Il giorno dopo - Capitolo IV
In questa nuova derivata, ecco un nuovo aggiornamento del diario del mio prossimo romanzo, Il giorno dopo.
http://www.negrore.com/tomi/tomo_3/index.htm
È molto probabile che aggiornerò il diario ogniqualvolta ultimerò la stesura di un capitolo.
Anche perché è un momento naturale, e buono, per riflettere. Sempre.
http://www.negrore.com/tomi/tomo_3/index.htm
È molto probabile che aggiornerò il diario ogniqualvolta ultimerò la stesura di un capitolo.
Anche perché è un momento naturale, e buono, per riflettere. Sempre.
Etichette: Diari



16 Commenti:
LO SAPEVO! ^__________^!!
Complimenti Andrea!
48 Capitoli? Ammazza aò!
E dov'è ambientato questo tuo poderoso pargolo? Nello stesso mondo de La Rocca per caso?
Fiammeggio di contentezza per te!
Ottima Scrittua!
Ti capisco benissimo, Andrea, e sono felice per te! :D Come dice Sean Connery in Scoprendo Forrester:«La prima stesura la devi buttare giù col cuore. E poi la riscrivi con la testa. Il concetto chiave dello scrivere è... scrivere.» Ed è quello che stai facendo - dopo una lunga programmazione, d'accordo :D. Bravo, continua così. Siamo tutti trepidanti. Un saluto,
Federico Taotor
Ecco bravo, scrivi Il giorno dopo. Se continui con profitto, prometto di accattarmi La rocca dei silenzi e di leggerlo.
;-)
p.s. Quasi quasi mi viene voglia di ricominciare ad aggiornare quella ciofeca di blog che ho aperto anni fa...
Giusto per non dimenticare come si scrive in italiano, mica per altro. :-)))
Esatto, Muspeling, Il giorno dopo è ambientato "nello stesso mondo" de La Rocca dei Silenzi. Le virgolette sono dovute a due cose: uno, nel mio ultimo romanzo pubblicato si vede ben poco dell'ambientazione (molto di due luoghi precisi); due, il mondo è cambiato... la vicenda si svolge nove secoli più tardi.
Quando dicevo che è un seguito, ma non lo è, che si potrà leggere separatamente, questo intendevo. Ero, come sempre, onesto.
Scoprendo forrester non m'è piaciuto tanto. Ma conteneva alcune buone cose, tra le quali la tua citazione. Per il resto, un film su uno Scrittore può essere molto più potente, se la sceneggiatura lo permettesse.
Caesar, si sa che sei uno stratega...
Scrivere qualcosa per cui il lettore debba avere la sensazione che il tempo che sta investendo non sia tempo sprecato.
Mai come adesso posso comprendere il senso di quanto scrivi, Andrea.
Dopo il primo romanzo pubblicato, l'idea di adagiarsi su soluzioni facili e/o comode è una tentazione che può blandirti con forza.
Tuttavia, secondo me (e mi pare anche dal tuo punto di vista) uno scrittore deve avere l'onestà di offrire qualcosa che non sia comodo per lui e per i propri lettori ma che sia riguardoso nei confronti della loro intelligenza.
E una scelta simile comporta lavoro, coraggio e innumerevoli dubbi (cambiare? Sto facendolo davvero? Riuscirò ad offrire qualcosa di originale? Sarà apprezzato? Non facevo meglio a stermene al riparo dentro quanto avevo già costruito, piuttosto che avventurarmi là fuori, dove non so cosa mi aspetta?).
Ma, come tu sottolinei, è una questione di onestà intellettuale e quella non la si può barattare con niente.
Michele Mikimago
Soprattutto, Michele, non ci si può prendere per il culo da soli. Se prima della pubblicazione si scriveva per passione, con il sogno di pubblicare, dopo aver pubblicato è facile smarrirsi, per appagamento (o per rassegnazione di fronte ai fatti: pubblicare non è quel sogno che si credeva inizialmente, perché di rado porta a una vita da scrittori).
Quello che è difficile da afferrare, costretti a trascinarsi avanti dopo aver fatto tanta fatica, la sera, dopo aver lavorato come tutti, è che il sogno della pubblicazione è davvero grande, anche nella realtà. Pur non vivendo di scrittura, io so che doni ho ricevuto: la stima di sconosciuti, i complimenti, l'aver fatto divertire, evadere, pensare, ridere, piangere degli sconosciuti. È qualcosa di immenso. Ma questo dono, seppur col conto in banca in rosso (come il mio... sigh!), bisogna meritarselo. E meritarselo significa avere rispetto dei lettori, dando il massimo e dando ancora. E solo e soltanto se si ha ancora qualcosa da dare. Altrimenti è doveroso restare in silenzio.
Scrivere dei seguiti "deboli", oltreché intellettualmente disonesto, è distruggere quanto di buono si è fatto in precedenza. Bisogna avere la forza di perseverare nella strada che si è battuta - faticosa, fatta d'anonimato - e che ti ha portato alla pubblicazione. Con abnegazione e umiltà (non mi stancherò mai di dirlo).
Senza quelle sette camicie sudate nell'ombra non si va da nessuna parte. Una volta pubblicati, è necessario sudarne altre sette, godendo di essere un po' meno nell'ombra.
I fortunati che "fanno il botto" non siamo noi. Partiamo da questo principio. Pur avendo sognato, ho sempre saputo che se mai arriverò da qualche parte, sarà facendo tanta fatica. Io faccio sempre fatica, in tutte le cose della mia vita.
Le cose semplici? Sono quelle che non mi lasciano nulla.
Tanto per confrontarsi su un tema meno gravoso, commento anche questa considerazione.
Orbene: che significa che l'ambientazione de "Il giorno dopo" è la stessa de "La rocca dei Silenzi"? Forse che il mondo de "La Rocca dei Silenzi" già corrispondeva a quello del Primo Ciclo Minore? Forse che quanto è narrato ne "La Rocca dei Silenzi" si innesta in qualche modo nel percorso della saga de "La Triade"? O forse che "Il giorno dopo", così come "La Rocca dei Silenzi", non appartiene alla suddetta saga? La tua affermazione mi ha alquanto scombussolato le idee.
Un secondo quesito: la domanda iniziale che tu stesso riporti, "Ha ancora senso contare i giorni?", è la frase d'apertura del romanzo? Se non erro, è in analogia con l'esordio del primo romanzo della Friedman. Da quanto accenni anche nella considerazione "L'originalità della compagnia" - in cui io sono intervenuto, ma evidentemente tu non te ne sei avveduto, o più semplicemente non hai voluto incalzarmi - arguisco che dovresti aver letto tutta la sua trilogia. Come ti è parsa colei che è la mia autrice fantasy prediletta?
Ultimo interrogativo: hai poi affrontato quel Glen Cook verso il quale, discorrendo ancora su fantasy magazine, tante volte cercai di farti approdare? L'ultimo suo romanzo è sublime.
Feanor
Allora, Feanor.
La Rocca dei Silenzi è un romanzo singolo, che nulla ha a che fare con La Triade. Non è una colpa non averlo letto, naturalmente. :)
Detto questo, capirai che l'ambientazione de La Rocca dei Silenzi e de Il giorno dopo è la stessa ed è, nel contempo, diversa da quella della mia prima trilogia.
Sai che non avevo notato l'analogia con il romanzo della Friedman? (Immagino perché in realtà non c'è.) Comunque no, non è la frase d'apertura, ma in un certo senso di chiusura del prologo (la domanda, così come l'ho scritta nella considerazione, non esiste nel testo; quello che c'è scritto non voglio anticiparlo, quindi ho sintetizzato e interpretato il senso, ecco!). Aleggia, insomma, una volta terminata la lettura del primo brano (assieme a tante altre, invero). E, nel caso del mio romanzo, viene utilizzata in un contesto completamente diverso.
No, la trilogia del Sole Nero non l'ho letta interamente. Soltanto il primo romanzo. Mi è piaciuto molto e ho trovato, finalmente, un'altra autrice fantasy che tratta i personaggi come esseri umani, sfaccettati, contrastati, e che con alcune scene mi ha commosso.
Non è la mia autrice preferita, perché la Le Guin tocca più corde in me, ma è certamente balzata subito dinanzi a molti altri autori (sopravvalutati, perché troppo noti rispetto a lei, che meriterebbe ben altra fama).
No, ahimè! :°( Niente Glen Cook ancora. Dovrei acquistare i suoi romanzi, prima.
Senti, già che ci siamo, mi consigli cosa leggere e con cosa cominciare? Io, non avendo suggerimenti da altri, avevo pensato di cominciare la "Black Company" dal primo libro e seguirne l'ordine di pubblicazione. Ma, quasi quasi, se l'ultimo che hai letto è avulso a qualsiasi saga... un pensierino...
E'vero, "La Rocca dei Silenzi" non l'ho ancora letta, ma naturalmente l'ho acquistata, e da molto tempo. Semplicemente non ho ancora saputo riservargli il giusto spazio. Ma uno squarcio si profilerà anche per lei.
Comunque la situazione non mi risulta ancora chiara: se è vero che il mondo de "La Rocca dei Silenzi" è alieno a quello della saga de "La Triade", e se altrettanto è vero che "Il giorno dopo" è invece un romanzo inserito nel mondo de "La Triade", indipendentemente dalla minuta frazione di tutta l'ambientazione che compare nel Primo Ciclo Minore, come è possibile che i mondi de "La Rocca dei Silenzi" e de "Il giorno dopo" coincidano?!
Per quel che concerne Glen Cook, premetto che è un autore dalla produzione già vastissima: quarantasei romanzi editi in trentasei anni di attività letteraria. Ma ti assicuro che la qualità media si mantiene su livelli eccezionali: quello che sto per affermare ti parrà sicuramente iperbolico e inverosimile, ma secondo me la levatura del suo libro meno ispirato non è inferiore a quella di "Memorie di Ghiaccio"; Glen Cook mi ha letteralmente ipnotizzato e incatenato a sè, ed è diventato uno dei miei miti e uno dei miei riferimenti nella letteratura intesa in senso generale, cioè non limitatamente alla letteratura fantasy.
Sei sono le saghe in cui la sua straripante creatività si dirama, ma io ho seguito l'evoluzione solo di una di esse, "Chronicles of the Black Company"- che poi è quasi unanimemente considerata il gioiello di tutta la sua biografia. L'ultimo romanzo che ho letto di Glen Cook è appunto l'ultimo volume, ma non il conclusivo, che compone questa epopea, e si intitola "Soldiers Live", pubblicato nel 2000: credo di potermi sbilanciare affermando che questo è il suo autentico capolavoro, e, se non lo eguaglia, addirittura supera "Il Signore degli Anelli" - ma non "Il Silmarillion", quello no, rimane inarrivabile. Tuttavia non puoi estraniarlo dai nove romanzi che lo precedono. Comunque - so di potermi esporre, anche se sono l'unico garante delle mie dichiarazioni - leggerli tutti per te non potrà che essere un piacere.
Feanor
Ahem... commento veloce, perché sto scappando a casa.
C'è qualcosa che mi sfugge. Temo di aver scritto da qualche parte che Il giorno dopo fa parte de La Triade... non mi spiego altrimenti la tua confusione (e sei persona attenta). Mi sai suggerire dov'è l'errore, perché, questo posso assicurartelo al 100%, Il giorno dopo non è ambientato nel mondo de La Triade, ma in quello de La Rocca dei Silenzi.
Quindi, uh? o_O
Circa Cook, mioddio... avevo già un prurito alle mani. Credo di dovermi accapparrare immantinente i suoi romanzi. Vediamo cosa riesco a fare nel prossimo futuro, con le mie scarsissime finanze.
È vero, Andrea, la pubblicazione può essere (per paradosso) per un esordiente il più pericoloso avversario da cui guardarsi.
Per appagamento, come dici tu. La sera rientri a casa, posi la tua ventiquattrore, dai un’occhiata alla tua libreria e lo sguardo ti cade sulla copertina del tuo romanzo che, in un credo giustificato rigurgito di vanità, hai piazzato in bella mostra: Il pensiero di avercela fatta ti accarezza suadente l’ego e rischi di abbandonarti alla pericolosa idea che quello – il tuo romanzo pubblicato – sia il punto di arrivo e non di partenza. O per paura, aggiungo io. Paura che quanto scriverai adesso verrà raffrontato a quello che hai già scritto (che un editore ha trovato meritorio di pubblicazione e magari qualche lettore pure bello) e non otterrà lo stesso riscontro. L’abbraccio della paura può essere altrettanto paralizzante di quello della vanità e indurti a rimandare il raffronto con la pagina bianca (domani mi balenerà un’idea migliore di quella che mi è venuta oggi e scriverò certamente qualcosa di meglio).
La mia ricetta per evitare questo? Come ti ho ripetuto prima, onestà verso me stesso (primo passo verso quella nei riguardi dei lettori); consapevolezza che mi sono soltanto offerto una chance di visibilità (intesa come possibilità di poter fare leggere il mio romanzo a qualcuno fuori del circondario) e che non ci sono allori sui cui adagiarsi; ogni mattina sveglia – come accadeva prima della pubblicazione – alle 5,30 per farmi le mie due sane ore di scrittura.
Perché scrivere per me è quello che ha sempre contato. La pubblicazione è un bel corollario alla mia passione – un giro di giostra che mi sono guadagnato lavorando sodo e che so di dovermi riguadagnare – per parafrasarti, Andrea – sudando tante altre camicie.
Michele Mikimago
Ho le lacrime agli occhi... gioia é una parola vuota al confronto.
Sei un GRANDISSIMO!!!!
Michele, attento anche all'altro lato della medaglia. Su uno c'è l'appagamento, sull'altro la rassegnazione. E la rassegnazione è una gran brutta bestia quando esordienti, molto più dell'appagamento.
Ma, lo so per esperienza, di questo dovremo parlare tra almeno un anno. I tempi per capirlo sulla propria pelle sono più lunghi. Ora sei fresco di pubblicazione e non sai esattamente di cosa sto parlando.
Un solo, piccolo consiglio (che come tale può essere ignorato): non ti curar di loro, ma guarda e passa.
Modesta rettfica: se la tua, Andrea, voleva essere una citazione dantesca - ciò mi sembra evidente - allora diciamo: non ragioniam di loro, ma guarda e passa.
Per incondizionato ossequio verso il sommo vate, e con ossequio parlandoti.
Feanor
E' vero, Andrea, la rassegnazione è un concetto che hic et nunc mi è del tutto estraneo. Tra un anno? Bè, si vedrà...
In quanto al tuo piccolo (grande) consiglio finale, lo faccio mio e spero di farne buon uso se (quando) sarà necessario.
Grazie comunque.
Michele Mikimago
ShTUM ShTUM PATAFLUM! "Non ragioniam di loro, ma guarda e passa", dunque. Questa sarà la mia prima e ultima citazione! 'gnurant com'la cart' shugant'...
La ricordavo diversa... ma probabilmente ricordavo le citazioni di altri ignoranti come me.
A ogni modo, il senso del consiglio non cambia. Ed è fondamentale, con la manica d'imbecilli in circolazione.
Posta un commento
Link a questo post:
Crea un link
<< Home page