Il Primo Ciclo Minore
Il Primo Ciclo Minore, chiamato impropriamente La saga delle Sette Gemme dell'Equilibrio, è stato il mio esordio. In molti più sensi di quanto possiate sapere voi, da lettori. Fu la prima storia che ideai. Per la prima volta, in seguito all'ideazione, nello scriverla imparai cosa significa narrare. Firmai il mio primo contratto a livello nazionale. Eccetera, eccetera, eccetera.
Il Primo Ciclo Minore è stato, insomma, il mio battesimo artistico dentro e fuori casa.
La Fortezza, terzo e ultimo volume della trilogia, uscì nel marzo del 2003. A quattro anni di distanza dalla sua pubblicazione, ora guardo alla mia trilogia con occhio critico assoluto.
Come molti di voi sanno, io stesso non ho mai risparmiato grosse critiche all'opera, dal punto di vista tecnico. Le sette gemme, il primo volume, è per molti versi il mio cruccio sommo. Scritto e rivisto più di una decina di volte (se non ricordo male tredici), è stato la mia palestra. Purtroppo, tutto questo esercizio ha soffocato il potenziale della storia e ha indotto molti lettori a criticarmi in modo molto negativo, comprensibilmente. L'arcimago Lork, sebbene lo consideri un po' prolisso, e soprattutto La Fortezza alzavano la qualità, pur non raggiungendo vette stilistiche degne di nota. Contrariamente a Le sette gemme, però, erano un onesto esordio tecnico.
La mia frustrazione d'allora, cui non riuscii a ovviare in alcun modo, dipese dal fatto che pubblicai il Primo Ciclo Minore quando avevo iniziato la prima stesura de La Rocca dei Silenzi, opera di ben altro spessore tecnico. Non fu facile sapere di valere di più, ma dover ingoiare critiche perlopiù giustificate, perché i lettori quei romanzi stringevano in mano, spendendo tempo e denaro.
Un'occasione di pubblicazione simile, insperata, ricca di risvolti su cui non mi dilungo, andava acciuffata al volo. Costasse quel che costasse. Venni penalizzato anche mio malgrado. Ma non fu una scelta a cuor leggero.
La mia consapevolezza tecnica d'allora, però, nulla tolse al rispetto per la grandezza artistica di tutto il resto. Ero convinto del valore della storia, del suo spessore umano, della sua lungimiranza. Oggi, lo sono più di prima. Soprattutto dopo aver letto molti altri libri e avendo trovato così pochi autori fantasy di valore. I romanzi che trasudano verità sono davvero pochi. I miei, sebbene acerbi, la trasudano quanto un diamante grezzo.
Come molti di voi sanno, infatti, ho sempre difeso a spada tratta la storia, l'ambientazione e i personaggi che animano le 1200 pagine di testo, suppergiù.
Ed ecco il perché di questa considerazione: da qui vorrei ripartire.
Il mio progetto, a lunga scadenza e ancora in secondo piano rispetto alla scrittura de Il giorno dopo, è di riscrivere l'intero Primo Ciclo Minore, per renderlo la degna introduzione al Secondo Ciclo Minore; finalmente, anche in senso tecnico e stilistico. E parlo, ovviamente, di riscrittura. Non di revisione.
Non immaginate quanto lavoro sia. Tuttavia, credo profondamente nel progetto e sono convinto che questo sia l'unico modo per far emergere una volta per tutte il valore di ciò che ideai in oltre sette anni e mezzo di sudatissima passione fantasy. Valore che sarebbe un peccato lasciar andare alla deriva. La Triade non si merita l'oblio.
Mi sono messo alla prova, riscrivendo il primo capitolo de Le sette gemme. Il risultato è notevole. E mi dà l'idea della portata della mia opera prima, il cui valore emergerebbe con prepotenza soltanto a Secondo Ciclo Minore ultimato.
Sto parlando di ulteriori sei romanzi da scrivere (tra riscrittura e scrittura, s'intenda). Non è un progetto che io possa permettermi di sottovalutare, né so quando avrò il tempo e la forza di affrontarlo. Ma è, come penso con sempre maggior convinzione, da oltre vent'anni, la sfida della mia vita imperniata sulla scrittura.
Portare a compimento la Triade, sì, è la mia meta ultima.
Il Primo Ciclo Minore è stato, insomma, il mio battesimo artistico dentro e fuori casa.
La Fortezza, terzo e ultimo volume della trilogia, uscì nel marzo del 2003. A quattro anni di distanza dalla sua pubblicazione, ora guardo alla mia trilogia con occhio critico assoluto.
Come molti di voi sanno, io stesso non ho mai risparmiato grosse critiche all'opera, dal punto di vista tecnico. Le sette gemme, il primo volume, è per molti versi il mio cruccio sommo. Scritto e rivisto più di una decina di volte (se non ricordo male tredici), è stato la mia palestra. Purtroppo, tutto questo esercizio ha soffocato il potenziale della storia e ha indotto molti lettori a criticarmi in modo molto negativo, comprensibilmente. L'arcimago Lork, sebbene lo consideri un po' prolisso, e soprattutto La Fortezza alzavano la qualità, pur non raggiungendo vette stilistiche degne di nota. Contrariamente a Le sette gemme, però, erano un onesto esordio tecnico.
La mia frustrazione d'allora, cui non riuscii a ovviare in alcun modo, dipese dal fatto che pubblicai il Primo Ciclo Minore quando avevo iniziato la prima stesura de La Rocca dei Silenzi, opera di ben altro spessore tecnico. Non fu facile sapere di valere di più, ma dover ingoiare critiche perlopiù giustificate, perché i lettori quei romanzi stringevano in mano, spendendo tempo e denaro.
Un'occasione di pubblicazione simile, insperata, ricca di risvolti su cui non mi dilungo, andava acciuffata al volo. Costasse quel che costasse. Venni penalizzato anche mio malgrado. Ma non fu una scelta a cuor leggero.
La mia consapevolezza tecnica d'allora, però, nulla tolse al rispetto per la grandezza artistica di tutto il resto. Ero convinto del valore della storia, del suo spessore umano, della sua lungimiranza. Oggi, lo sono più di prima. Soprattutto dopo aver letto molti altri libri e avendo trovato così pochi autori fantasy di valore. I romanzi che trasudano verità sono davvero pochi. I miei, sebbene acerbi, la trasudano quanto un diamante grezzo.
Come molti di voi sanno, infatti, ho sempre difeso a spada tratta la storia, l'ambientazione e i personaggi che animano le 1200 pagine di testo, suppergiù.
Ed ecco il perché di questa considerazione: da qui vorrei ripartire.
Il mio progetto, a lunga scadenza e ancora in secondo piano rispetto alla scrittura de Il giorno dopo, è di riscrivere l'intero Primo Ciclo Minore, per renderlo la degna introduzione al Secondo Ciclo Minore; finalmente, anche in senso tecnico e stilistico. E parlo, ovviamente, di riscrittura. Non di revisione.
Non immaginate quanto lavoro sia. Tuttavia, credo profondamente nel progetto e sono convinto che questo sia l'unico modo per far emergere una volta per tutte il valore di ciò che ideai in oltre sette anni e mezzo di sudatissima passione fantasy. Valore che sarebbe un peccato lasciar andare alla deriva. La Triade non si merita l'oblio.
Mi sono messo alla prova, riscrivendo il primo capitolo de Le sette gemme. Il risultato è notevole. E mi dà l'idea della portata della mia opera prima, il cui valore emergerebbe con prepotenza soltanto a Secondo Ciclo Minore ultimato.
Sto parlando di ulteriori sei romanzi da scrivere (tra riscrittura e scrittura, s'intenda). Non è un progetto che io possa permettermi di sottovalutare, né so quando avrò il tempo e la forza di affrontarlo. Ma è, come penso con sempre maggior convinzione, da oltre vent'anni, la sfida della mia vita imperniata sulla scrittura.
Portare a compimento la Triade, sì, è la mia meta ultima.
Etichette: Mie opere



11 Commenti:
Beh, lo sai quanto io abbia adorato la tua trilogia... ma ci tengo ugualmente a ribadirtelo.
Leggerò avidamente anche la riscrittura del primo tomo!
Una riscrittura brutale è una buona idea. Suppongo che per la pubblicazione basti spacciare il Ciclo come "ristampa" con correzioni.
Effettivamente, dei tuo romanzi il primo che ho letto è stato La Rocca; decisi di comprare il cofanetto del Ciclo, ma non l'ho più fatto, e ho trovato il prologo del primo libro un po' frenetico. Ti incoraggio volentieri a fare questa riscrittura, Andrea, ma non conosco i tuoi ritmi di scrittura. Personalmente, mi capitano periodi ottimi, in cui sforno e sforno, e periodi in cui a malapena scrivo una pagina. Se sei uno che stupisce se stesso, dopo un periodo di magra, ti auguro anni e anni di lavoro produttivo. :D
Una sorta di remake insomma... Mi sembra una buona idea, e anche originale in campo letterario. Senza dubbio è un lavoro grosso. Grossissimo. Però la Triade lo merita. Ho amato molto, come sai, la sostanza del Primo Ciclo, ma sono d'accordo con te che la forma della Rocca si ponga a un livello diverso. Sarebbe un bellissimo regalo rileggere il Primo Ciclo in questa nuova veste... ;)
Daniele Bonfanti
Ciao Andrea. Anche io ti incoraggio a riscriverlo. In effetti è un bel romanzo ma ha effettivamente bisogno di una riscrittura, in modo che il respiro che si percepisce in esso possa liberarsi definitivamente. E ti auguro con tutto il cuore che i tuoi progetti letterari ricevano la giusta attenzione...
Ciao.
Fabrizio Valenza
insomma, ci stai dicendo che la storia restarà la stessa ma vedrà la luce un nuovo romanzo?
per intenderci, come succede per le leggende arturiane... la storia è la stessa ma ogni tanto ne fanno un romanzo nuovo...
che dire, è una cosa interessante...
non tutti ritoccano gli esordi...
o lo lasciano così com'è ignorandolo quasi, o peggio... o fanno semplici aggiustamenti
buon lavoro dunque
insomma, ci stai dicendo che la storia restarà la stessa ma vedrà la luce un nuovo romanzo?
per intenderci, come succede per le leggende arturiane... la storia è la stessa ma ogni tanto ne fanno un romanzo nuovo...
che dire, è una cosa interessante...
non tutti ritoccano gli esordi...
o lo lasciano così com'è ignorandolo quasi, o peggio... o fanno semplici aggiustamenti
buon lavoro dunque
Questa catoniana critica formale al Primo Ciclo Minore, lo dico sinceramente, non l'ho mai interamente compresa, e ancora meno l'ho condivisa. Andrea, tu dovresti sapere quanta pertinace attenzione io riservi all'analisi dello stile, in qualunque opera letteraria - è forse lo stile l'aspetto che io so meglio valutare, genericamente - e quanta incidenza vi attribuisca, eppure, dopo aver letto due volte tutta la tua trilogia, continuo a reputare il suo spessore tecnico e il suo impianto stilistico, anche quello del primo libro, decisamente più che discreto. Sarà per l'amore e la venerazione viscerale che nutro in generale per la lingua italiana, cui a livello europeo il solo francese - forse - è paragonabile - il tanto conclamato inglese, vi supplico, celatelo alla mia vista! - ma, comparando la tua opera alla maggior parte della produzione fantasy che io conosca, la vedo adergersi “com’aquila che sovra li altri vola”, “e non vede mai nessuno al di sopra di sé, né più in alto”.
In ogni modo mi e ti chiedo: la riscrittura inerirà esclusivamente il profilo formale, o anche quello contenutistico? Me lo chiedo perché in un tuo passato messaggio dicevi, rivolgendoti al Messer Forestiero, che anche il concetto – e così la sua esplicazione - dell’Oknujahewa, avrebbe abbisognato di essere meticolosamente ridisegnato, perciò, mutando la forma di alcune idee cardinali, presumo che, forse, potrebbe mutare anche il contenuto nella sua cornice complessiva.
Mi auguro però che tu non intenda modificare i capitoli relativi a Emjariah, che costituivano – secondo me, ovviamente, come poi già ebbi modo di ragguagliarti – il vero gioiello di tutta la saga.
Feanor
Con ordine.
Per Massimo. Riscriverei tutti e tre i romanzi, non soltanto il primo, anche se quest'ultimo ne ha più bisogno degli altri.
Per Federico. No, non sto affatto pensando a una ripubblicazione. Le forme cui penso, per promuovere la riscrittura, sono molto diverse. Anche perché un progetto simile è volto a portare il più lettori possibile alla lettura del Secondo Ciclo Minore.
Non trovo il prologo frenetico, in ogni caso.
Per il Drago Ubriaco. No, sarà una riscrittura particolare, che seguirà pedissequamente il testo originale. Riscriverò paragrafo per paragrafo. Le valutazioni tecniche verranno fatte di volta in volta. Cose del tipo: tagli di frasi, paragrafi o cambi/aggiunte/eliminazione di eventuali scene. Valutazioni tecniche. Ma poco dovrebbe cambiare, a parte la forma.
Sicuramente, per finire, Feanor, non cambieranno i dialoghi tra Tarko ed Emjarîah, che sono uno scrigno zeppo di riferimenti e significati nascosti. Quei capitoli sono uno dei perni su cui gireranno gli avvenimenti successivi a quelli della prima trilogia.
Finisco ringraziandoti per gli elogi alla forma, ma aggiungo che può essere migliore e che la tecnica non è soltanto la forma, ma anche il modo in cui si decide di raccontare un dato evento.
prova prova questa è una prova
Devo dire che nel mio caso una certa curiosità nei Suoi confronti, Senhor Parao, riguardava prevalentemente proprio il Suo originario progetto dei 17 romanzi legati all'Oknujahewa: sarà per i cenni a un'articolata concezione filosofica di fondo, per l'idea d'un affresco di più ampio respiro che contenga, unifichi e metta in relazioni i racconti prefigurando magari richiami tra libri o anche "sottocicli" differenti (penso anche ai riferimenti in un libro al fatto che i personaggi del Primo Ciclo sono parte di una storia più grande: piccolo cenno che per esempio, glielo confesso, ha suscitato la curiosità mia molto più di altre cose che hanno avuto maggior spazio), o altro.
Sottolineo inoltre che personalmente ho apprezzato l'idea di concepire tutte le storie in precedenza e di averne posto già le fondamenta, come Lei fosse un Intelletto Divino preordinatore degli eventi terreni, e che, a mano a mano, nel loro dipanarsi (e quindi racconto dopo racconto) svela la sua volontà originaria e mostra che nell'apparente casualità e separatezza di questi eventi, v'era ordine e unità. A meno che io non abbia del tutto frainteso e questo non sia un puro miscuglio di impressioni filtrate dalla mia peculiare tendenza "esegetica".
Tutto ciò lo dico perché in molti messaggi riguardanti le fatiche di Messer Negrore qui e nel forum di FM, ho notato che gli intervenuti, lui compreso, discutevano e facevano molto più spesso riferimento alla "Rocca dei Silenzi" o ad altre opere singole future,forse giacché più recenti, senza manifestare eventuali aspettative per l'epopea più grande (non dico mettendola da parte, però...). Io quasi sempre ragiono al contrario dei molti :-): infatti, pur stanti le numerose e a volte nette obiezioni che Le muoverei, messer Andrea (e Le invierò spero al più presto,come promesso per cenni in un commento a un suo precedente post), non so se dovesse farLe piacere ma sappia che almeno qualcuno è ancora incuriosito dal primo progetto, e... s'interroga sui restanti quattordici, quali siano i destini della Terra Uhda’etsolaêy, se l'ombra nello Scettro della Verità ci parlerà ancora. E poi concederà egli mai a noi indegni profani di comprendere il mistero dell'Oknujahewa?
P.S.: Altro paricolare forse insignificante, tuttavia ripeto quest'ultimo vocabolo perché mi affascina: non so, esso evoca in me l'immagine del vento che scende dai monti verso i boschi e passa per i pascoli e sussurrando sparge la sapienza divina sui viventi, o un sole vermiglio che esce da mitici abissi nell'ultimo Oriente, o lo sguardo profetico di vegliardo, o il volo sublime e regale di un aquila solitaria...
Messer Forestiero, mi rallegro eccome del fatto che Lei sia ancora interessato a La Triade. Così come lo sono altri - primo fra tutti l'Illustre Perissi, che tanto fece per promuoverlo nel quel di Treviso.
Risposta breve: ha ragione, Messere. Non ha frainteso.
Risposta lunga.
Le storie di alcuni dei protagonisti sono volutamente concepite come più lunghe di una trilogia (alcune sei romanzi, alcune nove o dieci, alcune l'intera epopea). Il primo motivo è ludico*: amo i miei personaggi e, di essi, più di tutto la loro evoluzione (che li rende tanto vivi da impressionarmi, molto spesso). Amo, cioè, personaggi che evolvono in tempi naturali (magia escludendo, in rari casi).
In aggiunta, ripeto ciò che ebbi modo di dire altre volte. Una delle cose più importanti che m'insegnò Tolkien, circa il racconto, è che non finisce con l'epilogo (un buon racconto continua a vivere nel lettore e non nel modo orripilante delle saghe concepite in senso commerciale). Ebbene, ho inteso far tesoro di questo insegnamento, sempre più nauseato dai finali inverosimilmente conclusivi della maggior parte dei romanzi fantasy in circolazione. E vi sono riuscito, immagino, grazie a una naturale inclinazione. Il finale del Primo Ciclo Minore parla chiaro, in molti sensi, e non è "finale aperto" in senso commerciale, proprio perché la concezione della saga è anteposta ai risultati di vendita.
Quindi, seconda questione sollevata, l'immagine di me come Intelletto Divino corrisponde all'intenzione iniziale; alla, diciamo, scintilla primordiale del mio tessere.
Il mio frequente fare riferimento a La Rocca dei Silenzi - e a ciò che la continuerà - dipende dall'imminenza. Parlo di ciò che scriverò di qui a breve, non di progetti alrettanto agognati, ma dalle sorti ben più oscure. Anche se, come questa considerazione denuncia, pur se di progetto remoto si parla, non riesco a ignorarlo (è il "cammino" più importante di tutti, pur se zoppo nel suo primo passo).
Una piccola riflessione, quasi a latere. Credo io consideri La Rocca dei Silenzi e romanzi connessi un filone sulla realtà, mentre La Triade un filone sul divino.
Frase oscura, forse. Ne spiegherò il significato in una futura considerazione.
*Ludico. Concludevo oggi a voce alta, tornando dalla spiaggia di Plat, nel quel di Cherso (Cres in croato), che scrivere è un gioco per adulti. Almeno, così è per me.
Posta un commento
Link a questo post:
Crea un link
<< Home page