3 ottobre 2008

Il ritardo de "Il giorno dopo".

Come da oggetto: sono già in ritardo sul programma. Ma non importa, non mollo.

Sto meditando di tagliare un'intera parte del romanzo. Valuterò quando vi arriverò, ma penso ci siano gli estremi per considerarla "superflua", tutta intera. E, in compenso, aggiungere qualche capitolo che invece ritengo arricchirebbe la vicenda e aiuterebbe il lettore a godersi un romanzo meno sbilanciato.

Le scalette, come vedete, sono fatte per essere contraddette.
In una fase come questa, ad esempio, sono utilissime per valutare con grande rapidità l'impatto di una simile modifica alla vicenda.

Torno a scrivere...

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16 settembre 2008

La clausura de "Il giorno dopo"

Ho pianificato la stesura della restante parte de "Il giorno dopo" entro il 31 dicembre 2008: 28 capitoli in 14 settimane. 2 capitoli a settimana. Un quantità di testo notevole. Non ce la farò, ma farò di tutto per farcela. Alla peggio lo ultimo a gennaio 2009.

Tempo per amenità come internet: zero. Stop.
Vita in priorità uno. Stop.
Clausura. Stop.

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(Encefalogramma di Andrea D'Angelo)

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5 settembre 2008

Sia fatta la Sua volontà

Sarah Palin, la vice di John McCain, si dice certa che «la Guerra in Iraq sia volontà di Dio». Più che un "pitbull col rossetto" a me sembra un pitbull che tenti di usare la ragione come un essere umano, fallendo miseramente nel tentativo.

Adesso mi aspetto che sia fatta rispettare la Sua volontà e che, dunque, i Repubblicani perdano le elezioni.

E che Dio ci salvi se così non sarà (a causa di un Suo imperscrutabile fine)!

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23 agosto 2008

Il giorno dopo - Agosto 2008

Il mio diario s'è fermato: preferisco scrivere.
Ma ogni tanto aggiornare un po' non è una perdita di tempo, anzi.

Questa blog-considerazione deviata vi porta al Capitolo XXII ultimato.
Leggete e tornate a commentare qui, se vi aggrada. http://www.negrore.com/tomi/tomo_3/index.htm

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22 agosto 2008

I pezzi di merda che governano il mondo.

Sottotitolo: "E la gente miope che li segue..."
Usain Bolt

A 6 anni avevo già molto chiaro che avrei combattuto il formalismo con tutte le mie forze.

Jacques Rogge - un tempo sportivo, ora moralizzatore - si è permesso di portare il formalismo anche alle Olimpiadi, bacchettando un ragazzo di 22 anni soltanto perché ha festeggiato (assieme a tutto il pubblico) i due ori con due record del mondo nei 100mt e 200mt piani (ha festeggiato, cioè, il piccolo fatto che al momento è l'uomo più veloce del mondo e, stando ai tempi, è anche il più veloce di tutti i tempi).

Criticato da chi ha prima assicurato che non ci sarebbe stata censura in Cina e poi è stato smentito dai fatti (inseguito pure da un'accusa d'aver saputo in anticipo e permesso, anche se non provata), direi che è abbastanza significativo. Detto da chi presiede un comitato che nega di manifestare il lutto, come se lo sport venisse prima della vita e della morte. Come se fingere che non esistano le tragedie in atto, in Tibet, in Georgia, in Spagna e così via, possa rendere i Giochi Olimpici qualcosa di migliore.
Ma chi è così immensamente stupido da crederlo?

Triste, tristissimo vedere come la nostra società (l'Occidente tanto superiore al resto del mondo) si sia trasformata nella patria dell'apparenza e che, a forza di circondarsi d'apparenza, ha smesso essa stessa di godere dell'essenza (che però ha troppa forza ed è facile alla conquista immediata, come ha dimostrato il pubblico di Beijing, che ha ballato e riso e pianto assieme a Bolt - e a noi due che eravamo a casa, appartenenti a mondi diversi, eppure uniti dalla stessa visione del mondo).

È quanto vedo in un sondaggio del Corriere della Sera. Quattro italiani su dieci (4 contro 6) considerano giuste le parole di Rogge. Mi vien voglia di scrivere, perché sono stufo di una società che confonde l'educazione e il rispetto con i formalismi, con l'ipocrisia più radicata, con le maschere e le falsità di cui troppi si vestono.
Stiamo perdendo.
Hanno tentato di farci il lavaggio del cervello e ci stanno riuscendo, lentamente. Almeno in questi giorni c'è stato un negro che ha dimostrato quanto la libertà d'espressione conti ancora. E che non è arrestabile.

O volete metterci tutti agli arresti soltanto perché siamo felici? (Pezzi di merda.)
O volete metterci tutti agli arresti soltanto perché siamo in lutto? (Pezzi di merda.)
O... (Pezzi di merda.)

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11 agosto 2008

Giochi di guerra

Mentre si inauguravano i Giochi Olimpici di Pechino, qualcun altro ha deciso di usare un po' i suoi giocattoli: carroarmati, jet militari, soldati. E, soprattutto, le armi.

La dietrologia è diventata la mia scienza preferita. A esser dietrologi ormai s'indovina sempre. E la concomitanza dei due eventi è più che sospetta. Un mio amico m'ha detto: "Ma figurati, farsi questa figura di merda internazionale, durante la cerimonia d'apertura delle Olimpiadi..."
No, mi spiace. Non ci casco più. Sono un dietrolgo semi-professionista. Se Vladimir Putin non voleva fare questa figuraccia internazionale, allora non doveva comandare al suo esercito di attaccare e di continuare ad attaccare e di non mollare (la provocazione poteva portare a una prima reazione, non a questo). Non è che i militari russi si muovano senza ordini superiori.
Quindi, ancora una volta, la scelta dei tempi è scientifica. Voluta.

Non sta a me vivisezionare i protagonisti politici, né della Georgia, né della Russia. Resta il fatto che questo nostro mondo non è pronto. Mi spiace, lo vedo perseverante, quindi diabolico. La Cina stessa ne è esempio lampante, altro che Olimpiadi.
Mentre siamo qui tutti a tentare di elevare la coscienza collettiva sul riscaldamento globale, con risultati più che insufficienti (il che la dice lunga), loro sono ancora lì a giocare ai conquistatori.
E coi loro giochi schiacciano le vite di migliaia di civili inermi, incolpevoli, che magari stavano guardando in televisione le Olimpiadi.

Questo mondo, quello degli esseri umani, è destinato.
Siamo in grande ritardo, ma continuiamo a frenare.
A chi vogliamo darla a bere?
Amarezza e pessimismo.
Peggio, tristezza.
Stanno uccidendo la mia speranza. Comincio a temere che, anche se è l'ultima a morire, si sa, prima o poi morirà.

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8 agosto 2008

La noia e i fatti

La noia fa fare brutte cose. Vi dirò, ultimamente m'annoio assai poco: giro, vedo gente, faccio cose... Insomma, di tutto un po', e i momenti in cui mi ritrovo a casa, svogliato e di conseguenza annoiato, sono davvero pochi e brevi. Ma la noia ancora persevera diabolica nel tormentarmi.

Non ho più voglia di rete, community e blog che parlano di Fantasy, bene o male, adulto o per ragazzi, genere di valore letterario e spazzatura per decerebrati, polemiche, consigli non richiesti, attacchi premeditati nati sul momento retroattivi smemorati disonesti carpiati e, in fondo, fantastici. Gente che s'insulta parlando di libri. Persone con cuore e anima perse in diatribe prive di senso. Ferite e parate, battaglie e guerre di religione. Minchia, eccheppalle!
Basta, la noia m'assale.

Giungo alla conclusione, per l'ennesima volta, che la rete sia eccezionale nel mettere in campo la creatività, la varietà e la profondità delle passioni umane. YouTube ne è testimonianza straordinaria: l'altro giorno guardavo un ragazzo senza braccia suonare la chitarra coi piedi, in strada, mentre cantava. Ma, dico io, e io cosa cazzo sto facendo che non riesco a dare un buon ritmo allo scrivere? Sono uno smidollato, mi sono perso per strada la forza di volontà, il fuoco della passione? Che pena... Fa riflettere, e molto, la rete. Ma con la realtà attiva, coi fatti, come deve essere e sempre sarà. Invece attorno al Fantasy, in Italia, mi ritrovo troppo spesso a leggere queste montagne di parole gettate al vento - e io ne ho spese tantissime: tutte inutili e sterili come le mie accuse ad altri, perché non hanno portato a nulla, le persone non hanno alcuna intenzione di cambiare idea... e forse hanno pure ragione. Che noia!

Basta. Basta, basta e basta.
Oggi sono finito su un blog (http://strategieevolutive.wordpress.com) a proposito dell'ennesima polemica. Ebbene, mi spiace dirlo, ma anche se capisco chi l'ha criticato d'essere aprioristico, io l'ho trovato interessantissimo, scritto da una persona che sa di cosa sta parlando e che, in ogni suo "post", infila una quantità sbalorditiva di informazioni. È un po' snob, ma alla fin fine mi trovo tristemente d'accordo con lui: che noia quello che si legge in giro. C'è troppo fumo, tanto che non si riesce a vedere a un palmo dal naso. E l'arrosto probabilmente s'è bruciato.

Preferisco i fatti. E quelli giudico. Basta opinionisti, basta parolai. Basta blog inutili (ma lo sono un po' tutti, compreso il mio). Basta migliaia e migliaia di parole: tutta energia sprecata, che potrebbe essere incanalata in qualcosa di più concreto. Basta.

Ecco, un'altra blog-considerazione (post) inutile. Altro tempo sprecato. E non rileggo nemmeno: chissenefrega!
OK. Basta. Ciao.

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