20 gennaio 2010

Ahem...

Neanche finito di dire "arrivederci", che già ricompaio.

Solo per segnalarvi che Mariateresa Cermola mi ha intervistato un po' di tempo fa e oggi ha pubblicato il testo nel suo blog.
Qui: http://ethlinn-edhwenden.blogspot.com/2010/01/intervista-andrea-dangelo.html.

Ciao!

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Arrivederci

Visto il prolungarsi della revisione del Secretum e i futuri impegni di vita (preparativi per l'espatrio, un paio di mesi in Venezuela - sperando di non ritrovarsi a che fare con un colpo di stato - rientro e altri preparativi per l'espatrio), ho deciso di mettere in stand-by il mio blog.

Non escludo qualche intervento estemporaneo, ma ora come ora preferisco concentrarmi su altro. Ad esempio sulla progettazione e realizzazione del nuovo sito dinamico. Non mancherò, però, di farvi conoscere i miei progressi col Secretum, specie se importanti (come l'ultimazione della revisione).

A tutti un buon proseguimento.

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15 gennaio 2010

Tanto per gradire: una nuova tassa.

http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/01/15/news/tassa_pc_telefonini-1953830/

Della serie, se io mi compro un registratore digitale, siccome ha una memoria devo pagare un contributo alla SIAE.

Viva l'Italia.
E viva Sandro Bondi: un uomo, una garanzia (di cosa, decidete voi). Ne facesse una buona...

Vorrà dire che comprerò il mio e-book reader all'estero.

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10 gennaio 2010

El niño? No, l'inverno.

L'inverno è sempre inaffidabile. Da sempre. Fa di questi scherzi.
Ma non è magico? Non so per voi, per me sì.



Ma è meraviglioso perché è una stagione. Se dovesse diventare la norma, per colpa dei cambiamenti climatici (non li chiamano ancora "sconvolgimenti", pare...), allora ripenserò a Copenaghen con grande, enorme tristezza. E con un certo astio.
Stanno tentando di romperci il giocattolo più bello.

Vedo un futuro in cui verranno istituiti tribunali intercontinentali con un nuovo profilo criminale da giudicare: "Genocida di Stato", in cui si darà la caccia ai responsabili di questa deriva che parrebbe miope, se non fosse che è voluta dai più feroci predatori del pianeta.
Non ci sembrano tali? Forse urge una maggiore consapevolezza. Così consiglio a chi non l'avesse già fatto, di guardarsi questo documentario/film su YouTube: è gratis, in alta definizione ed è forse la forma di denuncia che più mi ha fatto effetto, tra le molte che ho visto, letto e ascoltato. Perché? Perché è meraviglioso. E perché, nel contempo, è tanto triste che ho pianto.

Cosa stiamo facendo? Oh, cazzo... Cosa stiamo facendo.

In italiano c'è soltanto il trailer. Qui avete tre scelte.
HOME: English with subtitles. http://www.youtube.com/watch?v=jqxENMKaeCU
HOME: Español. http://www.youtube.com/watch?v=SWRHxh6XepM
HOME: Français. http://www.youtube.com/watch?v=NNGDj9IeAuI

È un peccato buttare via tutto per pigrizia, credendo d'aver acquisito un benessere duraturo, che invece è messo davvero in pericolo dal nostro modo di vivere sconsiderato e consumistico. Non è facile darsi da fare, cambiare stile di vita. Ma, insomma, non è nemmeno una tragedia. E poi, una volta circondati da meno cianfrusaglie, godremo di più: ciò che decideremo di tenere ci sembrerà più bello, più utile, meno dannoso. Vivere in modo più frugale ci renderebbe più forti e sani.
Siamo davvero così convinti che abbisognamo di tutte queste puttanate che riempiono le nostre case?

Se non ne avete, sono contento. Mi date speranza. Per quanto riguarda me, espatriare per me è l'occasione di dare un bel colpo di spugna agli eccessi della mia vita. Ripulirla, drenare le tossine e renderla più consapevole, capace di camminare a testa alta, guardando negli occhi il mondo che tanto amo. Non voglio più essere costretto a chinare il capo e tacere, perché so di essere uno dei responsabili di questa deriva.

Voglio crescere e tentare di costruire un mondo migliore. Crescere sul serio, insomma.

Voi?

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Riflessioni e azioni concrete

Don Pino, parroco di Rosarno, oggi (da Repubblica.it): "Vedo finalmente questa chiesa piena, sono contento che moltissimi tra voi sono tornati. Ma vedo anche che manca qualcuno. Lo vedete anche voi. Non c'è John. Vi ricordate di lui? Veniva ogni domenica". I bambini annuiscono. I genitori, dietro, restano in silenzio. Tesi e consapevoli. "Mancano anche Christian, Luarent. E Didou, il piccolo Didou. Mancano i suoi genitori. Erano come voi, con la pelle più scura, venivano dall'Africa. Non ci sono perché li hanno cacciati".

E per l'occasione, dato che la Rete è fulminea, vado a iscrivermi a questo gruppo:
http://www.facebook.com/group.php?gid=208029527639

È ora di finirla con l'ipocrisia dei razzisti che viene spacciata per "situazione insostenibile".
Non c'è niente d'insostenibile, se si lavora concretamente per l'integrazione.
Bravo Don Pino! E bravi tutti coloro che il 1° marzo faranno sentire la loro voce. Che gli italiani chiusi nelle loro case dorate, che vorrebbero vedere una pura razza italiana guardando fuori dalle finestre, si sentano perduti. Il Paese che loro vogliono non esiste più da tempo.
Anche perché, ragazzi, è ora che le nostre pance belle piene comincino a pagare un tributo di gratitudine ai poveri del mondo, sulle cui spalle siamo ingrassati e continuiamo a ingrassare. Non sarà il minimo accoglierli e trattarli da esseri umani quali sono?

Se no, se vincerà una società che li isola (lasciamo stare chi li prende a bastonate: quelli sono delinquenti, io sto parlando alla gente comune), allora dovrà anche prepararsi a un futuro molto, molto fosco. Al mondo non c'è spazio per chi mette la testa sotto la sabbia.
La globalizzazione è questo. Cosa credevano che fosse, conquistare nuovi mercati per arricchirsi ancora di più, mentre gli altri muoiono di fame? Ebbene, sembrava così, all'inizio. Ma chi, come me, ne era sconcertato, aveva già capito che l'equilibrio stava per essere spezzato.

È ora di pagare, signori. Accogliendo, compartendo, unendoci per costruire un futuro migliore.
Chi non lotterà per i diritti degli extracomunitari, pensando che non schierarsi è la cosa migliore, si ricordi questo: un giorno capirete che la vita va vissuta, non schivata.

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08 gennaio 2010

Ogni tanto una buona notizia.

Come da titolo.

http://www.unita.it/news/sociale/93403/primo_marzo_il_giorno_senza_immigrati

Mi spiace solo che io non possa scioperare con loro!

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07 gennaio 2010

Da un uomo pesante, ma pensante.

È ora che ci mettiamo d'accordo su cosa significa parlare di scrittura.
Uno come me, che tenta di analizzarne i processi, partendo dal personale - e da cosa, sennò? -, viene spesso ritenuto pesante. Non ci credete? Niente di più semplice, basta che vi facciate un giro in Rete. Va bene, lo accetto. Non cambio impostazione, però, perché il mio approccio alla scrittura è soprattutto analitico. (Ciò che mi sorprende è che spesso non lo sia per gli altri...) Di contro i più apprezzati sono coloro i quali "fanno spettacolo", in qualsiasi senso la si voglia intendere.
Intrattenimento, intrattenimento, intrattenimento. Questa è la regola, anzi, direi la legge per attrarre lettori e sostenitori. Il modo giusto è fare gli spiritosi, crearsi il personaggio, essere sbruffoni, cafoni, arroganti, virtualmente folli, menefreghisti e qualunquisti e, dulcis in fundo, poste queste basi, cominciare a tirarsela sul serio e non soltanto tra le righe, come si è fatto per tutto il tempo.
Tutto questo cosa c'entra con la scrittura e i suoi processi? Non lo capisco. C'entra con il personaggio scrittore, non con la scrittura.
In ogni caso, come ho sempre detto da un certo momento in poi (dalla fine del 2005), meglio pochi ma buoni.

Più uno scalpita, più mi sembra affetto da una cronica insicurezza. Non bisogna commettere l'errore di confondere la sicumera con la sicurezza di sé. È proprio il contrario, infatti. Chi ha le idee chiare, non ha problemi a tacere su mille e mille questioni marginali (e a volte su alcune che marginali non sono, per una questione d'amor proprio).
Contano i fatti - e, capiamoci, non i fatti procurati da altri. Gli autori producono fatti di un solo tipo: romanzi (o racconti) nella loro madrelingua. Tutto il resto è frutto d'altro. (Certo, certo, dico questo perché non sono mai stato tradotto. Continuate a pensare che sia uno sciocco inconsapevole che mente a se stesso senz'accorgersene: così mi fate il favore di sottovalutarmi.)

Va detta un'altra cosa chiaramente, infatti: c'è qualcuno che pensa di meritarsi il titolo di scrittore con il proprio blog (e c'è chi, per fortuna, no). O con i propri interventi in Rete. Il massimo che si può concedere un autore in quanto autore è un'intervista. Quello è l'unico fuori dalle righe che c'entra con ciò che vuole essere considerato - e se lo è o meno è tutto un altro discorso.
Personalmente sono stato molto presente in Rete: forum, blog, sito personale, interviste e quant'altro. Ma non ho mai pensato che tutto questo mi rendesse uno scrittore. Ho soltanto il gusto del dialogo, ma ho scoperto che il suo retrogusto amaro - le diatribe, le incomprensioni, gli scontri e gli attacchi gratuiti - me l'hanno reso molto meno digeribile. I miei fatti, perciò, sono soltanto quattro: la mia trilogia d'esordio e un romanzo singolo. Non ne ho altri. Forse si può aggiungere la rubrica "Un nuovo mondo", scritta per me, prima ancora che per Fantasy Magazine; ma, devo essere sincero, quello era un modo per raggiungere il dialogo (cosa riuscita appieno, nonostante la puntuale comparsa dei soliti imbecilli), non un fatto vero e proprio. Parlava dei fatti, non era un fatto in sé. Quindi escludiamolo.
In conclusione, dal 2005 non produco fatti. Quindi, diciamo dal 2006, non sono più uno scrittore.

Ora, qualcuno dovrebbe spiegarmi perché do ancora così tanto fastidio. Sono successe molte cose, in Rete, che mi hanno portato a questa riflessione finale: do fastidio perché non mi faccio incantare dalla cartapesta e dai lustrini. Non è vero che la Rete permette il camuffamento più della vita reale: gli attori si riconoscono subito, basta essersi preso qualche bastonata strada facendo e, credetemi, certi approcci e certe furberie si comprendono al volo. In caso contrario, basta un secondo per prendersi un altro schiaffo e capire che si ha a che fare con un manesco, più che con uno scrittore o più che con un lettore.
Sono stato evitato in molti modi (pestifero d'un Andrea D'Angelo! :). Allo stesso tempo sono stato avvicinato in molti modi, molti dei quali nauseanti. (Là fuori, okay? Ci siamo capiti? O siete sinceri, o statevene alla larga, soprattutto voi "scrittori" dei miei coglioni. E sapete bene che sto parlando con voi.) Sull'altra sponda del fiume, chi ha la mia stima lo sa e sa che mi ritengo fortunato di avere un dialogo con lui: mi sento all'altezza, ma quasi sempre un pochino più in basso. Mi insegnate molte cose.

Tutto questo per dire una cosa lampante: sono fiero che su questo blog passino persone che hanno una certa idea del dialogo. Sono poche? Oh, ma sono tutte buone, buonissime. Teste pensanti, che non si sono scordate cosa sia il rispetto del pensiero altrui. Ormai qualsiasi volgarità e brutalità verbale viene giustificata con un "un confronto che non sia acceso non è un confronto", che è una visione piuttosto triste delle capacità di comunicazione umane.
Quindi, con grande pesantezza, quasi ricercando la pesantezza per distinguersi dagli attori, vado avanti, ragazzi. Male non può farmi.

Anche perché, vi chiedo, non sarà più pesante l'ironia a tutti i costi, la leggerezza autoimposta? A me sembrano entrambe sottolineare ancor di più quanto sul serio si prendano certe persone. Io mi prendo sul serio, sì, ma non più di quanto leggete qui (e non mi sembra di essere mai stato chiuso al dialogo. Quindi, quanto sul serio mi prendo? Se c'è un momento per dire la vostra e spezzarmi è questo! :) ). C'è chi invece fa capriole, scrive pezzi a effetto, blandisce chi deve blandire, si ammanta di una vena di follia artistica... tutto nel disperato tentativo di non far emergere la propria reale pesantezza d'arrivista.

Guardate, a me la vita sorride. Quest'anno mi sono sposato ed è stato davvero un evento indimenticabile, soprattutto per l'atmosfera che si respirava e per i moltissimi gesti d'affetto che hanno commosso sia Mariacarolina che me. Non è una cosa che si scorda facilmente. Sono felicemente sposato con una donna meravigliosa, dunque, e sto per partire all'avventura verso chissà quali lidi (forse la Costa Rica... che schifo, ah? :). In aggiunta ho una porta aperta all'Editrice Nord - cosa che mi garantisce di essere preso in considerazione ed è quanto basta, non chiedo di più (per ora) - e ho instaurato un dialogo stimolante con lettori e scrittori che stimo. È molto di più di quanto mi aspettassi quando cominciai.
Ora, chi me lo fa fare a perdere tutto questo per rincorrere chissà quali geni della letteratura mondiale? Io sono qui. Chi vuole dialogare nel rispetto con me trova la porta aperta.

E tutti gli altri?
Mi spiace, io non sono mai stato capace di vendermi - specie per ciò che non sono.

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