Radici
Non sono mai stato aduso alla mimetizzazione fallace, ovvero sia non uso nascondermi dietro un dito. Ed è in base a questa convinzione che ho sempre detto quali autori mi portarono alla scrittura. Fossero essi amatissimi, J.R.R.Tolkien, o fossero essi odiatissimi, Terry Brooks.
È curioso come gli unici due autori ai quali io abbia mai deciso di fare omaggio attraverso i miei romanzi (*), in modo consapevole, siano considerati il maestro e il suo peggior scopiazzatore. Ed è altrettanto curioso, ai miei occhi, leggere pareri al limite del fanatismo riguardo ai romanzi di entrambi. Che mi piacciano gli autori che ingenerano contrasti?
Le radici di un autore, agli occhi dei lettori, sono l'autore stesso. Perché preoccuparsi tanto di rivelarle, dunque? Chi le rinnega non è un autore, è una bandierina in balia delle più tenui brezze. Non è importante cosa si è letto, ma il modo in cui lo si elabora. Quella di citare tra i propri ispiratori soltanto autori considerati maestri comincia a sembrarmi una pessima moda. Mi viene in mente una frase di una canzone di Ivano Fossati: "È proprio da finale di carriera, accompagnarsi a gente di cultura". Cosa si crede, che citare grandi autori renda grandi? O forse il sottacere i più bistrattati, che però si sono amati, significa tradirsi e tradire quell'onestà intellettuale che dovrebbe essere l'unico dio dello scrittore?
A me pare che la pavidità regni sovrana, tra gli autori nostrani. Sembra che si vergognino dei propri romanzi e tentino di giustificarsi anticipatamente. Credo d'essere caduto in errore anch'io, dapprincipio. Flagellandomi, giustificavo il mio essere umano, il far parte del fiume chiamato Cultura, la cui fonte è molto più a monte e la cui foce è molto più a valle; giustificavo perfino gli errori altrui. Per fortuna la mia debolezza è durata poco. Oltre tutto, laddove non c'è pavidità, c'è arroganza. Ovvio, sono le due facce della stessa medaglia.
Dove sono finiti gli autori che sanno cosa stanno facendo, il come farlo e il perché vogliono farlo? Dov'è finita la consapevolezza artistica, che non si piega di fronte a niente e a nessuno? Che si manifesti spavalda quando si gioca in casa a me sembra arrogante. Che muoia sulla scrivania di un editor a me sembra pavido.
Uno scrittore che si rispetti sa da dove viene e verso dove sta andando.
E niente e nessuno può fargli cambiare idea.
(*) L'omaggio a Tolkien è nel modo in cui i Sette s'incontrano, all'inizio del Primo Ciclo Minore; un evidente richiamo a "Lo Hobbit". L'omaggio a Brooks è il Grassatore; richiama il Mietitore, sebbene l'idea iniziale sia stata sviluppata a tal punto da renderlo completamente differente, fatta eccezione per l'implacabilità.
È curioso come gli unici due autori ai quali io abbia mai deciso di fare omaggio attraverso i miei romanzi (*), in modo consapevole, siano considerati il maestro e il suo peggior scopiazzatore. Ed è altrettanto curioso, ai miei occhi, leggere pareri al limite del fanatismo riguardo ai romanzi di entrambi. Che mi piacciano gli autori che ingenerano contrasti?
Le radici di un autore, agli occhi dei lettori, sono l'autore stesso. Perché preoccuparsi tanto di rivelarle, dunque? Chi le rinnega non è un autore, è una bandierina in balia delle più tenui brezze. Non è importante cosa si è letto, ma il modo in cui lo si elabora. Quella di citare tra i propri ispiratori soltanto autori considerati maestri comincia a sembrarmi una pessima moda. Mi viene in mente una frase di una canzone di Ivano Fossati: "È proprio da finale di carriera, accompagnarsi a gente di cultura". Cosa si crede, che citare grandi autori renda grandi? O forse il sottacere i più bistrattati, che però si sono amati, significa tradirsi e tradire quell'onestà intellettuale che dovrebbe essere l'unico dio dello scrittore?
A me pare che la pavidità regni sovrana, tra gli autori nostrani. Sembra che si vergognino dei propri romanzi e tentino di giustificarsi anticipatamente. Credo d'essere caduto in errore anch'io, dapprincipio. Flagellandomi, giustificavo il mio essere umano, il far parte del fiume chiamato Cultura, la cui fonte è molto più a monte e la cui foce è molto più a valle; giustificavo perfino gli errori altrui. Per fortuna la mia debolezza è durata poco. Oltre tutto, laddove non c'è pavidità, c'è arroganza. Ovvio, sono le due facce della stessa medaglia.
Dove sono finiti gli autori che sanno cosa stanno facendo, il come farlo e il perché vogliono farlo? Dov'è finita la consapevolezza artistica, che non si piega di fronte a niente e a nessuno? Che si manifesti spavalda quando si gioca in casa a me sembra arrogante. Che muoia sulla scrivania di un editor a me sembra pavido.
Uno scrittore che si rispetti sa da dove viene e verso dove sta andando.
E niente e nessuno può fargli cambiare idea.
(*) L'omaggio a Tolkien è nel modo in cui i Sette s'incontrano, all'inizio del Primo Ciclo Minore; un evidente richiamo a "Lo Hobbit". L'omaggio a Brooks è il Grassatore; richiama il Mietitore, sebbene l'idea iniziale sia stata sviluppata a tal punto da renderlo completamente differente, fatta eccezione per l'implacabilità.
Etichette: Letteratura



9 Commenti:
Ciao Andrea,
con tempi ancora più lunghi della lettera, busta, bollo e posta tradizionale ti rispondo brevemente qui e ora.
Dove ora è un momento particolarmente difficile, con la paura addosso, il freddo e brutti pensieri in testa di una situazione familiare che non ti ho mai raccontato del tutto.
Ora cerco calore, in un mezzo, la rete, che sembra essere freddo ma che riscalda il cuore e la testa. Mi piace questa tua scelta del blog, e mi piace leggere e leggervi nel calore delle parole di persone che probabilmente non si sono nemmeno mai viste.
Mi fermo qui, scusandomi di aver preso calore :-) per un attimo da te e da voi tutti, in questo mio commento piuttosto ot... proverò a tornare, non appena sarò più tranquilla. Un bacio forte.
PS dedico un grazie speciale al foglio bianco e alla manciata di pennarelli che si sono trasformati in una bellissima emozione fatta di colori e parole che fanno davvero bene. Tienili stretti questi pennarelli e questo foglio. Tienila stretta, in questi tempi a volte così difficili :-)
Mi spiace per l'ora, Sashan. Di più non ha senso dire.
Quanto alla bomba atomica con patas, negra dai mille colori, credimi (e contaci)... la tengo stretta stretta!
Spero passerai di quando in quando.
Il mio blog ha bisogno di persone profonde come te.
Salute a Lei, messer Negrore! E auguri!
Si percepisce sempre qualcosa di stimolante nel discutere sulla fantasy con Lei, oggi, ne sono certo, come tre anni fa, quando incontrandoLa per caso in FM assistetti a uno tra i migliori scambi d'idee cui io abbia mai avuto l'onore di partecipare, un dialogo a due(vedo che Lei li preferisce) mica da scherzi, impegnativamente teorico proprio sul destino del fantasy e le sue possibili strade. Come già m'è capitato di dire,rimpiango quell'occasione, giacché con altre persone non ne ho avute di siffatte. E sì proficue! Perché, come pure in ambito più tecnico i suggerimenti di "Un nuovo mondo", devo ammettere che esse hanno rappresentato sempre almeno degli spunti per riflessioni e per evoluzioni del mio punto di vista e sul fantastico in letteratura e sulla scrittura.
E questo, sottolineo, pur ammettendo le distanze tra la visione delle cose propria e altrui, senza cercare forzosamente di conciliare le posizioni nelle apparenze quando sono evidentemente divergenti, ma riferendosi all'interlocutore con lealtà cavalleresca. Non so se Lei ricorda, ma Le dissi che la diversità di soluzioni e punti di vista apre strade anche assai diverse tra loro, ma non necessariamente nemiche l'una dell'altra, talvolta sorprendentemente utili a vicenda quando si abbia passione e, già, quella famosa onestà intellettuale che so bene essere da Lei innalzata a Suo vessillo.
Ci vuole poi curiosità di conoscere, desiderio di orizzonti culturali vasti, rammentando per esempio (e questo rientra nel mio peculiare punto di vista) che il patrimonio del passato, in generale, è qualcosa di ancora vivo e utile per costruire la cultura dell'avvenire.
Dopo questa predica/elucubrazione teorica (cominciavo a perdere l'esercizio...), Messer Negrore, mi spiace dire che l'omaggio a Ruscelli, anatema!, non posso perdonarglielo :>P tuttavia auguri e buona scrittura! (... di blog... e di romanzi! E' forse finita l'Oknujahewa?)
Il M.F.
Messer Forestiero! Quale onore!
Sono felicissimo di leggere un suo intervento sul mio blog (tra parentesi, odio che l'aggieggio scriva "ha detto", con tanto di puntini di sospensione, per giunta! Vedrò se riesco a rimediarvi, ma mi sa molto di intoccabile).
Ricordo, ricordo bene. E spero, per il piacere che pervadeva anche me ai tempi, che Lei passi sovente nei paraggi.
Come non corcordare sul fatto che visioni differenti, a volte antitetiche, possano comunque remare nella stessa direzione, quella del bene del Fantastico. E come non gioire della difformità dei punti di vista, che è una delle poche ricchezze autentiche dell'umanità (e che, ahimè, in troppi si adoperano per livellare).
Vi è forse un malinteso, per amor di sinteticità (che nel mio caso si trasforma spesso in inconcludenza), sugli omaggi. Omaggio non è riconoscimento di grandezza assoluta, ma riconoscimento personale e limitato, che può non corrispondere all'odierna opinione circa tal autore o autrice. Che Terry Brooks si sia fatto amare dal soprascritto, seppur in giovane età, ai miei occhi significa dovergli riconoscenza. Senza quel sentimento giovanile, non avrei imboccato questa strada, tortuosa, a volte tormentosa, ma pur sempre ricca di vita. Un tributo d'esordio credo che potessi permettermelo e tutt'oggi ne vado fiero.
Ribadisco, un uomo che non rinnega il proprio passato, animato comunque da coscienza critica, è un uomo che sa da dove viene e dove vuole andare.
In troppi, là fuori, mi sembrano novelli intellettuali da strapazzo. Di facciata, per dirla papale, Messer Forestiero. Cosa che certo non si può imputare a Lei.
Ancora un sentito sorriso per la sua visita.
Post scriptum: l'Oknujahêwa è qualcosa di molto complesso e che, sogno, va prima interamente riscritto. Tempi biblici...
Sì, ma avevo capito entro che limiti si collocava il suo omaggio a quell'autore. Era detto con l'autoironia (:>P è un omino col naso a pinocchietto)di quell'incorreggibile detrattore di Brooks che sono io,lo sa bene, giacché a suo tempo, trovando nel forum una volta tanto gente d'opinioni affini, non resistevo a spedirgli qualche frecciata a mo' di tormentone. Ma ormai credo che ovunque tra i buoni lettori il Nostro sia smascherato: insomma la foglia di Shannara l'hanno mangiato tutti... :-))
D’accordo con Andrea su Terry Brooks.
Se Tolkien è stato per me in età giovanile la prima cotta, Brooks ha rappresentato il primo bacio.
Scoprii “La spada di Shannara” in un piovoso pomeriggio d’inverno di tanti anni fa, quando costretto a letto dalla febbre misi mano a quel romanzo che mi aveva prestato mia zia.
Col senno di poi, concordo che l’opera è ricalcata sull’illustre predecessore ma all’epoca questo contava poco. L’unica cosa importante, per qual ragazzo di 15 anni che ne divorò più di duecento pagine in un giorno, era la scoperta di mondi diversi dalla Terra di Mezzo.
Per questo, pur riconoscendo che la produzione attuale di Brooks ha molti alti e bassi (più bassi che alti, a onor del vero) continuo a comprare i suoi romanzi. Si tratta di una questione affettiva, direi quasi di stima verso chi ha convogliato in maniera definitiva il mio immaginario verso il fantasy e mi ha regalato quello che, per me, continua a essere il più bel libro del genere che io abbia mai letto: “Le pietre magiche di Shannara”.
Michele "Mikimago"
Non entro i merito, stimo ma non sovrastimo Tolkien, ma aborrisco il Ruscelli che ritengo non degno di vuotargli il calamaio.
Desidero soltanto porgere i miei migliori saluti fraterni all'Amico Messere che piacevolmente trovo in visita anche qui.
Appongo qui il primo flebile segnacolo della mia presenza, se è consentita. Fuggevole visita fugace, ma tornerò.
Saluto con ineffabile gioia Dalmazio- la posta elettronica mi è come sempre inagibile, da tempo dovevo parlarVi- e accenno timidamente bisbigliando verso il Messere, e per ora non aggiungo altro...scusami Andrea per l'appropriazione e la monopolizzazione illegittima di questo spazio, non sapevo come diversamente comunicare con le due bigie eminenze, e ne ho approfittato; non accadrà di nuovo.
A risentirci. E che sia ratto e che sia bello.
Il Vecchio Feanor
Chiedo scusa ad Andrea per l'utilizzo improprio del suo blog, ma l'inclito Feanor sa che puù usare più semplicemente il mio se non ha altro modo, così non tediamo gli altri con le nostre dissertazioni considerate "barbose e accademiche".
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