18 aprile 2007

Il giorno dopo - Capitolo V bis

Ho ultimato la prima stesura del Capitolo V.

Come sempre, vi rimando al relativo diario.
http://www.negrore.com/tomi/tomo_3/index.htm

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19 Commenti:

Anonymous Federico Russo "Taotor" ha detto...

Non vedo l'ora di leggerlo! Ma... vorrei farti una domanda forse stupida. Hai intenzione di pubblicare il romanzo materialmente o sul sito? Perdonami, ma credo di non aver capito bene, e non ho altre alternative...
Un abbraccio,
Federico. :)

19 aprile 2007 13.32  
Blogger Parao ha detto...

Ciao Federico,

felice di leggerti ancora in questo blog.

La risposta alla tua domanda, tutt'altro che sconveniente, è che non ho risposta.
Sono ancora un autore dell'Editrice Nord. Quindi, qualsiasi cosa scriverò, la proporrò a loro. Con la mia editor il rapporto è sempre stato ottimo e schietto. Non vedo perché non continuare su questa strada.

Se la Nord non sarà, valuterò.
Mi troverò a un bivio e pondererò con attenzione pro e contro di ogni direzione.
Una versione cartacea del romanzo la vorrò, magari a uso e consumo personale. Se non sceglierò (e verrò scelto) da un editore, chi mi segue potrà leggere il romanzo perlomeno in formato scaricabile dal sito.
Non sono chiuso a nessuna soluzione. Tranne che a certe porcherie che si vedono in rete, di cui discutevo con Dalmazio Frau, che vorrebbero che autori seriamente impegnati dessero le proprie opere in pasto a chicchessia senza detenerne il copyright. In qualsiasi formata "nascerà", sarà una cosa di Andrea D'Angelo.

Ma, davvero, come avrai letto, è troppo presto... :)

19 aprile 2007 13.50  
Anonymous Federico Russo "Taotor" ha detto...

Eh già. Ma non è detto; e poi ho tempo a sufficienza!

P.S. Ah, pensavi me ne fossi andato? Mi dispiace deluderti, ma finché non arriva il Dies Iræ ti seguirò, sempre. :P
Non basterà un po' di misera politica a farmi cedere.

19 aprile 2007 14.05  
Blogger Parao ha detto...

Ho scritto "felice di leggerti ancora". Mi pare ovvio che non hai suscitato delusione...

Per fortuna hai tempo a sufficienza, perché sarà lunga!

19 aprile 2007 15.21  
Anonymous Anonimo ha detto...

Secondo me sei tu quello fortunato, se davvero riesci a impiegare solo un paio d'ore per affrescare una descrizione ambientale in dieci righe. Io impiegavo un paio d'ore per sciorinare descrizioni di dieci pagine, ma per descrizioni di dieci righe, mi occorrevano giorni. La dote della sintesi, fondamentalmente connessa con la dote dell'icasticità, quella dote maestosamente delineata e determinata da Alonso, quella dote che è in fondo l'unico tratto che inseguo nella mia ricerca stilistica, possedendo il quale potrei scarnificarmi di ogni altro vezzo, è la dote che più in me latita. La poetica della sottrazione grammaticale formulata da Mallarmé è ciò che mi riesce irrealizzabile: espungere aggettivi, emendare avverbi, recidere perifrasi, è il cimento in cui in assoluto mi sento più inibito, in un senso anche propriamente fisico. Per questo sfrondare dieci pagine di descrizione - orchestrando le quali provo una soddisfazione estatica, senza la quale probabilmente nemmneno inzierei a scrivere - per ricondurle in dieci righe è per me così lunga operazione.
Tu Andrea come procedi? Pianifichi didascalicamente i contorni essenziali dell'ambiente che devi descrivere così che poi devi solo trasporlo e renderlo in una forma letteraria, oppure improvvisi tutto? Fino a quale grado di dettaglio ti immergi, quello connotativo - indeterminato, che nell'immaginazione del lettore evoca simboli tramite il ricorso ai termini universali - di Leopardi, o quello denotativo - tecnico, che invece evoca simboli tramite un'osservazione analitica, settoriale e capillare degli oggetti - di Pascoli? Tu devi riassumere brani descrittivi inizalmente troppo ampi, o devi aggiungervi particolari perché inizialmente troppo inopi? Persegui la sintesi, o la sintesi è un tuo pregio naturale?

Feanor

19 aprile 2007 16.33  
Blogger Parao ha detto...

La tua è una domanda, caro Feanor, che richiederebbe un trattato.
La risposta è semplice da dare, in apparenza: descrivo in modo istintivo, come istintiva è la mia natura da scrittore passionale. E tale istintività proteggo come proteggerei un neonato dalle intemperie di un rigido inverno, con amorevole cura. Assecondare ed esaltare il mio istinto è, ritengo, l'unica dote che possiedo come scrittore (termine forse sprecato nei miei confronti, ma non sta a me giudicare).
All'istinto segue, di solito, una sottrazione. Ma, a volte, un'aggiunta. Più spesso entrambe le cose, con il piatto della sottrazione più pesante.

Detto questo, ho tentato di capire in che modo ho proceduto in passato, per tentare di delineare il mio modus operandi. Così ho riletto alcune descrizioni del mio ultimo romanzo (La Rocca dei Silenzi). Risultato? Non sono in grado di risponderti.
Mi pare che l'istinto mi porti, a seconda della situazione, a calcare sentieri diversi.

Ti riporto una breve descrizione, che mi rappresenta abbastanza bene (e che mi solletica). Ma vorrei anche che comprendessi quanto essa sia il risultato di un procedere casuale.
Sono una persona semplice, di un'ignoranza crassa pari a quella di pochi. Non analizzo la scrittura, se non per amor di linguaggio e per semplificarmi il narrare storie. Oltre non vado e poco so di ciò che tu chiami in causa.

« La Torre di Dòthrom, madre di maghi e stregoni, altresì detta il Fulcro dei Venti.
Alta che sfidava i monti, nera che faceva impallidire i corvi, vigile quanto un enorme occhio, gelida quanto i sentimenti che celava. Una lama scura che minacciava il cielo, tanto larga alla base da stancare chi ne percorreva il perimetro, tanto sottile in cima da forare come uno spillo le nuvole. Dai mille sguardi, gialli e rossi, baluginanti e fissi. Priva di pietà, colma di passione. Vestigio di un passato immemorabile quanto l'origine della conoscenza, sorgeva dalla roccia stessa del mondo come l'ultimo aculeo velenoso dell'Inizio.
»

Giudica tu.

Ciò che ho notato, a ogni modo, è che ho la tendenza a descrivere animando. Descrivo luoghi intercalando il movimento dei personaggi, i loro pensieri, alternando suoni a colori a odori, eccetera. Non ho un modo di procedere preciso. Forse, figlio di quest'epoca - cosa che forse tu non gradisci -, procedo come se descrivessi le immagini in movimento di un film e i molteplici messaggi incosci che queste mi suscitano.
Sono, in sintesi, un ignorante visionario.

E non ho il dono della sintesi. Quello appartiene a scrittori come Luìs Sepùlveda, mia meta ultima, irraggiungibile in questa vita.

19 aprile 2007 19.13  
Blogger Parao ha detto...

Piccola richiesta: Feanor, mi manderesti via email il tuo indirizzo di posta elettronica? Se ne hai voglia, naturalmente.

21 aprile 2007 13.46  
Blogger Perissi ha detto...

Vorrei tanto che lo pubblicasse lo NORD!!!

21 aprile 2007 15.00  
Anonymous Anonimo ha detto...

Andrea, la mia posta elettronica è, come sempre e come da sempre, inagibile. Quando - se mai - riuscirò - riusciranno - a risolvere il problema, ti contatterò subito. Ma fino ad allora, se tu hai bisogno di comunicarmi qualcosa privatamente, altrettanto io ho bisogno che tu mi indichi un modo o un luogo alternativo alla posta elettronica - che io, essendo un completo analfabeta nel linguaggio informatico, naturalmente non conosco.
Intanto ti porgo io una modesta richiesta, che spero e credo non ti crucci: se può interessarti, prossimamente potrei provare a scrivere due righe di analisi stilistica sulla descrizione che mi hai sottoposto come esempio.
Chissà, se tu riuscissi a incantarmi con i futuri romanzi, io potrei anche propormi come tuo personale esegeta...

Feanor

22 aprile 2007 19.22  
Blogger Parao ha detto...

Ha! L'analisi stilistica. Naturalmente m'incuriosisci, Feanor. Fa' pure, se la cosa ti aggrada. A me piacerebbe vedere il risultato, qualsiasi sarà.

Circa i tuoi problemi con la posta elettronica, noto che problemi a navigare non ne hai. Quindi, se mi dai il permesso, ho io una soluzione sicura et duratura per te.
Ma, per riuscire nell'intento, in qualche modo devo poterti contattare, magari su un cellulare. Che ne dici di spedirmi un messaggio privato nel forum di FantasyMagazine? Non è cosa complicatissima.

23 aprile 2007 9.44  
Anonymous Anonimo ha detto...

L'analisi stilistica, dunque.
Alcune note iniziali ed estremamente generali - ma fondamentali - per cominciare a svelarti a te stesso, Andrea - Saba della critica stilistica non conosceva nulla, tant'è vero che le sue poesie gli erano spiegate tecnicamente da Debenedetti, eppure: a quali culmini ha aderto la poesia!
Allora: direi che il tuo stile è quanto di più simile a quello del movimento del realismo simbolico, un realismo simbolico intermedio fra quello della Achmatova, che rispetto al tuo è più vicino al realismo, e quello di Valery, più vicino invece al simbolismo; la connotazione iperbolica ricorda anche l'enfasi ellittica di un vociano come Sbarbaro, a sua volta oscillante fra il lirismo analogico dell'ultraismo alla Pessoa, e il descrittivismo astratto dell'imagismo alla Char.
Il plurilinguismo è sia sintattico sia lessicale, accostandosi da un lato a Blake e dall'altro a Wordsworth - il plurilinguismo è argomento assai arduo, e lo si studia da un piano non tanto letterario, quanto piuttosto semantico e ancor più glottologico: con esso si intende la ripulsa di un riferimento costante a costrutti di proposizioni e di parole con radici etimologiche liquide, i cui sintemi cioè non hanno subito modifiche dalla loro origine greca: più concretamente, il plurilignuismo segna una scissione dalla "nobile semplicità e quieta grandezza" del neoclassicismo e una conseguente affinità con la "Sensucht formale " del romanticismo.
Grammaticalmente, la tua è una poetica non della sottrazione, bensì dell'addizione: una poetica quindi prossima a quella di Verlaine, ma anche a quella di D'Annunzio, che tende a esplicitare ciò che sarebbe stato evocato da quanto esplicitato in precedenza. Prediligi un dettaglio connotativo, anche se non lo sfrutti per abolire completamente il dettaglio denotativo nella concettualizzazione post-grammaticale: le frasi: "Alta che sfidava i monti", "vigile quanto un enorme occhio", "gelida quanto i sentimenti che celava", "Una lama scura che minacciava il cielo", "tanto sottile in cima da forare come uno spillo le nuvole", "Dai mille sguardi", "Vestigio di un passato immemorabile", rimandano e suggeriscono impressioni indeterminate e presentano termini universali - termini con valore sinestetico in diversi ambiti semantici - quali: enorme, gelida, scura, immemorabile; tuttavia persistono specificazioni tecniche e naturalistiche come la descrizione dei corvi e, ancor più significativo, il riferimento, benché contestualizzato e non dotto, a una base e a un perimetro.
Allora Andrea, ti incuriosisce questo principio di analisi?

Feanor

23 aprile 2007 17.24  
Anonymous Federico Russo "Taotor" ha detto...

Perdonate se m'intrometto, ma a proposito di descrizione dei corvi, Feanor mi ha ricordato un elemento della Rocca che mi ha colpito: il punto di vista (o fronte d'azione?) dei corvi. Parlano tra di loro, e il romanzo rimane maledettamente serio. Mi ha colpito positivamente. Volevo che lo sapessi. :)

23 aprile 2007 19.27  
Blogger Parao ha detto...

Feanor! o_O
Ma sei matto? Giuro che non mi aspettavo una cosa simile. E credo d'aver fatto una figuraccia rispondendoti "a istinto" (leggi, da ignorante) circa la sottrazione e l'addizione.
Per incuriosirmi, m'incuriosisce (a parte il fatto che per capire anche questo principio, dovrei studiare un bel po', perché non so di cosa diavolo stai parlando!). E direi che non è il caso di scomodare Saba, per un ignorante come me - sono assolutamente sincero.
C'è un ma grande come una casa, però, Feanor. Pur se spinto daella curiosità, io amo la mia ignoranza in materia. Temo questo tipo di conoscenza, perché non vorrei trovarmi di fronte a una mia descrizione e cominciare a vederne gli schemi linguistici, anziché l'immagine. Non sto scherzando, Feanor, la cosa m'intimorisce parecchio.
Come dicevo qualche messaggio fa - e non ricordo dove - sono un istintivo e tale istintività proteggo come se fosse il mio bene più prezioso.
Ma, grazie di cuore per il principio d'analisi. Magari ti sottoporrò qualche nuovo brano, perché credo che la mia caotica creatività da ignorante mi porti spesso a soluzioni diverse... e magari puoi confutare questa mia ipotesi, tornando in tutti i casi a un realismo simbolico, per mezzo di leggi invisibili ai miei occhi!

Taotor, sono felice che le taccole (cornacchie grigie, in realtà) ti siano piaciute. Ancora di più mi piace il fatto che il libro sia rimasto serio, nonostante la loro partecipazione. Le cornacchie grigie sono serissime, a osservarle, ma fanno anche ridere (come tutti gli animali, perché la spontaneità è gioia). Il mio gesto preferito è quando sembrano fissare il terreno, piegando la testa di lato (cosa che una taccola nel romanzo fa, restando lì a "guardarsi" con la montagna). Sono giunto alla conclusione che è un'interpretazione umana, perché molto probabilmente fissano il cielo, tenendo d'occhio (nel mio caso) i gabbiani (devo fare una piccola ricerca, in merito). ^_^
A tal proposito, penso che riprenderò un mio vecchio messaggio dai forum e lo riproporrò qui. Le taccole hanno un senso importante, nel romanzo, nonostante la loro "piccola parte". In questo vi è la mia visione della natura, della Natura e del rapporto che intercorre tra le razze, volenti o nolenti.

24 aprile 2007 8.53  
Anonymous F. Muspeling ha detto...

Ciao Andrea!
Vedo che il tutto procede bene!
Sì, anche io mi faccio un sacco di calcoli su quanto ho scritto, che velocità d'esecuzione ho, in rapporto alla qualità poi... tutti tentativi, in realtà, di cercare di prevedere quand'è che finirà la stesura e dietro quella la revisione e dietro quella... la Pubblicazione agognatissima! ^___^

Ah! Stringo i denti anche per te!

Stammi Bene!

Francesco
un muspeling

24 aprile 2007 16.51  
Anonymous Anonimo ha detto...

Andrea, se il tuo timore - se di timore è lecito parlare - è di iniziare a descrivere seguendo gli artifici della teoria stilistica anziché le immagini immediate e naturali che la fantasia ti suggerisce, non credo proprio tu debba preoccuparti. Direi che è pressoché impossibile strutturare un intero romanzo incentrandone la scrittura sulla teoria stilistica, senza considerare che di per sè la prosa è più impermeabile e meno conforme a essa rispetto alla poesia, che della teoria stilistica è il principale campo di assonanza e risonanza - c'è chi non vi si attiene, ma, esclusi casi più che sporadici, lì la divergenza, e l'inadeguatezza, dei risultati emerge evidente.
Quindi, assodato che nella progettazione di un romanzo l'utilizzo della teoria stilistica a priori non si dà, io concluderei che però l'utilizzo della teoria stilistica a posteriori, nella sua funzione cioè di profonda e completa comprensione formale, da cui scaturisce la volontà e la capacità calibratissima di attuare il famoso labor limae, sia assai propizio.
Per questo Andrea, pur sapendo quanto sarebbe impegnativo e pur sapendo di esigere troppo, fossi in te non accantonerei laconicamente il proposito di dedicarmici almeno un poco, a questa disgraziata teoria stilistica.

Feanor

25 aprile 2007 16.54  
Blogger Parao ha detto...

Consigliami, dunque, buon Feanor, un testo semplice, che sia una panoramica e scenda appena nel dettaglio, senza esagerare. Deciderò cosa farne quando lo stringerò in mano.

Se nulla di simile esiste, ebbene, devo accantonare l'idea dell'approfondimento, per mancanza di risorse mentali.

26 aprile 2007 11.11  
Anonymous Anonimo ha detto...

Invece qualcosa di simile esiste, eccome. Ti elenco giusto una decina di titoli, in rigoroso ordine decrescente di accessibilità - ma tutti questi sono più o meno padroneggiabili:

- Vincenzo Mengaldo: "Prima lezione di Stilistica."
- Alfredo Ghiselli: "Lineamenti di Stilistica letteraria."
- Helmut Hatzfeld: "Saggi di Stilistica romanza."
- Mario Gorini: "Elementi di Stilistica e metrica italiana."
- Bruno Migliorini: "Elementi di Stilistica e di versificazione italiana."
- Vittorio Capone: "La nostra Stilistica e metrica."
- Francesco Colagrosso: "Studi Stilistici."
- Viktor Vinogradov: "Stilistica e poetica."
- Marco Bertinetto: "Aspetti prosodici della lingua italiana."
- Giovanni Federico: "Linguistica, Stilistica, metrica."

Ora vedi un po' tu.

Feanor

26 aprile 2007 14.57  
Blogger Parao ha detto...

Urka!
E tu quale mi consigli, tra questi? Sono troppi, Feanor, e non so decidermi.

27 aprile 2007 11.01  
Anonymous Anonimo ha detto...

Allora: "Elementi di Stilistica e di versificazione italiana" di Migliorini, fra tutti questi, è qualitativamente il migliore; ma subito dopo di esso viene "Prima lezione di Stilistica" di Mengaldo, che solo di un'inezia pospongo al saggio di Migliorini, e che rispetto a quello è indubbiamente più perspicuo - come premettevo, è il più semplice fra tutti quelli che ho menzionato. Dunque, propenderei con una certa convinzione per l'opera di Mengaldo.

Intanto, convinto che ti appassionerai, ti stuzzico indicandoti quello che è probabilmente il capolavoro di tutta la saggistica italiana: "Impulso di verso" di Contini, e anche quello che forse è il capolavoro assoluto dell'intera storia della teoria Stilistica, e cioè l'incredibile "L'invenzione della libertà" di Starobinski.
Confido che seguirai il mio consiglio.

Feanor

27 aprile 2007 16.23  

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