8 maggio 2007

Il giorno dopo - Capitolo VII

Nuova deviata, per l'ultimazione del Capitolo VII de Il giorno dopo.

Leggete l'aggiornamento all'interno del Diario relativo.
http://www.negrore.com/tomi/tomo_3/index.htm

Il piccolo ritardo è stato causato da problemi tecnici.
Se avete scritto qualche commento nei giorni passati, sicuramente non è stato registrato. Il post precedente, quello relativo al Capitolo VI, ha attualmente 4 commenti e nessun altro è stato ricevuto. Così, tanto per chiarire.
Da ora in avanti il blog funzionerà correttamente.

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6 Commenti:

Anonymous Federico Russo "Taotor" ha detto...

Ebbene, si può sapere il titolo definitivo (o quasi) del romanzo? :)

9 maggio 2007 16.55  
Blogger Parao ha detto...

Ha! Federico... il titolo sarà definitivo quando avrò terminato il romanzo. Non prima. E, nel caso in cui dovesse trovare editore, sarà definitivo soltanto una volta sugli stampato.

In ogni caso il suo titolo è e dovrebbe restare "Il giorno dopo". Non si era capito?
Mi riservo un piccolo margine per cambiare idea e per (eventuali) esigenze editoriali. Tutto qui.

9 maggio 2007 18.23  
Anonymous Ipanema ha detto...

ma il sito, quello bello con il manuale per scrivere un romanzo fantasy non c'è più? Aaagh, lo sapevo che dovevo scaricarlo in qualche modo! :-(((

10 maggio 2007 15.43  
Blogger Parao ha detto...

Come no, Ipanema!
Sei all'interno di Negrore.com, quindi basta che vai all'homepage cliccando sulla scritta "Negrore.com", che trovi in alto, nell'intestazione.
C'è ancora tutto!

I miei piccoli consigli, più precisamente, li trovi al seguente indirizzo:
http://www.negrore.com/scrittura

Ciao e passa a trovarmi ogni tanto!

10 maggio 2007 15.54  
Anonymous Anonimo ha detto...

Traggo spunto da una frase del tuo diario di lavorazione, Andrea ("Si evolve lentamente") relativa alla stesura del settimo capitolo del romanzo per una considerazione generale.
Alle prese stamani col terzo capitolo del mio romanzo, mi sono trovato di fronte anch'io a una situazione che, per parafrasarti, si è evoluta con estrema lentezza.
mentre nel tuo caso però è stata una scelta voluta, nel mio si è trattata di una sorta di blocco.
Avevo in mente (o almeno così pensavo dopo aver elaborato la scaletta) cosa i due personaggi a confronto si sarebbero detti.
mentre parlavano però (e io ne riferivo) mi accorgevo che "loro" erano intenzionati a fregarsene dei miei propositi. Per quanto io cercassi di piegarli alla mia volontà, loro si ribellavano. Ho tentato di forzare la situazione facendo prendere al dialogo la direzione decisa da me a priori ma dopo più di un’ora di scrittura, rileggendo quanto buttato giù, mi sono reso conto che suonava falso, artificioso.
Mi sono trovato di fronte a un bivio: ignorare quell’impressone e andare avanti o seguire il lamento accorato dei personaggi e ricominciare da capo, facendo dire loro quello che pretendevano.
Ho scelto la seconda via.
L’aver buttato via un’ora di lavoro (ragazzi, per chi si alza alle cinque per scrivere un’ora è tanto, sapete) è stato compensato da quanto è venuto fuori dopo aver riscritto il dialogo. Un confronto vero, personaggi convincenti, dialogo che informa da un lato il lettore e porta avanti la storia dall’altro.
La dimostrazione, suppongo, che – per quanto la pianificazione sia importante (e io ne sono un fautore) – ci sono momenti che rendono necessario uscire dagli schemi (letteralmente), cavalcare l’ispirazione (o seguire i personaggi, fate voi) e vedere dove ti porta questo processo. Perché loro, i personaggi, conoscono ciò che devono fare e talvolta seguirli può dare alla storia che uno racconta una “luccicanza” (passatemi il termine) altrimenti non raggiungibile.
Mi scuso con voi (e col padrone di casa) per la prolissità ma vi ritengo interlocutori acuti con cui è bello scambiare impressioni e opinioni sul “fare scrittura”.

Alla prossima.

Michele Mikimago

11 maggio 2007 8.26  
Blogger Parao ha detto...

Questo è un punto su cui sono stato più volte stracapito. La pianificazione, di cui sono un fermo sostenitore, non deve soffocare l'anima dei personaggi e l'estro creativo. Infatti, il metodo cui sono giunto per ovviare a questo inconveniente, ormai oltre dieci anni fa, è quello di definire pochi punti fermi e poi gettarmi a capofitto nella stesura (come ho scritto nella mia rubrica di piccoli consigli). L'importante è che a fine scena le cose salienti siano state affrontate, altrimenti la storia non procede (e deve sempre procedere, in una delle molteplici direzioni possibili - trama, caratterizzazione, eccetera). Se non ho raggiunto l'obiettivo taglio la scena. Se l'ho raggiunto soltanto in parte, aggiungo un'altra scena per completare il compito. Semplice, una volta trovato il proprio equilibrio di scrittura.

Pianificare non può soffocare i personaggi e, di conseguenza, lo scrittore. Così ci si annoierebbe (e scrivere diventerebbe un peso) e si otterrebbe, per l'appunto, un risultato artificioso, forzato.

Guarda, proprio ieri sera questa tacita regola l'ho rivissuta. Più che un'eccezione, è una regola, infatti. I personaggi fanno sempre di testa loro. Assecondarli è l'unica strategia vincente per incanalare nella giusta direzione la storia.

Piuttosto, e magari scriverò un nuovo post su questo, la vera sfida è restare sintetici, pur assecondando l'estro. E questo è molto difficile.
Nella mia visione di romanzo, la sintesi è basilare. E', in senso lato, la meta ultima, ciò che rende un testo meritevole d'attenzione, intellettualmente onesto, dirompente (se si è abbastanza bravi).

11 maggio 2007 9.16  

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