno stile non piatto
quindi mi chiedo sempre, vale la pena?

la leguin e martin hanno un mercato diverso e probabilmente anche una mentalità diversa da accontentare... per non parlare di come influisce la scolarità nei paesi di lingua anglofona e la lingua stessa... mi sa che ci sono troppe differenze e troppe variabili

20 luglio 2007 14.12  

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