2 maggio 2007

Il giorno dopo - Capitolo VI

Nuova deviata, per l'ultimazione del Capitolo VI.

Leggete l'aggiornamento all'interno del Diario relativo.
http://www.negrore.com/tomi/tomo_3/index.htm

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4 Commenti:

Anonymous Federico Russo "Taotor" ha detto...

Beh, dall'ultimo post si può dire che o ti sei preso una lunga pausa o sei stato troppo impegnato! :) Tuttavia, se i Fronti d'azione sono così tanti, e quindi i personaggi sono molti, stando a quanto ho imparato scrivendo non dovresti trovare particolari difficoltà d'"invenzione", se così si può dire, e di conseguenza non dovresti incappare in gravi e lunghi blocchi.

Riguardo al titolo, mi permetto di darti un consiglio - ovviamente basandomi sulle mie umili esperienze di scrittura. Io "rubo" i titoli da canzoni e da frasi altrui. Ho da poco addirittura cominciato un racconto lungo (o romanzo breve) basandomi solo su un'opera di Maxfield Parrish pensata come copertina del racconto non ancora ideato!

Spero che i miei commenti non sembrino banali o stupidi...
Buon lavoro! ;)

2 maggio 2007 15.45  
Blogger Parao ha detto...

Caro Taotor, curiosa questa tua affermazione, secondo la quale il moltiplicarsi dei fronti d'azione scongiuri i blocchi creativi. Credo che ci si possa bloccare ugualmente. Almeno, lo credo per quanto mi riguarda. Devo evincere che a te la cosa giovi, invece.
Il problema, con una scaletta già dettagliatissima, ai limiti della pedanteria, non è la creatività. Il problema è ben più importante, ai miei occhi: è il senso del romanzo.
Mi spiego. Scrivere a un buon ritmo, senza banalizzare i contenuti, non è cosa semplice. Anzi, è complicatissima! Ma tale aspetto della scrittura, che punta a divenire letteratura, è svincolato dalle soluzioni ricercate per la trama.

Circa il titolo, trovo curioso il tuo metodo. Non sarei mai capace di agire come tu agisci. I miei titoli io li traggo dal testo che devo intitolare, sempre. E non è una cosa difficile, anzi, forse è la più semplice e divertente dell'intero processo. A un certo punto sento qual è quello giusto, quello che si adatta al mio modo di vedere il romanzo.
Quest'ultima mia affermazione, mi accorgo, è il motivo preciso per cui non potrei mai attingere a testi altrui per il titolo.

Grazie per la costanza con cui segui il blog. E, no, i tuoi commenti non mi sembrano stupidi, nonostante mi comunichino quasi sempre una certa distanza nella visione della narrazione, tra noi due. Che pessimo italiano... perdonami, ho poco tempo.

3 maggio 2007 14.46  
Anonymous Federico Russo "Taotor" ha detto...

Beh, effettivamente siamo abbastanza diversi in alcune cose. Per esempio, io alterno scaletta e narrazione, perché non riesco a ideare niente senza scriverlo - dovrebbe funzionare così un po' per tutti, presumo.
L'ultimo racconto che ho cominciato a scrivere mi è stato ispirato dal Giuramento degli Orazi, di Jacques-Louis David. Ma non mi approprio della sua idea, piuttosto la uso come "esca", per acchiappare l'ispirazione.
Per me, comunque, i titoli da decidere a fine racconto sono un incubo. Non ci riesco proprio...

E' un piacere seguire il tuo blog. Un giorno magari potremo confrontare insieme i nostri racconti.
Pessimo italiano? Ma dove? :D

3 maggio 2007 19.45  
Blogger Parao ha detto...

Taotor, non siamo affatto diversi su quello che hai detto di te. Faccio la stessa cosa tua, soltanto che la scaletta è separata dagli appunti, dove, per l'appunto, scrivo dei brevi pezzi così come mi vengono in mente (per poi copiarli e incollarli al momento giusto, riadattandoli).

E, certo, avevo capito quale sorta di ispirazione ti danno gli altri. Non è il modo, però, in cui funziona il mio "pescaggio" dagli altri autori... che è meno diretto, a volte perfino inconscio.
Rari sono i casi, cioè, in cui mi ispiro direttamente a qualcosa d'altri, personalizzandolo.

Un giorno o l'altro devo passare con più calma sul tuo blog, Taotor. C'erano post interessanti, che vorrei avere il tempo di commentare.

5 maggio 2007 12.17  

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