L'originalità della compagnia
Molto spesso, in passato, ho affermato che l'originalità a tutti i costi è un sentiero angusto. E non sempre porta da qualche parte, anzi.
L'originalità di un autore sta nel rielaborare ciò che ha assorbito leggendo. Il risultato può essere originale in molti sensi, a volte perfino più gratificante di un'originalità assoluta. Insomma, non scarterei a priori, come molti fanno, la rivisitazione.
Vero è, però, che la rivisitazione si fonda sull'onestà intellettuale. Non ammette, cioè, il plagio, né le soluzioni di comodo. Se rivisitazione è, dev'essere profonda. Non è, dunque, una cosa semplice da realizzare. Personalmente, ne so qualcosa.
Stamani stavo riflettendo su questo e su cosa io abbia ritenuto originale negli ultimi tempi. A parte il genio di Steven Erikson, nessun altro autore mi ha colpito per originalità assoluta. Alcuni, tuttavia, li ho apprezzati per la loro rivisitazione: Celia Friedman, ad esempio; o China Mièville. E allora mi sono chiesto cosa renda questi autori originali, a modo loro, nonostante i loro romanzi spesso ricordino qualcos'altro.
La risposta che m'è sovvenuta è una: i personaggi, più che la storia e ancor più dell'ambientazione.
I personaggi fanno sempre la differenza. Il loro spessore psicologico, il loro essere vivi e unici, il modo che hanno di restare impressi nella mente del lettore, quasi che fossero esseri in carne e ossa... ecco, questo rende un romanzo sicuramente originale. Ora mi è chiaro perché, negli anni di scrittura, una sola cosa non è mai cambiata nel me autore: l'importanza dei personaggi. È l'aspetto che tutti i miei romanzi hanno in comune.
Questo, credo, non è nient'altro che un riflesso della (mia) vita. Non c'è nulla di più importante delle persone, degli affetti. Qualsiasi esperienza si stia vivendo, anche la più gioiosa o esaltante, se non la si condivide con qualcuno diviene sterile. Va bene anche solo a posteriori. La solitudine è il peggiore dei mali.
Prima che stupire, dunque, un autore ha il dovere di fare compagnia al lettore.
L'originalità di un autore sta nel rielaborare ciò che ha assorbito leggendo. Il risultato può essere originale in molti sensi, a volte perfino più gratificante di un'originalità assoluta. Insomma, non scarterei a priori, come molti fanno, la rivisitazione.
Vero è, però, che la rivisitazione si fonda sull'onestà intellettuale. Non ammette, cioè, il plagio, né le soluzioni di comodo. Se rivisitazione è, dev'essere profonda. Non è, dunque, una cosa semplice da realizzare. Personalmente, ne so qualcosa.
Stamani stavo riflettendo su questo e su cosa io abbia ritenuto originale negli ultimi tempi. A parte il genio di Steven Erikson, nessun altro autore mi ha colpito per originalità assoluta. Alcuni, tuttavia, li ho apprezzati per la loro rivisitazione: Celia Friedman, ad esempio; o China Mièville. E allora mi sono chiesto cosa renda questi autori originali, a modo loro, nonostante i loro romanzi spesso ricordino qualcos'altro.
La risposta che m'è sovvenuta è una: i personaggi, più che la storia e ancor più dell'ambientazione.
I personaggi fanno sempre la differenza. Il loro spessore psicologico, il loro essere vivi e unici, il modo che hanno di restare impressi nella mente del lettore, quasi che fossero esseri in carne e ossa... ecco, questo rende un romanzo sicuramente originale. Ora mi è chiaro perché, negli anni di scrittura, una sola cosa non è mai cambiata nel me autore: l'importanza dei personaggi. È l'aspetto che tutti i miei romanzi hanno in comune.
Questo, credo, non è nient'altro che un riflesso della (mia) vita. Non c'è nulla di più importante delle persone, degli affetti. Qualsiasi esperienza si stia vivendo, anche la più gioiosa o esaltante, se non la si condivide con qualcuno diviene sterile. Va bene anche solo a posteriori. La solitudine è il peggiore dei mali.
Prima che stupire, dunque, un autore ha il dovere di fare compagnia al lettore.
Etichette: Letteratura, Scrittura



2 Commenti:
L'"originalità" a tutti i costi è una sciocchezza.
La banalità e il plagio sconfortante che vediamo ormai albergare ovunque nel "fantastico italiota" è pure peggio.
Quando mi rivolga al panorama italiano uso apposta "fantastico" con la "f" minuscola.
La maiuscola non la merita.
Circa l'originalità assoluta, se tale può essere l'originalità - e secondo me, soprassedendo a una disquisizione semantica ed etimologica, tale può davvero essere - volevo aggiungere che, artisticamente, molto spesso è addirittura pericolosa. Pericolosa perché implicitamente comporta il rischio che la propria opera non sia intelletta o, sciagura, sia finanche travisata. Non casualmente infatti il lungimirante Zola corredò tutti i suoi primi romanzi di esaustive prefazioni esegetiche, conscio di provenire direttamente da un retaggio culturale imperniato su autori quali Hugo e Lamartine, un orizzonte in cui anche Flaubert, lo scrittore a lui più simile, ovattato dal suo lirismo, era abissalmente lontano dal naturalismo deterministico. Ancora non casualmente, la poetica del nostro Zanzotto fu inizialmente classificata - e da critici illustri! - addirittura come surrealista, vena in realtà antitetica alla sua. Sempre non casualmente, il geniale filosofo Gargani giunse perfino, pur recentemente, a essere imputato di promuovere ideali neonazisti.
Pericolosa dunque, ma non è possibile negare che l’originalità assoluta, quando la si riesca ad accostare e quando non sia artificiosa o forzata, sia folgorante, e sia così giustamente da anteporre a qualsiasi rivisitazione e anche a qualsiasi commistione, per quanto ben concertate. Su questo punto, annoto che personalmente, nei testi in prosa, ricerco la risorsa prioritaria di originalità nella trama - non potrò dimostrarlo personalmente, ma assumendo la prospettiva che io avevo adottato, e cioè la concezione esistenziale del primo Rousseau, si dischiudono alla fantasia esiti vertiginosi, sconcertanti - cui subordino i personaggi. Una trattazione esclusiva spetterebbe allo stile, che talvolta – ma con mio sommo cruccio sempre più raramente – può da solo e da sé costituire un codice canonico di originalità, ancora più intima e ancora più aitante di quella che è dato almanaccare con e negli altri elementi di un’opera letteraria; tuttavia il discorso si farebbe veramente troppo corposo, e per il momento reputo sia meglio tralasciarlo.
Comunque, questa considerazione, almeno potenzialmente, può già costituire un ottimo spunto per un ubertoso certame dialettico.
Feanor
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